Anche l’Aeronautica vuole una legge speciale

aeronauticaslider3Dopo quella navale, anche le altre armi premono per finanziamenti adeguati. La richiesta sempre più pressante.

ROMA – Perché solo la Marina Militare deve avere una legge finanziaria ad hoc da cui pescare ogni anno le risorse necessarie per il rinnovo della flotta? Perché anche le altre armi non possono pianificare (e finanziare) progetti di medio lungo termine per l’acquisto di nuovi armamenti tecnologicamente avanzati? E infine che cosa si aspetta ad aumentare il budget della difesa dallo striminzito 0,9% al 2% del Pil, come ci chiedono insistentemente i partner europei, tanto più dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione?

Le lobby degli armamenti sono all’attacco e in Parlamento piovono progetti di legge, interrogazioni e mozioni per aumentare e sostituire un parco mezzi obiettivamente vecchiotto. L’ex capo di Stato Maggiore della Marina, amm. De Giorgi, in questo è stato un campione. Il suo capolavoro resta la legge navale che ha stanziato 1.000 miliardi di euro per l’ammodernamento dell’intera flotta, per la felicità di Fincantieri e del suo ceo Giuseppe Bono.

Ora anche gli altri si sono fatti furbi e lo Stato Maggiore dell’Aeronautica (spalleggiato dalla Finmeccanica di Moretti, che in questo momento di fatturato calante ne ha estremo bisogno) ha presentato la propria “lista della spesa” per mantenere il passo con gli alleati europei, in vista di una (per ora ipotetica) maggiore integrazione fra le forze armate della Ue. Sotto questo cappello, l’aviazione chiede al governo – e per esso al ministero dello Sviluppo economico che in questo caso funge da ufficiale pagatore – quasi 800 milioni per interventi considerati indispensabili per mantenere gli attuali livelli di sicurezza interna e di capacità tattica per le missioni all’estero.

Il grosso della richiesta – al netto dei 90 cacciabombardieri F35 già acquistati per 9 miliardi di euro – è rappresentato dal programma (costo 546,8 milioni in 13 anni) relativo all’acquisto di 45 caccia Alenia Aermacchi (gruppo Leonardo-Finmeccanica-) modello M-345 HET (High Efficiency Trainer). 30 di questi addestratori saranno destinati alla scuola di volo di Galatina e una quindicina alle Frecce Tricolori. 

Per ottenere la fornitura la Difesa ricorre al vecchio trucchetto di gonfiare un po’ i numeri. Nella richiesta avanzata in Parlamento, infatti, il ministero di via XX Settembre dichiara che i nuovi aerei sono necessari per rimpiazzare 137 vecchi MB-339, mentre in realtà oggi i mezzi operativi per l’addestramento sono in tutto non più di 72: 14 della pattuglia acrobatica, 30 per l’addestramento basico e 28 per l’addestramento pre-operativo, ma questi ultimi sono già stati rimpiazzati con 18 nuovissimi M-346 Master costati 660 milioni. Quindi una sostituzione alla pari, 45 vecchi MB-339 vanno in pensione nei prossimi anni e altrettanti M-345 vengono acquistati dalla Alenia Aermacchi.

L’altro pezzo forte del programma aeronautico (costo 237,4 milioni in dieci anni) riguarda l’acquisto di una nuova versione dei missili Aster prodotti dal consorzio europeo Eurosam (Mbda Italia, di cui fa parte Leonardo-Finmeccanica, Mbda Francia e Thales). I nuovo sistemi d’arma superficie-aria sono destinati alle batterie antiaeree terrestri (Samp/t) e navali (Saam e Paams). A giudizio degli esperti sarebbe questa l’occasione per impegnare almeno la Difesa a smettere di buttar via denaro (finora 800 milioni di euro) nell’insensato programma missilistico alternativo italo-americano-tedesco Meads (Medium extended air defense system), sviluppato da Lockheed Martin, Mbda Germania e Mbda Italia, abbandonato dagli stessi americani nel 2010, portato avanti dalla Bundeswehr e dalla Difesa italiana, che ogni anno rinvia la decisione gettando al vento qualche altro milione di euro.

Se dunque il budget della Difesa dovesse aumentare, sia pure gradualmente, al 2% del nostro prodotto interno lordo ci sarebbe davvero da far festa per le nostre imprese degli armamenti. In attesa che ciò accada, diciamocelo, non è che lo Stato, nonostante la crisi, abbia fatto mancare il suo sostegno. Dopo gli Eurofighter (21 miliardi), l’ammodernamento dei Tornado (1,2 miliardi), i caccia M-346 (660 milioni), gli elicotteri Nh-90 (4 miliardi), i missili Fsaf (1,7 miliardi), i blindati Freccia (4,1 miliardi), i blindati Orso (120 milioni), la portaerei Cavour (1,4 miliardi), le fregate Orizzonte (1,5 miliardi) e quelle Fremm (6 miliardi), i sommergibili U-212 (1,9 miliardi) e la Legge Navale (5,4 miliardi), ora si chiedono altri 784 milioni per nuovi missili e aerei militari.
Premono intanto alla cassa del Mise altre probabili richieste, come i nuovi carri armati da combattimento Centauro 2 (Iveco-Oto Melara), i nuovi elicotteri da attacco della AgustaWestland (Leonardo-Finmeccanica) per rimpiazzare i Mangusta, più sistemi elettronici e di cyber war sempre più sofisticati. Dicono i militari: “Se volete la botte piena (la sicurezza assoluta dentro le frontiere) e la moglie ubriaca (le missioni di peacekiping all’estero), siamo pure disposti ad assicurarvelo, però ci dovete dare i mezzi adeguati per soddisfarvi).

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