Cannabis, ‘fumata’ bianca o nera?

cannabispiccola45Il testo, presentato da Giachetti, arriva a Montecitorio. Opinione pubblica divisa tra favorevoli e contrari.

ROMA – Cannabis sì o cannabis no? Liberalizzata o no? Solo per uso terapeutico o anche per autoconsumo? Sono questi gli interrogativi che oggi sono quasi più celebri dell’essere o non essere shakespeariano. La legalizzazione della cannabis è all’esame dell’aula di Montecitorio, per la prima volta… ed è già polemica.

Sostenuto da 221 parlamentari, il testo è stato presentato da Roberto Giachetti (Pd) e contiene le “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”. Prevede la coltivazione per uso personale fino a 5 piante di sesso femminile, mentre per la detenzione il tetto massimo è di 5 grammi all’esterno, innalzabili a 15 grammi in casa. Restano proibiti e puniti lo spaccio e il consumo. Il commercio è consentito in regime di monopolio statale per la coltivazione delle piante, preparazione e vendita al dettaglio.
Quella della legalizzazione della cannabis è una battaglia di cui si parla da tempo immemorabile e che, come ogni cosa, divide in due l’opinione pubblica: i favorevoli e i contrari. Ma ad essere divisa in due è anche l’opinione degli esperti. Proponiamo ora diversi pareri, così che siate voi stessi a farvi un’idea.

Rita Bernardini, che ha raccolto l’eredità di Marco Pannella, porta avanti con determinazione la campagna per la legalizzazione della sostanza: “È una battaglia storica dei Radicali il cui senso è molto semplice, regolamentare significa governare un fenomeno che oggi è governato dalla mafia”.

Contrario, invece, è Antonio Tinelli, coordinatore comitato sociale San Patrignano: “Con la legalizzazione aumenterà la diffusione e la presenza di criminalità organizzata dedita a questo spaccio. Del resto in Italia questo lo abbiamo già visto in un altro settore. Nel gioco d’azzardo. Il 90% della crescita nella diffusione della problematica del gioco d’azzardo è avvenuta negli ultimi 4 anni, lì dove si è liberalizzato. Spesso chi, in un modo o nell’altro, agisce in prima linea nel segmento economico è la criminalità organizzata, ad esempio truccando le slot machine”.

Sull’uso terapeutico della cannabis si era espresso anche lo psichiatra Paolo Crepet: “Io non prenderei un aereo con un pilota che si è fatto quattro canne. Del resto, avrei paura anche ad andare in autostrada sapendo che ci possono essere dei camion o auto con persone che hanno ‘fumato’. Credo che ci sia un pericolo oggettivo anche perché chi dice che la cannabis non fa niente allora mi deve spiegare perché la compra”.

Per il suo collega Alessandro Meluzzi, invece, vale questo ragionamento: “Il mercato andrà verso sostanze più pericolose dove si sposterà chi, ritenendo di non poter più trasgredire con una sostanza coltivabile in casa e consumabile liberamente, andrà verso il crack o la cocaina, per non parlare delle pillole di evasione. Dal punto di vista del mercato della mafia mi sembra dunque una notizia semmai positiva”.

Da non dimenticare è l’intervista a Carmelo Palma, coordinatore del progetto di legge presentato dall’intergruppo “cannabis legale”, che aveva spiegato il testo Giachetti e i suoi obiettivi: “In Italia esiste un mercato stimato mediamente intorno ai 7 miliardi di euro, ci sono circa 4 milioni di consumatori regolari di cannabis nel nostro Paese. Il mercato legalizzato non estingue di per sé la possibilità che a margine del mercato legale vi sia un’attività illegale, ma crea una situazione nuova. Un mercato legale che mette ai margini il provvedimento. Dunque la proposta di legge ha un duplice obiettivo: impedire che 7 miliardi di euro diventino profitto dei criminali e impedire che 4 milioni di persone diventino merce di organizzazioni criminali”.

In merito alla droga in questione, c’è un articolo della rivista Lancet  contenente uno studio per il quale anche un uso minimo di canapa indiana – anche un solo spinello – aumenta del 41% il rischio di esser vittime di malattia psicotiche come la schizofrenia. Per i consumatori abituali, questo rischio sale a una percentuale che va dal 50 al 200%, dicono i ricercatori britannici, Theresa Moore (Università di Bristol) e Stanley Zammit (Università di Cardiff).

I due hanno passato in rassegna i 35 studi più recenti sull’argomento, osservando il legame tra marijuana e stati psicotici e notando ‘un aumento importante dei casi di psicosi tra le persone che usano questa sostanza’. I ricercatori non escludono che ci siano altre spiegazioni per questo aumento delle patologie tra i consumatori di hascisc, ‘ma, malgrado le incertezze, il pubblico deve essere informato su questa droga molto diffusa’.

Lancet, nel suo editoriale, ricorda un suo commento pubblicato nel 1995 nel quale sosteneva che non c’erano rischi, neanche a lungo termine, legati al fumo della cannabis: “Ma i lavori pubblicati da allora portano a concludere che la cannabis accresce il rischio di malattie psicotiche. Il governo dovrebbe investire in campagne d’educazione lunghe ed efficaci sui rischi che la cannabis presenta per la salute”.

Oltretutto, il tipo più recente di cannabis – detta skunk in inglese – ha una potenza molte volte superiore ai tipi che si fumavano, ad esempio, negli anni Ottanta: questo ha portato nei mesi scorsi l’Independent a rivedere la sua posizione sulla depenalizzazione di questo stupefacente.

Quella sulla legalizzazione della cannabis sarà probabilmente l’ultima battaglia parlamentare prima della pausa estiva. Ma in questo calderone in cui cuociono insieme i “sì” e i “no”, per ora l’unica certezza è data dalle scintille tra le forze politiche in campo, che spesso decidono senza conoscere.

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