Rifugiati, il sistema di accoglienza collassa

immigtratiDa qui a fine anno serve un altro miliardo per garantire l’accoglienza. I dati inquietanti dell’Agenzia per i rifugiati

 

ROMA – Per i migranti si continua a campare alla giornata, inseguendo l’emergenza, senza una strategia e una visione organica del fenomeno che continua a crescere a vista d’occhio. Oggi il grido d’allarme viene dal Viminale: i soldi per l’accoglienza dei migranti sono finiti, servono 600 milioni di euro subito e altri 400 entro la fine dell’anno per evitare che il sistema collassi. 

I conti sono in rosso da aprile quando lo stanziamento di 1,1 miliardo di euro è finito e di conseguenza sono stati sospesi i pagamenti a chi gestisce i servizi all’interno dei centri di accoglienza e alle altre organizzazioni che si occupano dell’assistenza ai migranti, cioè onlus, organizzazioni umanitarie, strutture private che hanno le convenzioni con Comuni e Regioni, la  Croce Rossa. 

L’ultimatum di molte associazioni scade questa settimana, dopo di che c’è il rischio che vengano sospese le forniture e gli stranieri in attesa di sapere se la loro richiesta di asilo sarà accolta vengano «sfrattati». La procedura infatti prevede un’attesa di almeno sei mesi dopo la presentazione della domanda di asilo e in questo periodo le persone rimangono nei centri di accoglienza. Senza soldi quindi e con gli addetti ai lavori che non ricevono lo stipendio, con i nuovi arrivi che non si fermano, a dir poco almeno 20 mila migranti potrebbero rimanere fuori dalle strutture. 

In questa situazione il governo, mentre continua la litania contro l’Europa egoista senza alcun risultato, tira fuori dal cilindro un piano “rivoluzionario”: distribuire equamente su tutto il territorio nazionale la folla dei richiedenti asilo. Come se non bastassero le resistenze già manifestate dagli amministratori locali rispetto alla possibilità di mettere posti a disposizione, i ragionieri del Viminale hanno messo a punto un sistema “perfetto”.

Si pensa di distribuire due immigrati e mezzo per ogni mille abitanti, differenziando i Comuni in tre classi: fino a 2.000 abitanti, con più di 2.000 abitanti e le città metropolitane. Nel primo caso il massimo dei migranti assegnati è 5; nell’ultimo si scende a 1,5 ogni mille abitanti. E i Comuni che aderiranno volontariamente al Sistema di protezione per richiedenti asilo (Sprar) potranno assumere nuovo personale, superando il blocco attualmente vigente.

Per gestire questo illuministico piano ci si è preoccupati prima di tutto di nominare un responsabile a cui consegnare la patata bollente. Il prescelto è il presidente dell’Anci, Piero Fassino, che il ministro dell’Interno Alfano ha definito “un soggetto istituzionale fino ad oggi mio interlocutore come presidente dell’Anci. E’ persona che stimo molto, è stato leale sul tema immigrazione e, finito il mestiere all’Anci, potrebbe fare un lavoro complementare a quello che ciascuno di noi sta facendo”.

Mentre dunque i nostri responsabili giocano al risiko dei migranti, inevitabilmente destinato al fallimento, i dati resi noti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) sulla diaspora biblica fanno tremare i polsi. “Circa 65,3 milioni di persone sono state costrette alla fuga nel 2015, rispetto ai 59,5 milioni di un anno prima. Per la prima volta viene superata la soglia dei 60 milioni di persone”. Per l’Italia l’organismo dell’Onu mostra un’accentuata preoccupazione: “3.152 sono i  rifugiati e i migranti arrivati dal mare in Italia tra il 5 e l’11 settembre. Per la maggior parte sono arrivati dalla Libia, ma un numero inferiore è arrivato anche dalla Turchia. Dal 1° gennaio all’11 settembre 16.611 minori non accompagnati sono giunti in Italia via mare, rispetto ai 12.360 arrivati in tutto il 2015. Le nazionalità dei rifugiati sbarcati in Italia includono la Nigeria (19%), l’Eritrea (13%), il Sudan (7%) e il Gambia (7%). Comunque gli arrivi in Italia restano generalmente molto consistenti”.

In una prospettiva del genere le opposizioni politiche sono all’attacco. Il senatore Gasparri di Forza Italia dichiara che “il piano per disseminare in tutti gli ottomila Comuni d’Italia migliaia e migliaia di clandestini è un’autentica follia. La finta lite con l’Europa non convince nessuno. Gli chiediamo di venire subito in Parlamento per confrontarsi su questi presunti nuovi piani che non possono essere portati avanti nel disprezzo della legge e di un confronto democratico che deve coinvolgere anche i sindaci”. 

Il tema drammatico dell’immigrazione non solo ormai coinvolge l’intero Paese (l’83% degli italiani è favorevole ad un maggiore controllo delle frontiere), ma è destinato ad occupare il primo posto nella classifica delle più gravi preoccupazioni dei cittadini europei.

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