Olimpiadi, un possibile piano B

malagorenzislider45444Se si avesse il coraggio di impostare un progetto di “Olimpiade diffusa” su tutto il territorio nazionale, forse si riuscirebbe a prendere più piccioni con la stessa fava

 

ROMA – La pratica “Olimpiadi” in Campidoglio è chiusa. Se fino ad ieri la sindaca e il suo “raggio magico” hanno giocato a rimpiattino tra rebus e reticenze (boh, forse, ne riparliamo……), dopo il diktat di Grillo (“Olimpiadi a Roma, no grazie”) nessuno nel Movimento oserà riparlarne. Nemmeno il povero assessore all’urbanistica Berdini il quale aveva osato dire che “se le Olimpiadi sono l’occasione per fare un progetto complessivo su Roma e lo strumento per finanziarlo possono essere le Olimpiadi, allora ben vengano”. E chissà che questa temeraria sortita non gli costi il posto nella porta girevole della giunta capitolina!

Adesso che facciamo? Per il presidente del Comitato organizzatore, Giovannino Malagò, “senza la firma del comune di Roma i Giochi Olimpici non si fanno non solo nel 2024 ma per molti quadrienni a seguire”. E’ probabile che abbia ragione, ma potrebbe anche essere un espediente per drammatizzare ancor di più la scelta che Virginia Raggi si appresta a compiere.

Più ottimista invece il presidente del Consiglio: “Se Raggi si assumerà la responsabilità di dire di ‘no’ alle Olimpiadi a Roma, l’Italia avrà un’altra candidatura per il 2028 o 2032, quando sarà”. Dopo il “niet” di Mario Monti nel 2012 e quello di Virginia Raggi oggi, obiettivamente la credibilità del nostro Paese agli occhi del Cio (Comitato internazionale olimpico) farebbe un bel salto indietro.

Ma siamo proprio sicuri che dopo il no dei quattro dilettanti allo sbaraglio di piazza Campidoglio “the olimpic game is over”? Come è possibile che a decidere di un investimento infrastrutturale da 5 miliardi e passa (di cui 1,7 a fondo perduto dal Cio) – di cui il Paese, non solo Roma, ha bisogno come il pane – sia qualche migliaio di militanti 5 Stelle che hanno espresso il loro parere nella Rete? No, non è possibile e non è giusto che la storia finisca in modo così trash.

Vediamo allora se esiste la possibilità di bypassare l’ostacolo Raggi. In realtà se ne è già parlato, ma l’errore è stato puntare sulla candidatura di un’altra città italiana. Impraticabile. E invece la soluzione – a nostro modesto avviso – potrebbe essere sotto i nostri occhi. Non una, ma tante città italiane che si candidano ad ospitare le diverse specialità olimpiche.

Il dossier messo a punto dal Comitato Montezemolo-Malagò già prevede in effetti una certa articolazione del programma: per esempio, le partite di calcio si svolgeranno in 11 città diverse, mentre Cagliari ospiterà le gare di vela. Se dunque il principio del decentramento delle discipline è pacificamente ammesso e praticato da tempo in precedenti edizioni (altri organismi internazionali, come la Fifa, hanno accettato addirittura che i mondiali di calcio del 2002 si disputassero in due nazioni diverse, Corea del Sud e Giappone), nulla impedisce di trasformare la candidatura olimpica di Roma in una candidatura dell’intero Paese.

In effetti già qualcuno nei mesi scorsi aveva suggerito sommessamente la proposta, poi caduta nel vuoto sia per il primato di Roma sia per il sospetto di mere gelosie campanilistiche. Ora invece si tratterebbe di riprendere il mano l’intero dossier e ridisegnarlo completamente spalmandolo su tutto il territorio nazionale. Le 34 discipline sportive contemplate dal programma olimpico potrebbero cioè essere diffuse in altre città italiane, in ragione della loro storia, delle loro tradizioni sportive, dell’adeguatezza dei loro impianti, delle loro capacità ricettive. E si aprirebbe una gara virtuosa per accoglierle vista la straordinaria attrattività turistica che le televisioni di tutto il mondo immancabilmente riservano all’evento olimpico.

Una vera e propria “Olimpiade diffusa” che, oltre a liberarci dal “cul de sac” in cui Grillo e compagni ci hanno cacciato, potrebbe essere l’occasione di sperimentare e presentare al mondo un modello nuovo di organizzazione dei Giochi olimpici, meno faraonico di quelli a cui siamo abituati, ma forse più adatto ai tempi che stiamo vivendo”.

Qualcuno ha già cominciato ad ipotizzare il puzzle delle location, del tipo: Milano potrebbe ospitare il ciclismo al velodromo Vigorelli o sul percorso della Milano-Sanremo; Torino e Bologna per il calcio; a Napoli già si sono disputate le regate della Coppa America; per la vela la candidatura di Cagliari è già prevista; gli incontri di pugilato si potrebbero svolgere al Pala Calafiore di Reggio Calabria; la ginnastica all’Adriatic Arena di Pesaro; la scherma a Palazzo Vecchio a Firenze, e via di questo passo tra straordinarie location e impianti rimodernati. A Roma potrebbero rimanere le cerimonie di apertura e di chiusura delle Olimpiadi, la maratona conclusiva e il brand dell’evento in quanto Capitale.

Non c’è il tempo materiale – obietta qualcuno – per un’operazione di radicale “renovation” dal momento che entro il 7 ottobre occorre presentare al Cio (Comitato internazionale olimpico) di Losanna la proposta dettagliata. Ma è il Coni stesso a non considerare il 7 ottobre come una data limite: “Non è una scadenza per l’impostazione del dossier – ha specificato Malagò – mentre lo è quella del 3 febbraio 2017, quando bisognerà avere tutte le carte in regola. Il 7 ottobre invece dovremo solo fare un click e inviare una pec”. Senza considerare che al limite il dossier potrebbe essere cambiato (come accaduto per Rio e come accadrà per Tokyo 2020) anche a candidatura vinta.

Anche i problemi tecnici derivanti dalla disaggregazione del programma non presenterebbero particolari difficoltà dal momento che le trasmissioni in streaming, l’interconnessione delle reti tv, i satelliti, la regia centralizzata per tutte le gare, sarebbero in grado di offrire in tempo reale agli operatori di tutto il mondo il materiale necessario.

In conclusione, se di fronte alla rinuncia forzata imposta dal Movimento 5 Stelle si avesse il coraggio di impostare da subito un progetto di “Olimpiade diffusa” su tutto il territorio nazionale, forse si riuscirebbe a prendere più piccioni con la stessa fava. Di sicuro si sterilizzerebbe il veto del M5S; Roma sarebbe alleggerita di un peso che sulle sue sole spalle potrebbe essere obiettivamente eccessivo; ogni città coinvolta avrebbe l’onere ma anche gli onori dell’accoglienza e dell’organizzazione; la lettera di garanzia del Comune di Roma sarebbe superata da quella del Governo per l’intero Paese; forse avremmo qualche chances in meno nell’aggiudicazione dei giochi del 2024 ma avremo dimostrato di averci provato fino in fondo con una proposta intelligente e originale. E obiettivamente, vista la situazione in cui siamo, non sarebbe poco!

 

La lista completa delle discipline olimpiche:

Atletica leggera
Badminton
Basket
Beach Volley
Bmx
Boxe
Calcio
Canoa
Ciclismo
Equitazione
Ginnastica artistica
Ginnastica dal trampolino
Ginnastica ritmica
Golf
Judo
Hockey
Lotta greco-romana
Nuoto
Nuoto sincronizzato
Pallamano
Pallanuoto
Pallavolo
Pentathlon
Rugby
Scherma
Sollevamento pesi
Taekwondo
Tennis
Tennistavolo
Tiro
Tiro con l’arco
Triathlon
Tuffi
Windsurf
Wrestling

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