Simest, il boccone amaro di Parmacotto

parmacottoslider3Disposto sequestro preventivo di 11 milioni investiti nel capitale della società. Interrogazione di Crippa.

ROMA – Il 4 luglio scorso la Guardia di finanza di Parma, dopo una lunga indagine, ha disposto il sequestro preventivo di 11 milioni di euro dai conti del gruppo Parmacotto, azienda italiana leader nel settore dell’agroalimentare. Si ipotizza il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, praticata tramite artifici contabili, false attestazioni e conseguente falsificazione di un bilancio annuale d’esercizio.

11 milioni rappresentano esattamente l’investimento che cinque anni fa la Simest, la società pubblica per lo sviluppo e la promozione delle imprese italiane all’estero, fece acquistando azioni della Parmacotto per sostenere la sua espansione negli USA, Francia e Germania dove puntava a consolidare la propria presenza.

Investimento temerario? Due diligence approssimativa? Certo è che dopo neppure due anni – come ricorda in una sua interrogazione il deputato 5 Stelle Davide Crippa – il rappresentante di Simest nel cda del gruppo si rifiutò di approvare il bilancio 2013, “in quanto non sufficientemente chiari i dati in esso esposti, anche alla luce dei risultati sorprendentemente negativi che emergono dallo stesso, nonché per quanto scritto nella relazione degli amministratori circa la insussistenza/inveridicità di poste di bilancio anche negli anni precedenti”. Poste che evidentemente dovevano essere sfuggite agli amministratori di Simest che avevano deliberato l’investimento.

Nella risposta all’interrogazione di Crippa, il ministero dello Sviluppo economico si giustifica ricordando che “il bilancio consolidato del gruppo Parmacotto Spa al 31 dicembre 2010 (ultimo disponibile prima dell’ingresso di Simest nel capitale Parmacotto Spa), certificato dalla società di revisione, non faceva emergere difficoltà finanziarie del gruppo. Tre anni dopo invece il bilancio evidenziava una perdita complessiva di euro 75,1 milioni e la società di revisione non è stata in grado di esprimere il proprio giudizio su tale bilancio.

Poi la situazione è precipitata e a giugno scorso il Tribunale di Parma ha ammesso Parmacotto Spa alla procedura di concordato preventivo in continuità e Simest ha espresso il proprio voto favorevole alla proposta di concordato. Sulla base della ricostruzione effettuata dalla Procura della Repubblica di Parma è emerso che la “Società ha redatto per anni bilanci falsi attraverso l’utilizzo sistematico di artifici contabili”.

L’on. Crippa chiede al ministro “quali iniziative intenda adottare al fine di assicurare la continuità aziendale e verificare che le procedure di concessione di liquidità gestite da Simest siano state corrette”. Il fatto che la società stia per costituirsi parte civile e che siano in corso analisi sulla situazione produttiva, non esime comunque la società e gli organi di controllo da un esame approfondito del proprio operato.

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