Roma, sequestrati beni per 450 mln: sigilli al porto di Ostia

porto-ostiapiccolaMisure di prevenzione nei confronti dell’imprenditore romano Mauro Balini. Operazione della Gdf.

ROMA – Con l’operazione “Ultima spiaggia” i finanzieri del Comando provinciale di Finanza di Roma stanno sequestrando il patrimonio aziendale e le quote societarie di 19 societa’ – di cui due di diritto inglese – legate alla gestione del porto turistico di Roma e di alcuni lidi di Ostia, 531 unità immobiliari, disponibilita’ finanziarie e altri beni mobili per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro.

Il decreto di sequestro e’ stato emesso dal Tribunale di Roma – Sezione specializzata per le misure di prevenzione nei confronti dell’imprenditore romano Mauro Balini coinvolto, in passato, in plurime indagini per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false e riciclaggio, che e’ risultato contiguo ad ambienti malavitosi operanti sul litorale di Ostia e in costante collegamento con personaggi di notevole spessore criminale.

Mauro Balini non era solo uno dei maggiori imprenditori del Litorale romano, ma anche un soggetto che non aveva timore a coltivare rapporti con personaggi del crimine organizzato. E’ questo che ha portato il tribunale delle misure prevenzione ad eseguire un sequestro finalizzato alla confisca per 450 milioni di euro. I militari della Guardia di finanza, Nucleo di polizia tributaria e del Gico hanno ricostruito affari e relazioni del manager che a poco piu’ di 50 anni aveva costruito un impero partendo dalle spiagge di Ostia.

Un narcotrafficante come gestore del servizio di guardiania e sicurezza. Cleto Di Maria era ufficialmente il gestore del chiosco bar all’interno dello stabilimento ‘Hakuna Matata’, punto di riferimento della movida e del divertimento. Altro soggetto con cui Balini aveva rapporti e’ Roberto ‘Cappottone’ Giordani, finito in carcere anni fa per il tentato omicidio di un boss locale, Vito Triassi.

La sua famiglia riceveva – secondo gli inquirenti – fino a 5mila euro da Balini. Gli investigatori diretti dal colonnello Gerardo Mastrodomenico hanno cosi’ definito il quadro delle contestazioni. Il tribunale ha ritenuto Balini pericoloso socialmente perché vive di proventi di attivita’ delittuose. Il noto imprenditore ha ottenuto una serie di finanziamenti per alcune sue attivita’ che poi lo stesso destinava ad altri “lidi”. Il risultato di oggi – ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Prestipino – e’ frutto di una ricostruzione di 12 anni di investigazione.

Il nome di Balini era saltato fuori anche in ‘Mafia Capitale’ quando erano stati segnalati i rapporti con Luca Gramazio il progetto di ampliamento del Porto di Ostia sostenuto a forza di mazzette. I finanzieri hanno sequestrato un patrimonio mobiliare e immobiliare, del valore stimato di circa 450 milioni di euro. A carico di Balini nel 2015 erano scattate le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilita’ di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di valori.

Dalle intercettazioni telefoniche eseguite a suo tempo e’ emerso che proprio dal mondo degli affari “nella fase dell’ipotizzato rinnovo, per la riforma normativa, degli assetti concessori, che proviene il riscontro delle egemonie di strada createsi in Ostia: inesistenti i Triassi; preoccupati del futuro i gestori gia’ operanti, quali Giacometti, legato a Balini, e collegato agli epigoni della Magliana; decisi all’investimento, e alla creazione sistematica di societa’ strumentali a consentire l’accesso all’affare, siccome fornite di pertinente licenza, i clan emergenti, ossia i Fasciani e gli Spada”. E’ stato sequestrato – si sottolinea – il patrimonio aziendale e relativi beni di 12 societa’ di capitali; il patrimonio aziendale e relativi beni di  2 societa’ estere. Sigilli anche ad una impresa individuale ed a quote societarie di 4 persone giuridiche. Bloccate anche 531 unita’ immobiliari; 11 auto/motoveicoli; 1 imbarcazione; rapporti finanziari, per un valore complessivo di stima di circa 450 milioni di euro.

Gli inquirenti hanno ricostruito una “vera e propria ‘carriera criminale’ di Balini che si e’ snodata per oltre un decennio, attraverso la commissione di una serie enorme di delitti (fatturazioni per operazioni inesistenti, bancarotte, appropriazioni indebite, intestazioni fittizie, ricettazioni, riciclaggi, reimpieghi, corruzione) commessi attraverso la predisposizione di una struttura e un apparato organizzativo stabile e destinato a durare per un tempo indefinito”.

I giudici del tribunale di Roma, collegio delle misure di prevenzione, ricordano ogni passaggio di Mauro Balini, del padre Roberto e dello zio Vittorio. Tra la dozzina di persone oggetto di verifiche ci sono i parenti, i collaboratori piu’ stretti, ma anche i commercialisti, la rete di riferimento. La cronaca di Ostia indica che Vittorio Balini e’ stato bagnino al Kursaal prima di entrare nel mondo dell’imprenditoria e dei diritti cinematografici. E’ questo l’ambito che lo colloca anche in relazione alla nascente societa’ televisiva di Silvio Berlusconi.

Ed il nome del leader del centrodestra e’ emerso anche nei versamenti, perfettamente regolari, “non sospetti” che lo stesso Balini junior ha fatto e che sono stati verificati dagli esperti del Gico. Al pari dei 40mila euro per Sabina Beganovic, meglio nota come ‘ape regina’ e piu’ volte citata nell’inchiesta pugliese sulle cene eleganti del Cavaliere. Il mondo di relazioni di Balini e’ tutto scandito nel provvedimento di oltre 100 pagine del tribunale. Si ricorda anche la connessione con il generale della Gdf Emilio Spaziante e che era gia’ venuta fuori in occasione dell’ordinanza di custodia cautelare nel luglio dello scorso anno. Il passaggio sull’alto ufficiale e’ vicino al progetto di ampliamento del porto di Ostia. Balini per molte delle contestazioni e’ ancora in “fase di indagine”. L’impero che pero’ si affacciava sul mare di Roma e’ tutto in un vortice di carta bollata.

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