C’è maretta al Gse

Gse_sliderDopo le dimissioni di uno dei tre consiglieri, l’intero Cda potrebbe decadere insieme al presidente

 

ROMA – Il consigliere di amministrazione del Gestore dei servizi energetici (Gse), Rosaria Fausta Romano, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di consigliere nel cda. La decisione di dimettersi è il primo effetto della legge Madia che prevede che i cda delle società pubbliche non debbano avere all’interno personale che vigila e controlla le società stesse. 

Dal momento che la Romano è direttore generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica al ministero per lo Sviluppo economico, le dimissioni erano dovute. Strano anzi che non siano state presentate prima dato che l’alto funzionario ricopre la duplice funzione di controllante/controllata dal 2012.

Si dà il caso che anche l’altro consigliere di amministrazione, Carlo Sica, si trovi più o meno nella stessa condizione della Romano. Avvocato dello Stato infatti, Sica è stato “prestato” al ministero dell’Economia e delle Finanze dove ricopre la funzione di capo dell’Ufficio coordinamento legislativo. Il Mise è azionista unico del GSE ed esercita i suoi diritti di azionista insieme al ministero dello Sviluppo Economico. 

Per effetto della stessa norma, quindi, anche le dimissioni di Sica sono attese da un momento all’altro. In quel caso ovviamente l’intero consiglio di amministrazione del Gse decadrebbe, trascinando con sé anche il presidente Francesco Sperandini, nominato appena un anno fa. 

Ma c’è di più. Fonti di stampa non controllate avrebbero lasciato intendere che la decisione della Romano sia stata conseguente ad uno scontro con il presidente del Gse sull’attività e l’organizzazione gestionale del Gse stesso. L’indiscrezione non risulta confermata dagli approfondimenti che Romacapitale.net ha effettuato sull’argomento.

Va considerato che dopo la forte riduzione nella concessione di nuovi incentivi alla produzione di energie rinnovabili, che hanno visto il picco di operatività del Gse negli anni 2011-2012, al gestore è venuto di fatto a mancare il principale filone di attività, ovvero la promozione dello sviluppo delle fonti sostenibili. Oggi infatti opera prevalentemente sulla gestione amministrativa degli incentivi già concessi (che hanno per la gran parte una durata ventennale) la qualifica tecnico-ingegneristica e la verifica degli impianti a fonti rinnovabili e di cogenerazione ad alto rendimento.

Da quel momento si confrontano all’interno del Gse due partiti, quelli che puntano a valorizzare le competenze e il know how acquisiti nell’esercizio delle attività istituzionali mediante consulenze e vendita di servizi energetici, non solo in Italia, e quelli che invece si attengono in maniera ortodossa al mandato assegnato dalla legge istitutiva al gestore.

Con tutti i distinguo dovuti alle differenti culture dei due personaggi, a Romacapitale.net risulta che sia il presidente Sperandini che l’ex consigliera Romano la pensassero alla stessa maniera, classificabile nella seconda corrente di pensiero, quella cosidetta conservatrice. La Romano l’ha confermato senza equivoci in quattro anni di consiglio di amministrazione. Il presidente lo sta mostrando adesso concentrando l’attività dei suoi 1200 dipendenti nella verifica degli impianti già in esercizio, nel rispetto puntuale degli impegni contrattuali, anche a costo di ridurre il perimetro operativo del Gse.

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