Il basso profilo del Vaticano sulla Turchia

pietroparolinslider1Il precedente del genocidio degli armeni. Il Segretario di Stato: “Sviluppi negativi. Preoccupazione per tutti”.

ROMA – Massima prudenza del Vaticano nei confronti della Turchia. Il rischio di incidenti diplomatici è infatti altissimo e lo si è visto anche durante l’ultima visita in Armenia in cui Papa Francesco, riferendosi allo sterminio del 1915, ha usato la parola “genocidio” ricevendo le critiche immediate da parte del vicepremier turco Nurettin Canlikli che ha bollato la parole del Pontefice come “molto spiacevoli” e indice di una “mentalità delle Crociate”.

Ecco perché, questa volta, da Oltretevere si preferisce il “low profile” limitandosi a sottolineare preoccupazione, senza entrare nel dettaglio di quanto sta accadendo sulle rive del Bosforo. “Sviluppi negativi e fonte di preoccupazione per tutti”, così il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, commenta la situazione in Turchia, dopo il fallito colpo di stato della scorsa settimana e la reazione del presidente Recep Tayyip Erdogan contro gli oppositori.

La Chiesa cattolica e la comunità internazionale sono in tensione per capire come l’escalation della repressione contro la libertà personale di ogni cittadino turco possa essere contrastata e fermata: “La tensione sta aumentando nel mondo e le tensioni non sono una buona precondizione per affrontare e risolvere i problemi. Questa è fonte di preoccupazione per tutti. Speriamo che la saggezza e l’umanità prevalgano e aiutino le persone a cercare e a trovare le soluzioni giuste”.

Sentito dall’agenzia Sir della Cei, l’arcivescovo latino di Smirne, mons. Lorenzo Piretto, ha spiegato lo stato d’animo della popolazione cattolica locale: “Siamo sereni, ma anche un po’ inquieti per lo sviluppo della situazione. Aspettiamo l’esito degli eventi, i punti interrogativi non mancano”.

A esprimere preoccupazione è anche il vicario apostolico di Istanbul, mons. Rubén Tierrablanca Gonzalez, che parla di “tempi difficili da comprendere. Siamo confusi, la situazione di tensione lascia la gente scossa. Questo clima genera aggressioni e violenza. In situazioni del genere capita anche che ci sia chi si sente autorizzato a danneggiare anche le chiese, come quella di don Andrea Santoro a Trabzon e a Malatya”.

Che la prudenza sia quanto mai d’obbligo data la fluidità della situazione lo dimostrano anche le parole successive del vicario, quando ricorda che “come Chiesa siamo chiamati a vivere quotidianamente il dialogo, la vicinanza, la fraternità e la riconciliazione. Questo è il migliore servizio che possiamo rendere alla Turchia”.

E la conferma che questa sia la strada giusta lo dimostrano anche le parole del cardinale Jean-Louis Tauran, diplomatico di carriera, per molti anni in Segreteria di Stato e ora presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso: “Non voglio entrare nell’ambito politico, perché non rientra nelle mie competenze. Ma avere intrapreso la strada della repressione rende più difficile per la Turchia essere un ponte tra Oriente e Occidente e un partner nel dialogo interreligioso. Penso, però, che dovremo aspettare l’evolversi degli eventi”, ha detto Tauran a Radio Vaticana.

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