Torri dell’Eur, meno male che c’è Berdini

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Dopo la revoca del Comune, l’assessore Berdini ci ripensa e abbuona tutti gli oneri concessori

 

ROMA – La doccia gelata era arrivata a fine luglio scorso: il permesso di ricostruzione delle Torri dell’ex ministero delle Finanze all’Eur concesso alla fine del 2015 dal Comune di Roma a Telecom Italia è revocato! “La giunta di Virginia Raggi – fu la spiegazione ufficiale del dietrofront – ha revocato il permesso concesso dal predecessore Ignazio Marino alla luce delle indagini della procura capitolina sugli oneri di concessione troppo bassi versati da Alfiere, la joint venture tra Telecom e Cdp immobiliare che avrebbe dovuto costruire la nuova sede del gruppo delle telecomunicazioni. Stando a quanto emerso dall’inchiesta, Alfiere ha pagato solo 1 milione contro i 24 dovuti per ottenere in concessione i cinque edifici costruiti negli anni cinquanta per ospitare il ministero delle Finanze”. 

Su questa storia degli oneri concessori si è molto discusso e chiacchierato, con Il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone a fare la parte del piromane. Inizialmente valutati tra i 60 e gli 80 milioni (cifre pubblicate solo dal quotidiano romano e riprese dal Fatto Quotidiano) quegli oneri erano stati ridotti a 24 milioni, come se si trattasse di una riqualificazione urbana e non di una ristrutturazione privata.

Ma la Procura della Repubblica di Roma ha reputato quella cifra troppo bassa. La riqualificazione delle Torri infatti, soprannominate “Beirut” a causa dello stato di abbandono, avrebbe portato 5000 dipendenti Tim (3000 nelle torri e 2000 a via dell’Arte), senza la possibilità di realizzare le infrastrutture necessarie (come parcheggi e sottopassi stradali) proprio in mancanza di oneri adeguati.  

A quel punto, pare che l’amministratore delegato di Telecom, Flavio Cattaneo, abbia colto la palla al balzo annunciando di apprestarsi a dire addio al progetto del nuovo quartier generale previsto appunto nelle ‘Torri di Ligini’, voluto dal suo predecessore Marco Patuano e che invece a lui non  era mai andato a genio.

Per Cattaneo si trattava solo di trovare una exit strategy che non lo costringesse a pagare 180 milioni di penale per la marcia indietro. La revoca dell’autorizzazione da parte del Comune era arrivata perciò come il cacio sui maccheroni (di Cattaneo) dal momento che faceva scattare una delle condizioni sospensive del contratto, consentendo di sciogliere la joint venture tra Telecom Italia e Cassa depositi e prestiti senza alcun costo. 

Ora però siamo all’ennesimo coupe de theatre. Il Campidoglio ha cambiato un’altra volta idea e l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini ha annunciato: “Presenterò mercoledì 28 settembre una memoria di giunta, con l’obiettivo è tenere Telecom nelle Torri. Rinunciamo ai 25 milioni di oneri concessori che stanno bloccando tutto, vogliamo che Telecom rimanga”. 

Ammesso ora che la delibera vada liscia in Consiglio, si aprono alcuni problemi non secondari. C’è innanzitutto da superare il malumore del M5s che inevitabilmente verrà fuori ogni qual volta si sente odore di favore o privilegio per qualche potere forte. Il secondo problema sarà convincere Telecom a rimanere. Last but not least, non è escluso che la stessa Procura di Roma o la Corte dei conti non chiedano ragione del forte sconto concesso a Telecom.

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