Ex Fiera di Roma, scaduti i termini concessi dal Tar

fieradiromaslider3430 giorni scaduti. Se il Campidoglio non prende una decisione sulla vendita, si rischia un commissariamento ad acta.

 

ROMA – I trenta giorni di tempo concessi dal Tar del Lazio al Campidoglio per decidere le sorti della Fiera di Roma sono scaduti sabato scorso. Il 22 giugno, infatti, il Tar del Lazio aveva concesso un mese al Comune per prendere posizione circa il provvedimento che deve essere trasmessa alla Regione Lazio. Se nelle prossime ore la delibera sulla vendita dell’ex polo sulla Cristoforo Colombo non dovesse partire dagli uffici capitolini per la Regione, il rischio potrebbe essere quello dell’arrivo di un commissario ad acta. Sarebbe questo il risultato di una richiesta al Tar direttamente da Investimenti spa, la società che controlla Fiera Roma, partecipata da Camera di commercio, Regione Lazio e Comune di Roma, che lo scorso aprile è ricorsa alla giustizia amministrativa contro la mancata prosecuzione dell’iter da parte del Campidoglio (all’epoca commissariato).

Approvato dall’assemblea capitolina esattamente un anno fa, il testo della delibera doveva passare alla Regione e poi di nuovo in Campidoglio per la ratifica finale. Ma la brusca interruzione dell’amministrazione Marino e il conseguente commissariamento di Roma Capitale non hanno permesso la prosecuzione dell’iter. Anzi, è stato proprio il commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, a decidere di non inviare la delibera alla Regione perchè riteneva l’invio un atto politico fuori dall’ordinaria amministrazione.

La nuova Fiera di Roma si è ritrovata così sull’orlo del fallimento che solo la vendita dei vecchi capannoni sulla Colombo potrebbe scongiurare. Ecco perchè a rivolgersi al Tar sono stati proprio i vertici di Investimenti spa che si sono mossi contro l'”immobilismo” del Comune di Roma.

I giudici di via Flaminia hanno stabilito che “Roma Capitale provveda (entro e non oltre il 23 luglio) a pronunciarsi sulle osservazioni ai fini dell’ulteriore corso del procedimento”. Tra i motivi che hanno spinto la sezione seconda quater a stringere i tempi, le “apprezzabili ragioni di danno in capo alla società ricorrente”, ricordando espressamente “l’evidente stato di crisi” della Fiera di Roma, dimostrato anche dalla procedura di concordato preventivo aperta al Tribunale Fallimentare di Roma, oltre alla ristrutturazione del debito che Fiera ha con Unicredit, a cui è legata proprio la vendita dell’ex polo fieristico sulla Cristoforo Colombo. La camera di consiglio del Tar è stata fissata per il 4 ottobre.

La palla dunque resta in mano al Campidoglio nel pieno del passaggio tra la gestione commissariale e la nuova amministrazione Raggi. Un’anticipazione si era avuta da Paolo Berdini, prima ancora di essere nominato ufficialmente assessore all’urbanistica di Roma Capitale, che aveva promesso che “la delibera sulla valorizzazione della ex Fiera di Roma la guardiamo, con grande attenzione. Se è tutto pronto va in Regione. La politica non si intromette”. E sui tempi, Berdini precisava con accenti pilateschi: “Lo faremo nei nuovi termini stabiliti dal Tar per la chiusura del concordato. Ma non sono io che trasmetto, attenzione, sono gli uffici. C’è una assoluta autonomia, quindi loro domani mattina possono trasmettere”.

“Da più di un anno – ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, Guido Fabiani – il Consiglio Comunale di Roma ha approvato la delibera per consentire la valorizzazione del sito dell’ex Fiera sulla via Cristoforo Colombo; sito che, voglio ricordare, è di proprietà di Investimenti Spa, partecipata da Camera di Commercio di Roma, Roma Capitale e Regione Lazio. Quella delibera, che rappresenta l’unica possibilità concreta per evitare il fallimento e avviare il rilancio della nuova Fiera di Roma, continua a non essere inviata alla Regione Lazio, in vista della sua approvazione definitiva e ciò è francamente incomprensibile.

“Nel pieno rispetto delle funzioni di ciascuno – ha concluso l’assessore Fabiani – ribadiamo l’esigenza assoluta di adempiere agli atti necessari per l’invio della delibera in Regione, presupposto inderogabile per avviare quel risanamento finanziario senza il quale non è possibile garantire alcun futuro alla Fiera di Roma.”

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