Stress test, una trappola per le banche?

bceslider43Fiato sospeso fino a stasera per i risultati degli esami. Anche se negati a parole, inevitabili riflessi diretti sui mercati. Le incaute dichiarazioni del presidente dell’Autorità bancaria europea

 

ROMA – La suspence durerà fino a stasera alle 22 quando saranno resi noti i risultati degli stress test condotti dall’Authority bancaria europea (Eba). Sotto la lente degli occhiuti “vigilantes” di Francoforte, com’è noto, ci sono le 51 più grandi banche europee, tra cui le 5 big italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi e Banco Popolare.

Ad accrescere l’incertezza è anche la concomitante attesa per la “sentenza” del Supervisory Board della Vigilanza unica sul piano per Montepaschi, che da una progettazione iniziale centrata su un intervento pubblico a condizioni di mercato, si starebbe trasformando in un piano tutto privato che prevederebbe un ruolo importante di Jp Morgan nell’assorbimento della zavorra delle sofferenze e nella conseguente ricapitalizzazione
Fino a stasera comunque l’attesa rimarrà carica di tensione spasmodica, come a scuola il giorno degli esami. Chi sarà promosso e chi bocciato, se ci saranno gli esami di riparazione, come giudicheranno i risultati dei test i giudici supremi della Vigilanza unica che dovranno prescrivere la cura per i rimandati?

Uno che di banche se ne intende, come Angelo De Mattia, scuola Banca d’Italia, stamattina fa giustizia di tutte le chiacchiere a vanvera di questi giorni. “Si continua a ripetere che i test non sono un esercizio con promossi e bocciati e non portano meccanicamente alla richiesta di dotazioni aggiuntive di capitale. Ma è così arduo capire che la semplice informazione sui risultati delle prove, compiute con bilanci statici e sulla base di scenari decisamente improbabili, orienta comunque il mercato e le valutazioni?”

Il paradosso è che, nel tentativo (maldestro) di allentare la tensione della vigilia, il presidente dell’Autorità bancaria europea, l’italiano Andrea Enria, combina una bella frittata. Da un’intervista rilasciata ieri infatti il primo responsabile dei test si lascia prendere la mano e rilascia incautamente dichiarazioni che non solo anticipano in qualche misura il risultato degli esami, ma li caricano di responsabilità che invece per altra via si vogliono esorcizzare.

Affermare che il punto vero del test è “capire quali sono i punti di debolezza del sistema bancario europeo, che a mio modo di vedere sono sostanzialmente la qualità degli attivi e la bassa redditività”, è cosa ben diversa dal sostenere che si tratta soltanto di simulazioni non direttamente influenti sul livello di capitalizzazione delle banche. Per di più esprimere questo tipo di giudizi in un momento di grande volatilità dei mercati, secondo Enria “aiuta il mercato a distinguere tra banche che possono avere dei profili di debolezza da banche che invece non hanno problemi”. Ma non era stato detto che gli stress test non avevano riflessi diretti sull’andamento dei titoli bancari?
Per quanto riguarda in particolare gli istituti di credito italiani, il verdetto di Francoforte è già scritto e il presidente dell’Eba se lo lascia sfuggire.

“Il tasso dei crediti deteriorati sul totale degli attivi è del 5,7% a livello europeo e 16,6 a livello italiano. Il return on equity (in pratica la redditività) è 5,8% a livello europeo e 3,3 a livello italiano. Il coefficiente di patrimonializzazione è 13,4% a livello europeo e 11,4% in Italia”. La conclusione di Enria – alla faccia del ministro Padoan che sparge ottimismo a piene mani – non può che essere che “tutti stanno facendo progressi, mentre le banche italiane sono in media più deboli soprattutto sul fronte della qualità degli attivi”.

Molti convengono oramai sul fatto che è stato un grave errore aver trasferito a Francoforte parti consistenti della vigilanza nazionale e averlo fatto non applicando il Trattato Ue, con i suoi precisi paletti, ma facendo leva su un accordo intergovernativo, con la conseguenza che la crisi ha messo subito in evidenza i limiti istituzionali, funzionali, organizzativi ed operativi dell’Eba. Ora non resta che fare in modo che gli stress test, nati come strumenti limitati, ma potenzialmente utili, divengano tossine funzionali solo alla speculazione nei mercati.

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