Povera Roma, umiliata dal suo sindaco!

Malago_slider_bisLa sindaca Raggi dice no alle Olimpiadi 2024, come le aveva ordinato Grillo. L’ultimo sgarbo al presidente del Coni, Malagò. Reazioni indignate dalle imprese e dalla maggioranza dei cittadini. La notizia fa il giro del mondo

 

ROMA – Il no alle Olimpiadi di Roma nel 2024, annunciato da Grillo, da ieri è ufficiale. Il Comune ospitante, che già aveva espresso il suo parere favorevole con il sindaco Marino, ribadito dal commissario straordinario Paolo Tronca, ha deciso di togliere la sua firma. Manca solo l’atto formale dell’Assemblea capitolina che dovrà avallare la scelta della Raggi, ma i consiglieri grillini, da buoni soldatini quali sono, ratificheranno di certo.

Sorvolando sul modo villano e irriguardoso con cui la sindaca ha chiuso la pratica, non degno della prima cittadina di una capitale come Roma, si aprono (o si chiudono a secondo dei punti di vista) alcuni scenari.

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Primo, i mezzi di informazione di tutto il mondo danno con un certo rilievo la notizia del ritiro della candidatura olimpica di Roma. Qualcuno ricorda anche, ad abundantiam, il precedente dietrofront del governo Monti. Morale: per i decenni a venire, come diceva Malagò, l’Italia non potrà più presentarsi per ospitare eventi sportivi di rilievo a livello internazionale.

Secondo, in previsione di quanto sarebbe successo, proponevamo su questo giornale la preparazione in extremis di un piano B, ovvero una “Olimpiade diffusa” su tutto il territorio nazionale. Le discipline sportive cioè contemplate dal programma olimpico potrebbero essere assegnate ad altre città italiane, in ragione della loro storia, delle loro tradizioni sportive, dell’adeguatezza dei loro impianti, delle loro capacità ricettive. E si aprirebbe una gara virtuosa per accoglierle vista la straordinaria attrattività turistica dell’evento. Consapevoli dell’eccezionalità della proposta – ma anche della sua fattibilità entro la data fatidica del 7 febbraio 2017 – eravamo stati attratti dai “goal” che si potevano realizzare: sterilizzare il veto del M5S; alleggerire Roma di un peso che sulle sue sole spalle potrebbe essere eccessivo; conferire ad ogni città coinvolta l’onere ma anche gli onori dell’accoglienza e dell’organizzazione; sostituire la lettera di garanzia del Comune di Roma con quella del Governo. 

Terzo, la revoca della candidatura rischia di costare a Roma e ai romani 20 milioni di euro, secondo il parere scritto dall’avvocato Pellegrino su incarico del Coni. “Roma non può dire allo Stato: ci ho ripensato, stavo scherzando”, ignorando che “nel giugno 2015 la città fu candidata dall’allora sindaco Marino in virtù di una mozione approvata in assemblea capitolina che lo obbligava a farlo”, e che “su questa base Roma ha chiesto allo Stato di sostenere la sua corsa, anche economicamente. Lo Stato ha quindi accettato, escludendo altre città e mettendoci dei soldi”, e “al punto in cui siamo dovrà necessariamente esigere, tramite la Corte dei conti, il rimborso di quanto speso finora”.

Quarto, chi invece rimborserà Roma dei mancati benefici che le Olimpiadi del 2024 le avrebbero portato? Secondo l’analisi del Ceis dell’Università “Tor Vergata” si sarebbero avuti benefici per le imprese per 1,7 miliardi; Pil Lazio e Roma: 9 miliardi di euro; entrate fiscali: 867 milioni; incremento pil/anno regione Lazio: + 0,4%; redditi e consumi delle famiglie: 2,9 miliardi di euro;  177 mila posti di lavoro nel periodo 2017/2023 e 90.000  nei dieci anni successivi; grazie alla costruzione del Villaggio olimpico la Capitale si sarebbe arricchita di 17 mila posti letto, per un totale di 4.250 appartamenti di 120 mq destinati a studenti dell’Università “Tor Vergata”, famiglie dei degenti del Policlinico universitario, residenti e progetti sociali.

Virginia Raggi come pensa di rifondere i cittadini romani per questi mancati guadagni materiali? E poi ci sono quelli immateriali, forse ancora più pesanti, che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva così sintetizzato: “La candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2024 è una sfida che sollecita le capacità progettuali del Paese, che ne mette alla prova visione, qualità e risorse”.

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