Roma 2024, arriva anche il piano “C”

OLIMPIADI_sliderLe novità della presentazione del I ‘Censimento e monitoraggio degli impianti sportivi di Roma’.

ROMA – Si, no, forse. Si faranno solo se. Non si faranno senza se e senza ma. La sceneggiatura della candidatura olimpica di Roma2024 l’avrebbe potuta scrivere De Filippo e non avrebbe riscosso tanto successo quanto quello ottenuto in queste settimane dai diversi attori coinvolti.

Se il piano iniziale è tramontato già durante le due settimane del ballottaggio di giugno, il piano “b”, ossia coinvolgimento allargato ad altre città per un’edizione “diffusa” sul territorio, è durato lo spazio di qualche ora. Oggi è spuntato il piano “c”, che punta su un gioco al rialzo che potrebbe far riflettere un pochino di più l’attuale amministrazione capitolina. In occasione della presentazione alla stampa del primo ‘Censimento e monitoraggio degli impianti sportivi sul territorio della città di Roma’, commissionato tre mesi fa dal Comitato Promotore, sono uscite alcune nuove notizie.

Presentazione che una settimana fa era stata annunciata dallo stesso Comitato per il giorno 27 settembre, quando sarebbe rientrato anche Luca Pancalli, presidente del Cip attualmente a Rio de Janeiro, e invece ieri è stata anticipata di due settimane. Oggi dunque Montezemolo e Malagò, in quel che resta dello Stadio Flaminio, hanno sciorinato i numeri della ricerca (2221 impianti sportivi tra pubblici e privati, incluse le palestre scolastiche) e conseguentemente hanno rilanciato sul famigerato dossier della candidatura, quello contestato principalmente dall’Assessore all’Urbanistica Berdini e dal Presidente della Commissione Sport Angelo Diario. In sostanza, oggi è stato annunciato che in caso di candidatura e conseguente assegnazione, a Roma saranno realizzati quindici palazzetti polifunzionali in grado di ospitare durante i Giochi Olimpici gli allenamenti degli atleti. Il costo di ogni palazzetto varia dai 3 ai 3,7 milioni di euro ciascuno che sarebbero coperti dal budget stanziato per l’organizzazione dell’Olimpiade.

I palazzetti sarebbero in grado di ospitare più società di base in contemporanea e sono progettati per la pratica di più di 15 differenti tipologie di sport, oltre a presentare in dotazione impianti di produzione di energia rinnovabile in grado di abbattere i costi di gestione. Sul piatto, dunque, sono state messe strutture di cui Roma ha bisogno da anni e che sarebbero una bella eredità per i cittadini. Poi ci sarebbe il recupero del Flaminio, altrimenti a carico del Comune o, come avevo provato a fare l’ex assessore allo sport della Giunta Marino, Luca Pancalli (non è un’omonimia, è il Presidente del Cip), assegnarlo ad un imprenditore che si accollasse l’onere di ristrutturazione in cambio di una gestione pluriennale.

Ma, una volta su tutte, il presidente del Comitato Promotore, l’avvocato Luca Cordero di Montezemolo, ha ribadito che la nuova Giunta può fare tutte le osservazioni e modifiche che vuole, sempre che rientrino nelle regole Cio e poi se ne discute. Insomma, ha detto chiaramente che la palla è nelle loro mani e più di così non si può fare. “Il dossier non è il Vangelo, è la conditio sine qua non per la candidatura – ha dichiarato Montezemolo all’Ansa – Si può cambiare ma a condizione che sia in linea con le richieste del Cio e con l’Agenda2020. La forza della candidatura di Roma è il 70% degli impianti disponibili, grazie al lascito di Roma ’60 ma anche di nuovi interventi fatti successivamente. L’esempio è il Flaminio, uno stadio bellissimo al centro di Roma ma che non è agibile. Senza Olimpiadi a Roma rinnovare questo stadio sarà a carico del Comune e della Città, cioè soldi pubblici per rimetterlo a posto. Alla pari delle Vele di Calatrava: o resta questo obbrobrio quando si entra da Roma Sud oppure serve un costo per abbatterlo”.

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