Renzi privilegia alcuni giudici e irrita il Colle

Csm_al_lavoroIl governo proroga la pensione per i vertici dell’ordine giudiziario. Csm e Mattarella: “O vale per tutti o niente”.

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato per decreto urgente la proroga del pensionamento per un gruppetto di super magistrati ai vertici della Suprema Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dell’Avvocatura dello Stato. I beneficiari non sono complessivamente più di una quarantina. Tra questi ci sono il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, il presidente aggiunto Renato Rordorf, il procuratore generale Pasquale Ciccolo e Antonio Segreto, presidente del Tribunale Superiore delle acque pubbliche. Se fosse equiparato a un magistrato di Cassazione, beneficerebbe del cadeau renziano anche il procuratore antimafia Franco Roberti.

A proposito di Canzio, si ricorda che l’alto magistrato aveva già beneficiato della proroga nel 2015, grazie alla quale aveva potuto concorrere alla poltrona di presidente della Cassazione, poi puntualmente aggiudicatagli, nonostante avesse già raggiunto abbondantemente l’età della pensione. Quella di ieri è la terza proroga del governo che riguarda i magistrati, ma questa volta il sospetto che si sia trattato di una norma ad personam appare più che fondato.

Dal momento che il decreto approvato dal Consiglio dei ministri vale per i magistrati di Cassazione con incarichi direttivi che non abbiano compiuto 72 anni al 31 dicembre 2016. Canzio, notare la coincidenza, li compirà il primo gennaio 2017. Se, invece, come aveva chiesto l’Anm, il governo avesse stabilito la pensione a 72 anni per tutti i magistrati, Canzio non sarebbe rientrato tra i beneficiari.

D’altronde la giustificazione formale di un provvedimento ad alto rischio di incostituzionalità per quanto riguarda la Cassazione è che si vuole “assicurare la continuità negli incarichi”, anche in ragione “dell’elevato contenzioso ivi pendente”. L’affermazione appare paradossale perché cade proprio negli stessi giorni in cui tribunali e procure della Repubblica denunciano a gran voce il collasso imminente per carenze di organico.

Nelle scorse settimane il presidente della Repubblica, nonché presidente del Consiglio superiore della magistratura, Sergio Mattarella, aveva fatto sapere, con la discrezione che gli è propria, di essere contrario al provvedimento di proroga così come concepito dal governo e aveva chiesto di procedere diversamente. L’ostinazione di Renzi nel favorire il vertice dell’ordine giudiziario viene letta da alcuni come un’insolente sfida al capo dello Stato.

Ma non è solo Mattarella ad essere irritato con il governo. un decreto smaccatamente discriminatorio non poteva che fare infuriare tutti i magistrati. E infatti il pollice verso contro il Cdm è riuscito nel miracolo di mettere d’accordo le varie correnti delle toghe e ha fatto dire all’Associazione nazionale che si tratta di un provvedimento “improvvisato che non rende un servizio alla giustizia”.

L’ampio e autorevole fronte di opposizione mette ancora in discussione il provvedimento di proroga. Per essere effettivo infatti deve essere firmato dal presidente Mattarella e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro 60 giorni. Poi deve tornare in Parlamento per la ratifica finale. C’è tempo in abbondanza per qualsiasi ribaltone o conflitto istituzionale.

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