Referendum, indignazione per l’ “invito” di Goldman Sachs

claudiocostamagnaslider4In un suo rapporto la grande banca americana disegna scenari drammatici nel caso in cui dovesse vincere il no.

ROMA – Il fuoco di sbarramento l’aveva già aperto giorni fa la banca americana JP Morgan (guidata in Italia dall’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli), che si faceva paladina di urgenti riforme dei “sistemi politici della periferia meridionale instaurati in seguito alla caduta di dittature, con le costituzioni che mostrano una forte influenza delle idee socialiste, caratterizzate da tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo”.

Oggi entra in campo la “corazzata” Goldman Sachs, che in uno specifico rapporto fa il suo endorsement a favore della riforma di Matteo Renzi. La grande banca d’investimento si dice preoccupata di un’eventuale vittoria dei no al referendum costituzionale italiano:‘Se al referendum in Italia vincerà il fronte del ‘No’ la probabilità di una ricapitalizzazione di successo guidata dal mercato per le banche più deboli diminuirebbe”.

Al momento, si legge nel documento, c’è il 40% di probabilità che le proposte di modifica costituzionale vengano respinte dall’elettorato. Una percentuale ancora elevata, precisano gli analisti. La vittoria del ‘No’, avvertono ancora, “sarebbe vista come una battuta d’arresto all’impeto di riforme strutturali di cui l’Italia ha estremo bisogno per migliorare i propri risultati in termini di crescita”.

Più in dettaglio, il rapporto afferma che in caso di vittoria del “no” sarà difficile che l’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena ( in cui Goldman Sachs è coinvolta direttamente in qualità di Co-Global Coordinator e Joint Bookrunner) possa avere successo perché verosimilmente gli investitori preferiranno aspettare che il quadro politico si chiarisca, con effetti che da MontePaschi potrebbero estendersi anche ad altre banche”.

Nessuno nutriva dubbi sulla propensione politica della banca americana che non ha mai fatto mistero della totale condivisione del programma Renzi. Se mai ve ne fosse stato bisogno, i rapporti più che cordiali che intercorrono tra il premier e Claudio Costamagna, per otto anni ceo della banca Usa in Italia, starebbero lì a dimostrarli. Non a caso, appena nominato presidente del Consiglio, uno dei suoi primi provvedimenti è stato appunto quello di accompagnare alla porta della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini e nominare al suo posto proprio Costamagna, con il più ampio mandato in tema di privatizzazioni e politica industriale.

Il meno che potesse fare Goldman per ringraziare era quello di portare il suo contributo alla stabilizzazione del governo. Ma l’intrusione della banca nella politica interna italiana non ha mancato di suscitare, nella rete e non solo, reazioni aspre ed indignate. Tra tutte, quella di Elio Lannutti è una delle più risentite. “Le palesi ingerenze – si legge in un commento del presidente dell’Adusbef – delle banche di affari e dei banchieri, per condizionare le scelte politiche dei governi piegandole agli esclusivi interessi della finanza, gli stessi che hanno emesso derivati tossici per intascare stock option e premi sul denaro dal nulla, generando la crisi sistemica che dal 2007 ha ridotto sul lastrico milioni di risparmiatori, con fallimenti a catena di banche falcidiando oltre 30 milioni di posti di lavoro, sono intollerabili e devono essere respinte”.

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