Il conflitto di interessi di Bondi e Arthur D. Little

mef-SLIDERL’accusa al ministro Calenda arriva dal M5s. Enrico Bondi e la società americana in diversi tavoli di lavoro al Mise

 

ROMA – Se qualcuno prova a contestare ad Enrico Bondi il dubbio dell’esistenza di un conflitto di interesse nelle sue molteplici attività professionali, lui fa spallucce. C’è abituato da sempre, da quando il vecchio Ligresti gli contestava la conduzione della Premafin, alla vendita del gruppo Parmalat, di cui era stato commissario straordinario, ai francesi di Lactalis, fino al disinvolto cambio di cappello da amministratore delegato dell’Ilva della famiglia Riva (quando Il Fatto Quotidiano gli attribuì la frase “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol”, poi ampiamente smentita) a commissario governativo dello stesso gruppo siderurgico.

Figurarsi cosa gli può importare che il sen. Gianni Girotto del Movimento 5 Stelle contesti al ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, l’utilizzo “borderline” di Enrico Bondi quale jolly per la progettazione e il coordinamento di attività ministeriali. Si dà il caso infatti che presso il Ministero di via Molise sia stato istituito un tavolo di lavoro guidato appunto da Bondi, che ha come struttura di supporto la società di consulting management americana “Arthur D. Little”, vincitrice di un bando di gara del Ministero per il supporto delle attività relative al piano per la promozione straordinaria del made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia.

Fin qui niente da dire, se non che per la stessa mission già lavorano in Italia il ministero degli Esteri, Invitalia, l’ex Ice (oggi pomposamente ribattezzata Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), la Sace. Il problema è che Calenda nel suo frenetico attivismo ha pure avviato incontri informali con i vertici di tutte queste agenzie per discutere della “razionalizzazione e ridefinizione di attività delle aziende pubbliche”. A questi incontri sono stati invitati anche i componenti del tavolo di lavoro di Bondi che si è portata appresso la Arthur D. Little.

Appare dunque più che legittima la domanda del sen. Girotto che chiede a Calenda “se risponda al vero che sono stati tenuti tali incontri e quali siano i motivi per cui la Arthur D. Little partecipa ai tavoli che riguardano il processo di riorganizzazione delle società pubbliche e a quale titolo, considerato che non risulta se vi sia stato un bando pubblico o un affidamento”. Lo stesso parlamentare vuole sapere anche “se sia stata effettuata un’indagine, al fine di valutare eventuali profili di conflitto di interessi della società rispetto alle funzioni che essa svolge per il ministero dello Sviluppo economico”.

Sarà interessante conoscere la risposta scritta del ministro all’interrogazione non solo per la vicenda in sé, ma per capire indirettamente fino a che punto quel poco che resta della nostra politica economica risulta etero diretta dalle grandi società di consulenza internazionali e/o dalle banche di investimento anglo-americane, che hanno ormai solidi capisaldi all’interno dei nostri principali centri di decisione politica ed economica.

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