Mercati finanziari in attesa di Draghi

borsamilano1-811665Borsa in surplace con +0,3%. Pochi scambi. Prezzi stabili. Oggi la Bce decide se allungare lo shopping di titoli.

ROMA – Ore 10:50, la Borsa è in surplace con un modesto +0,3%, pochi scambi, prezzi stabili. Si aspetta la conferenza stampa della Bce, che si riunisce oggi dopo la pausa estiva per valutare la congiuntura economica dell’Unione e decidere eventuali correttivi al Quantitative easing, il programma d’acquisto di titoli arrivato a 80 miliardi al mese. Anche in Europa i mercati sono col fiato sospeso: Londra aggiunge lo 0,6%, Francoforte è invariata, mentre Parigi sale dello 0,1%.

Le previsioni per la riunione di oggi parlano di una probabile decisione della Bce di estendere la scadenza del prossimo marzo, anche se l’entrata in vigore del provvedimento potrebbe essere rimandato alla riunione di dicembre. Ci potrebbero anche essere aggiustamenti ad alcuni meccanismi tecnici, in modo da compensare la scarsità di obbligazioni da mettere in portafoglio. Si parla del possibile aumento dal 33% al 50% del valore di un’emissione che può entrare in portafoglio, o dell’annullamento del limite di rendimento negativo (fissato ora a -0,4%) sotto il quale la Bce non può acquistare titoli.

La Germania tifa per il mantenimento dello status quo, ma in supporto agli interventisti potrebbero arrivare gli aggiornamenti delle previsioni macroeconomiche dell’Eurotower, rispetto a quelle di giugno. Non saranno senz’altro miglioramenti e mostreranno quanto l’inflazione (0,2% ad agosto) sia lontana dal target vicino al 2% annuo che caratterizza il mandato della Bce. Secondo Peter Praet, membro del Direttorio della Bce, l’economia europea ha mostrato segni di “resilienza” allo shock della Brexit, ma gli indicatori sulle previsioni delle imprese hanno deluso le aspettative e la crescita tedesca mostra segni d’affaticamento.

Borse europee in lieve rialzo in attesa della Bce che, nelle attese degli economisti, non dovrebbe apportare novità di politica monetaria. In conferenza stampa il presidente, Mario Draghi, dovrebbe comunque preparare il terreno a un irrobustimento delle misure di stimolo da varare entro fine anno, compreso un prolungamento del quantitative easing oltre l’attuale scadenza, ovvero marzo 2017. Lo staff di economisti di Francoforte aggiornerà inoltre le stime trimestrali, ma non sono previste revisioni al ribasso consistenti delle stime di giugno, visto che al momento non sono disponibili abbastanza dati per valutare a pieno l’impatto della Brexit.

Invece, secondo l’analisi contenuta nel Beige Book pubblicato ieri sera dalla Fed, l’economia Usa è cresciuta a un passo modesto nei mesi di luglio e agosto, mentre ci sono scarsi segnali di pressioni salariali al di fuori della fascia del lavoro altamente specializzato. E la situazione dovrebbe rimanere tale anche nei prossimi mesi. Ieri il presidente della Fed di Richmond, Lacker, ha affermato che ci sono “forti” motivazioni a favore dell’ipotesi di un rialzo dei tassi nel meeting di questo mese.

Intanto sul fronte macro l’economia giapponese è cresciuta più del previsto nel secondo trimestre. In base ai dati rivisti, la crescita è stata dello 0,7% annualizzato contro il +0,2% della lettura preliminare e a fronte di attese per 0,0%. A livello congiunturale i dati rivisti di oggi hanno mostrato una crescita dello 0,2% contro lo 0,0% della lettura preliminare e delle stime.
Mentre le importazioni cinesi hanno mostrato un inatteso aumento ad agosto, il primo in quasi due anni. L’incremento dell’import è stato pari all’1,5% su anno, dopo 21 mesi consecutivi di contrazione tra cui il -12,5% di luglio. Le attese erano per un nuovo calo del 4,9%. Quanto alle esportazioni sono scese del 2,8% contro il -4,4% di luglio e il -4% delle attese. Il saldo di bilancia commerciale di agosto è positivo, poco sopra 52 miliardi di dollari, praticamente invariato rispetto al mese precedente.

Lo spread Btp-Bund scende a 118,6 punti con un rendimento dell’1,074% (ieri era a 120 punti con un rendimento dell’1,09%). Oggi l’Irlanda mette a disposizione 1 miliardo in titoli decennali. In attesa della Bce il cambio euro/dollaro tratta a 1,1257 da 1,1237 dell’ultima chiusura, comunque non lontano dal picco di ieri di 1,1272; euro/yen a 114,419 da 114,33.

A Piazza Affari, dove l’indice Ftse Mib staziona a quota 17.332 punti (+0,23%), Mps   sale (+3,98% a 0,2453 euro) in attesa alle 14.30 del cda sull’aggiornamento del complesso piano di ristrutturazione che prevede la dismissione delle sofferenze e un aumento di capitale. Il quadro sarà più esaustivo una volta che la proposta al mercato sarà pienamente formulata e puntellata dal nuovo piano industriale che dovrebbe essere approvato verso la fine di settembre.

Dunque per ora niente cifre. Le ipotesi sul tappeto restano sempre due. La prima quella di un aumento da 5 miliardi di euro tutto in contanti, al momento la strada più difficile considerando l’impatto iperdiluitivo per gli attuali soci del Monte. Da qui la ricerca di “anchor investors”, soggetti capaci da soli di assorbire una parte rilevante dell’impegno richiesto. Non gioca però a favore la problematica il costo del capitale della banca che orbita intorno all’11%, ampiamente sopra il rendimento del patrimonio netto tangibile.

Ma dalle prime simulazioni fatte a Rocca Salimbeni, secondo fonti di stampa, le premesse tecniche per remunerare il costo del nuovo capitale, con obiettivo 6-7% annuo ci sarebbero. Il miglioramento proviene soprattutto per due automatismi: vendere tutte le sofferenze della banca dimezzerà il costo del credito riportandolo attorno ai 70 punti base che paga in media il settore e riallineerà il costo del funding di Mps  . Il piano prevede anche la chiusura di altre filiali e il rilancio degli utili che dal 2019 potrebbero tornare ai soci in forma di dividendi.

La seconda ipotesi è la ricapitalizzazione mista, in parte con l’emissione di nuove azioni, in parte attraverso la conversione volontaria di bond subordinati in azioni e, se possibile, con la presenza sempre di “anchor investor”, chiamati però a un impegno meno gravoso rispetto alla prima ipotesi. In questo caso la conversione del debito subordinato potrebbe generare 1,5-2 miliardi di Cet1, riducendo la richiesta di denaro fresco intorno a 3-3,5 miliardi.
Quanto alla tempistica le banche del consorzio, che hanno sottoscritto solo un impegno di pre-sottoscrizione non ancora di totale garanzia sull’inoptato, vedrebbero di buon occhio il lancio dell’operazione dopo il passaggio referendario sulla riforma costituzionale, annunciato tra il 15 di novembre e il 5 dicembre.

Tuttavia, secondo altre fonti di stampa, l’aumento di capitale potrebbe essere rinviato al 2017. Attualmente la banca dovrebbe approvare il piano industriale il 26 settembre e poi convocare l’assemblea a metà ottobre. “Crediamo che, se rinviato all’inizio del 2017, sia possibile che l’aumento di capitale di Mps   si sovrapponga all’aumento di capitale di Unicredit  , aumentando il rischio di esecuzione dell’operazione”, osservano gli analisti di Banca Imi che sul titolo Mps   confermano il rating hold (target price in revisione).

Intanto stamani Morgan Stanley ha alzato il rating su Mps   da underweight a equal weight. La stessa banca d’affari è intervenuta sul Banco Popolare   (+0,68% a 2,38 euro) alzando il target price da 2,30 a 2,40 euro (rating equal weight confermato). Tra l’altro dovrebbe arrivare già oggi il via libera del consiglio direttivo della Bce alla fusione con Bpm   (+1,39% a 0,3939 euro), che ratifica il parere favorevole già dato dal supervisory board.

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