Cdp, l’anno “1” di Costamagna (e Gallia)

costamagnaslider3Il bilancio in chiaroscuro dei primi 12 mesi dei vertici nominati da Renzi. Manca ancora una politica industriale.

 

 

ROMA – Il vertice della “nuova” Cassa depositi e prestiti ha festeggiato il suo primo anno di governance. A spegnere la candelina c’erano il presidente Claudio Costamagna e l’amministratore delegato Fabio Gallia. Non c’era invece il padrone di casa, quel ministro dell’Economia che possiede il 75% di Cdp e che in realtà conta come il due di coppe.

La verità è che ormai la Cassa è largamente autonoma e in breve tempo si è trasformata nell’unica vera leva di comando dell’economia italiana, avendo ricevuto dal governo e dai poteri forti che l’accompagnano una licenza in bianco per sostenere lo sviluppo economico del Paese. In che direzione e con quali obiettivi generali quella leva viene usata non è ancora chiaro, ma i segni premonitori, secondo alcuni, sono inequivocabili.

Qualche giorno fa il demiurgo della Cdp, Costamagna, con una punta di falsa modestia così descriveva la sua mission: “Il nostro mestiere è quello di promuovere iniziative, impacchettarle nella giusta maniera e poi attrarre investitori ovvero capitali perchè in Italia c’è domanda ma non c’è abbastanza offerta su infrastrutture, real estate e società industriali quotate in Borsa”. In fondo ha sempre fatto questo mestiere in tutta la sua vita e questo sa fare, in maniera peraltro eccellente.

Milanese, sessantenne, bocconiano, così anni fa un acuto osservatore già descriveva Costamagna: “Grande conoscenza del mondo bancario, frequentato per ben diciotto anni da merchant banker fino alla responsabilità europea della Goldman Sachs. Ottimi amici nel mondo delle finanza, dell’ industria, della politica. Una gran voglia di lavorare con una certa autonomia sfruttando sia l’ enorme patrimonio di conoscenze acquisito che il tessuto di relazioni disponibile”.

Aggiungeteci la neo moglie Alberica Brivio Sforza – appena entrata in JP Morgan Private Banking per seguire i clienti super ricchi, dopo un lungo tirocinio in Bnl e la fondazione insieme ad altri della Sator di Matteo Arpe – nonchè il suo numero due (che sulla carta, in qualità di amministratore delegato di Cdp, dovrebbe essere il numero uno) Fabio Gallia, ex direttore generale di Bnl Paribas ed ex capo di Alberica, e avrete una grande famiglia allargata nelle cui mani il governo ha messo sostanzialmente le sorti del nostro Paese.

Con la crisi che continua a devastare il nostro sistema industriale, la fuga degli imprenditori grandi e medi inseguiti dal fisco e dalla burocrazia e l’austerity che prosciuga le risorse finanziarie al sistema, qualche malalingua sostiene che dare a Costamagna da gestire centinaia di miliardi del risparmio postale equivale più o meno a nominare Dracula presidente dell’Avis o, direbbe Bersani, far tosare la pecora dal lupo.

A guardare le partecipazioni della Cassa depositi e prestiti (vedi tabella allegata) già oggi viene una piccola vertigine. Come è possibile che una SpA di diritto privato, sia pure posseduta dal ministero dell’Economia, possa detenere e gestire un pezzo così grosso del nostro sistema economico? La trovata “geniale” sta proprio nella realizzazione di un veicolo esterno alla P.A. capace di fare e disfare quanto necessario allo sviluppo economico senza pesare sulle finanze pubbliche, già esauste.

“Ma la Cdp non sarà un nuovo Iri”, si è affrettato ad affermare il ministro Padoan per esorcizzare i fantasmi che una maggiore presenza dello Stato nell’economia potrebbe evocare. “L’Italia sta entrando in una nuova fase, che io ritengo fortemente positiva: lo Stato con strumenti di mercato interviene per far crescere l’economia – ha spiegato il ministro, che dimostra di aver imparato la lezione dello storytelling – Il paragone con l’Iri è una curiosità storica, ma con Cdp si aggiungono strumenti che servono allo sviluppo del Paese”.

In verità anche il vecchio Istituto per la ricostruzione industriale sostenne (e come!) lo sviluppo del Paese dopo la grande crisi del ’29. Sotto la guida di uomini probi e capaci come, tra i tanti, Alberto Beneduce, Leopoldo Piccardi, Giuseppe Paratore, Pietro Sette, o Romano Prodi, l’Iri arrivò ad essere la più grande conglomerata industriale, fuori dagli Stati Uniti. Prima del suo inglorioso crepuscolo sul finire del secolo scorso, per quanto grande e potente fosse diventato, fu sempre soggetto ad un ministero ad hoc che ne esercitava il controllo e dettava l’indirizzo politico.

Oggi invece la politica ha abdicato completamente. “Con la nuova Cdp targata Gallia-Costamagna – racconta Padoan – entriamo in una nuova fase. A fare da spartiacque, oltre al ricambio dei vertici voluto da Palazzo Chigi (che pare stia riflettendo proprio in queste settimane sulla bontà della scelta), c’è il nuovo status che la banca ha acquisito con l’ultima legge di stabilità, quello di Istituto Nazionale di Promozione, che permetterà alla Cassa di attrarre almeno 100 miliardi, oltre ai 160 che ci si attende di mettere in campo, tra fondi nazionali ed esteri, pubblici e privati.

Per farci che cosa? Questa è la domanda che ha cominciato a circolare anche nei corridoi di Palazzo Chigi. Nel librone del nuovo piano industriale c’è di tutto e di più intorno ai quattro assi principali di sviluppo: la pubblica amministrazione, le infrastrutture, le imprese e gli immobili. Si va dall’Ilva (Cdp possiede il 44,5% di AcciaItalia, in cordata con Arvedi e Del Vecchio, per comprare il gruppo di Taranto), all’aumento di capitale di 3 miliardi mediante il conferimento da parte del Tesoro del 35% di Poste «che ci consentirà di avere 1,5 miliardi in più da investire, oltre ai dividendi che Poste produrrà dal 2016 in poi»; dal fondo Atlante in cui, oltre ai 500 milioni già stanziati, se ne potrebbero aggiungere altri per favorire la gestione delle sofferenze bancarie, alla realizzazione di nuove carceri e cittadelle giudiziarie con circa 450 milioni di investimenti previsti in 5 anni. Ma c’è anche il 12,5 di Saipem che Cdp ha acquistato dall’Eni, definito da molti ”il granchio del secolo”.

L’obiettivo per il 2016 è quello di portare a casa 17 miliardi di nuovi impieghi. In un organismo spossato come il nostro sistema economico un’iniezione di investimenti di questa portata dovrebbe essere uno shock ad alto tasso di adrenalina. Peccato che per il momento non ci sia nessuna reazione.

 

Partecipazioni ed investimenti della Cdp

•    Fintecna S.p.A. (100%)
•    SACE S.p.A. (100%)
•    CDP Reti S.r.l. (59%)
o    Terna S.p.A. (30%)
o    Snam S.p.A. (29%)
•    Fondo Strategico Italiano S.p.A. (rinominato Cdp Equity SpA) (80%)
o    Ansaldo Energia – 44,8%
o    Metroweb – 46,2%
o    Saipem S.p.A – 12,5%
•    FSI Investimenti – 77,12%
o    IQ Made in Italy Investment Company – 50%
•    Inalca – 28.4%
o    Kedrion – 25%
o    Rocco Forte Hotels – 23%
o    SIA S.p.A. – 49,9%
o    Trevi S.p.A. – 16,9%
o    Valvitalia – 49,5%
•    F2I Fondi Italiani per le Infrastrutture SGR S.p.A. (F2i) (15,99%)
o    Enel Rete Gas – 85.1%
o    2I Gas – 100%
o    G6 Rete Gas – 100%
o    F2i Rete Idrica Italiana – 100%
o    Mediterranea delle Acque – 40%
o    Rete idrica Parma – 40%
o    F2i Aeroporti – 100%
o    F2i Sistema Aeroportuale Campano – 100%
o    GESAC – 70%
o    Software Design – 54%
o    SEA- 35.7%
o    SAGAT – 69.3%
o    Infracis – 26.3%
o    Metroweb (già F2i Reti TLC) – 53.8%
o    Metroweb – 87.5%
o    Saster Net – 85%
o    F2i Energie Rinnovabili – 100%
o    Alerion Clean Power – 15.7%
o    HFV – 49.8%
•    CDP Immobiliare S.r.l. (100%)
•    CDP Investimenti SGR S.p.A. (70%)
•    CDP Gas S.r.l. (100%)
•    Simest S.p.A. (76%)
•    Europrogetti & Finanza S.p.A. (31,80%)
•    Fondo Italiano d’Investimento SGR S.p.A. (12,5%)
•    Istituto per il credito sportivo (21,62%)
•    Sistema Iniziative Locali S.p.A. (11,9%)
•    ENI S.p.A. (26,37%)
•    Poste Italiane  (35%) in arrivo

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