La giunta Raggi sull’orlo del collasso

virginiaraggiaslider90Dopo le dimissioni in serie si cerca di tappare i buchi più importanti. Non sono escluse altre fughe di emulazione.

ROMA – “The day after” il terremoto delle dimissioni a catena di ieri, c’è un’apparente calma piatta stamattina in Campidoglio. Dalle stanze della Sindaca e dei suoi più stretti collaboratori non esce una parola o un comunicato. Quello che più inquieta i militanti del Movimento 5S è che neppure dal blog del leader maximo ci sono commenti o diktat per come riparare i danni, non solo d’immagine, che la giunta Raggi è riuscita a fare in due mesi.

Ma dietro le porte chiuse invece è in atto una frenetica “ammuina”. C’è chi sta cercando, in pieno delirio, i nomi di possibili sostituti dei “magnifici 5” dimissionari, secondo l’ordine perentorio impartito ieri dal vice presidente della Camera, Luigi Di Maio: “Entro domani voglio sul mio tavolo i nomi di candidati specchiati e competenti”. C’è il minidirettorio romano che praticamente è in connessione continua per cercare di uscire dal tunnel politico in cui la giunta è precipitata. E c’è chi, tra gli assessori più vicini a Minenna, sta pensando alle dimissioni.

E poi c’è il capitolo delle aziende partecipate rimaste prive non solo dell’assessore di riferimento, ma dell’intero vertice manageriale. Il passo indietro infatti compiuto dai vertici di Atac – l’amministratore unico Armando Brandolese e il direttore generale Marco e Rettighieri, scelti pochi mesi dal commissario Frongia – e dal numero uno di Ama Alessandro Solidoro, nominato addirittura dalla giunta pentastellata un mese fa, aprono una falla nei servizi essenziali alla città che sarà difficilissimo riparare, almeno in tempi brevi.

Cominciano intanto a filtrare i primi gossip su quanto accaduto ieri, come sempre quando scoppiano all’improvviso fulmini (apparentemente) a ciel sereno. In realtà le dimissioni di Minenna e di Raineri covavano da settimane dopo gli scontri che c’erano stati con gli altri due pezzi da novanta dello staff del sindaco, Salvatore Romeo (capo della segreteria politica della Raggi) e Raffaele Marra, vicecapo di gabinetto (cioè vice della Raineri). Già i rispettivi “atti di nascita” denunciavano una natura molto differente. Assessore e capo di gabinetto infatti erano stati scelti dai vertici nazionali del M5s per dare solidità alla giunta. Gli altri due invece potevano vantare una stretta vicinanza alla Raggi e al suo vice, Daniele Frongia.

Tra Minenna e Marra (ex collaboratore di Gianni Alemanno) si è verificato più di uno scontro. L’ultimo è stato proprio sulla Raineri. Fonti interne al Movimento, sostiene l’AdnKronos, sostengono che “sarebbe stato proprio Marra a istruire la pratica per la richiesta di parere all’Anac” sul contratto del capo di gabinetto. Il sospetto è che sia “stata istruita in modo da far saltare deliberatamente la magistrata”. La quale avrebbe solo giocato d’anticipo presentando le dimissioni.

Ora è chiaro che, mentre si cerca di riparare i buchi nell’organizzazione, si apre un delicatissimo problema politico che lo stesso Grillo e Casaleggio jr. devono affrontare immediatamente. Che il trionfo elettorale di Virginia Raggi e la conseguente amministrazione della Capitale abbiano assunto fin da subito un chiaro valore simbolico e propedeutico per il governo del Paese, lo hanno riconosciuto tutti, a cominciare dal Movimento stesso. Si trattava delle prove generali della gestione del potere, quello vero.

Pur senza trarre conclusioni affrettate – come fanno ovviamente le opposizioni che si scagliano sulla preda ferita – va riconosciuto che l’esperienza di questi due mesi di governo della città assomiglia tanto alla performance di dilettanti allo sbaraglio. La povera Virginia, va detto, non ne ha azzeccata una. Dalla scelta del capo di gabinetto, prima individuato nell’amico Daniele Frongia, poi costretto a passare la mano a Carla Maineri che l’ha spuntata sulla rivale Daniela Morgante, sponsorizzata dall’ala M5S di Roberta Lombardi, che per questo si è dimessa dal direttorio.

Ma non è finita. La scelta di Paola Muraro come assessore all’Ambiente scatena un putiferio per i suoi trascorsi milionari come consulente strategico dell’Ama. Si attende di conoscere l’esito dell’indagine avviata dalla Procura di Roma sul conflitto di interessi per sapere se la Muraro andrà scaricata o no. E poi la querelle sui più che generosi compensi riconosciuti ai più stretti collaboratori, non ancora conclusa. Infine lo tsunami delle dimissioni seriali di ieri.

Per molto meno le giunte capitoline cadevano. Raggi per ora tiene duro: “Stiamo lavorando per individuare delle personalità di rilievo che possano contribuire al rilancio della città. Non ci fermiamo”. Spalleggiata (ma fino a quando?) dal deputato M5s e vice-presidente della Camera, Luigi Di Maio: “Tutti parlano di caos e di bufera, ma questo è solo l’inizio. Chi pensava che governare Roma sarebbe stata una passeggiata si sbagliava. Ci siamo fatti tanti nemici, il sistema dell’acqua, dei rifiuti, il no alle Olimpiadi. Ma – assicura Di Maio – noi governeremo Roma”.

Al di là della protervia di facciata, solo i prossimi giorni ci diranno se il Movimento, con l’indispensabile intervento dei capi, sarà in grado di ricompattarsi e di mettere a disposizione della Raggi una base politica e amministrativa solida per ripartire.

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