E’ scomparso Carlo Azeglio Ciampi

Carlo_Azeglio_CiampiL’ex presidente della Repubblica si è spento in una clinica romana all’età di 95 anni. Cordoglio bipartisan

 

ROMA – E’ morto nella clinica romana Pio XI il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 9 dicembre. Ciampi era stato ricoverato a seguito dell’aggravarsi delle condizioni di salute. Con ogni probabilità per desiderio suo e della famiglia non ci saranno funerali di Stato. Sara’ probabilmente allestita al Senato una camera ardente aperta al pubblico, come prevede il cerimoniale per i senatori a vita come Ciampi, cui faranno seguito esequie in forma privata. 

Unità del Paese, recupero fuori dalla retorica dei simboli dell’Italia unita, dal Tricolore all’Inno di Mameli, difesa a spada tratta della Costituzione e dei suoi principi fondamentali che ‘non vanno mai toccati’, proiezione dell’Italia in una dimensione europea. Sono state queste le stelle polari di Carlo Azeglio Ciampi nel settennato al Quirinale, iniziato il 13 maggio 1999 e conclusosi il 15 maggio 2006 con il passaggio di testimone a Giorgio Napolitano. 

Decimo presidente della Repubblica Ciampi ha speso il suo mandato per rafforzare, contro ogni tentazione separatista e davanti all’esplodere di un fenomeno come quello della Lega Nord, l’unita’ del Paese e la coesione sociale. Ha richiamato in piu’ occasioni il mondo politico ‘a quel civile confronto tra le parti che e’ premessa e condizione indispensabile della saldezza delle istituzioni e quindi della salute della Repubblica’. E’ stato anche uno dei piu’ convinti sostenitori dell’euro e della costruzione europea tanto da meritare, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla citta’ tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire il progetto di un’Europa unita e pacifica. 

Il suo stile e’ stato quello di un presidente che si tiene lontano dalla bagarre politica quotidiana, che sceglie e calibra attentamente i suoi interventi, che mette sempre in cima all’agenda i temi economici per il rilancio della competitivita’ del Paese. Un Capo dello Stato che ‘inventa’, tra l’altro, una formula di viaggi all’estero che diventano vere e proprie ‘missioni’ di sostegno al made in Italy: Ciampi, dall’India alla Cina alla Turchia, e’ stato sempre accompagnato da una folta delegazione di imprenditori e di rappresentanti del mondo economico e bancario italiano. La passione per l’economia, del resto, e’ il filo rosso che attraversa tutta la sua vita di banchiere e di uomo politico. 

Nato a Livorno il 9 dicembre 1920, laureato in Lettere alla Scuola Normale di Pisa nel 1941 e poi in Giurisprudenza, Ciampi inizia fin da 1946 la carriera in Banca d’Italia, prestando inizialmente servizio presso alcune filiali. Nel 1960 viene chiamato all’amministrazione centrale della Banca d’Italia, presso il Servizio Studi, di cui assume la direzione nel luglio 1970. Segretario generale della Banca d’Italia nel 1973, vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel 1978, nell’ottobre 1979 viene nominato Governatore della Banca d’Italia e presidente dell’Ufficio Italiano Cambi, funzioni che assolve fino al 28 aprile 1993. 

Alla carriera di banchiere centrale si associa quella politica. Dall’aprile 1993 al maggio 1994 Ciampi e’ il premier che guida il governo chiamato a svolgere un compito di transizione dopo gli scandali di Tangentopoli e il referendum sulla legge elettorale. Durante la XIII legislatura e’ ministro del Tesoro nel governo Prodi (dall’aprile 1996 all’ottobre 1998) e nel governo D’Alema (dall’ottobre 1998 al maggio 1999) quando si trova a gestire il delicato passaggio dalla lira all’euro. Cambiamento che Ciampi considera epocale e scelta che durante la sua permanenza al Colle non smettera’ mai di difendere, anche davanti al crescere di correnti euroscettiche nell’opinione pubblica e nella politica italiane. L’euro resta una delle ‘stelle polari’ per Ciampi perché e’ la moneta unica che ha difeso l’Italia da perduranti e continue crisi inflazionistiche che avrebbero potuto travolgerla. 

Il 13 maggio del 1999 viene eletto, in prima votazione, decimo presidente della Repubblica Italiana con 707 voti (quasi trenta in piu’ della maggioranza richiesta di due terzi dell’assemblea) su 1.010. Un mandato pieno, un segno di unita che Ciampi terra’ sempre presente. Non a caso, nel suo discorso di insediamento, davanti alle Camere riunite, spiega che, eleggendolo, il Parlamento si e’ reso interprete della ‘pienezza di unita’ nazionale: “Io – ribadisce – mi adoperero’ per far perdurare questa significativa convergenza costituzionale creata. Una convergenza costituzionale che, nella sua specificita’, non nega, anzi presuppone il normale, vitale, netto confronto tra maggioranza e opposizione. Il senso dell’unita’ nazionale ci deve guidare nel compito primario del rafforzamento del nostro sistema politico. 

Fin dall’inizio del settennato Ciampi intraprende un vero e proprio ‘viaggio in Italia’ che lo porta a toccare, da Nord a Sud, tutte le province italiane in un itinerario simbolico di riunificazione del Paese alla luce del comune interesse nazionale. In piu’ di un’occasione e nei momenti piu’ duri degli scontri con Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, Ciampi non smette di ripetere che ‘la Costituzione e’ stata e rimane la mia bibbia civile, il testo su cui ho riflettuto in ogni momento civile’. Un riferimento che da’ anche il senso del suo modo di interpretare il mandato al Quirinale. ‘Io – ha detto nell’ultimo discorso del 25 aprile da presidente della Repubblica, nel 2006 – non sono mai stato un uomo politico ma soltanto un cittadino al servizio dello Stato -. E’ nel dettato della Costituzione che un presidente della Repubblica eletto come supremo garante delle istituzioni e delle liberta’ di tutti trova le parole illuminanti, i principi, i valori, le regole che gli indicano con chiarezza quali debbano essere le sue mansioni. 

La convivenza con Berlusconi presidente del Consiglio non e’ facile. I rapporti tra Palazzo Chigi e Palazzo del Quirinale vengono tenuti da due ‘pontieri’ esperti come il sottosegretario Gianni Letta e il segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni. Ma non mancano gli scontri soprattutto in occasione del rinvio alle Camere della legge Gasparri e di quella sull’ordinamento giudiziario. Il dossier giustizia e le tensioni tra politica e toghe, del resto, caratterizzano ampia parte del settennato. Ciampi di fronte a un’escalation di attacchi della Cdl contro i giudici traccia un confine molto netto: “Le pronunce degli organi giudiziari, di ogni ordine e grado – dice a uno degli ultimi plenum del Csm a cui partecipa – possono essere criticate anche con toni forti ma l’esercizio del diritto di critica non deve mai tradursi in prese di posizioni che possano suonare delegittimazione della magistratura”. 

Nel 2006, nonostante il pressing bipartisan di un vasto schieramento di forze politiche, non accetta la possibilita’ di un ‘bis’ spiegando che “il rinnovo di un mandato lungo, quale e’ quello settennale, mal si confa’ alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”. Un solo rammarico accompagna la conclusione del suo mandato: “Sta per concludersi il mio mandato presidenziale e devo dichiarare – dice a pochi giorni dall’elezione di Napolitano al Colle – che il mio piu’ grande rammarico e’ quello di non aver visto avviato a soluzione il problema della lentezza della giustizia in Italia che obiettivamente incide sulla credibilita’ stessa dello Stato”. Un ruolo particolare nel settennato di Ciampi l’ha giocato la firts lady, la signora Franca spesso presente agli incontri del marito in Italia e all’estero. E con idee molto precise. Famose le sue esternazioni, assolutamente fuori dal protocollo, come quella sulla ‘tv deficiente’, l’elogio dei napoletani (‘la gente del Sud e’ piu’ buona e intelligente), l’affettuosa raccomandazione a Papa Wojtyla a non ‘strapazzarsi’.

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