Cybertech, chi c’era al Palazzo dei Congressi

Banda_larga_sliderGli esperti mondiali della sicurezza informatica riuniti. Presente anche Marco Carrai, l’amico/consulente di Renzi

 

ROMA – Cybertech 2016, l’evento che si è tenuto ieri a Roma in un blindatissimo Palazzo dei Congressi, è stato il debutto in Europa di quella che è ormai considerata una delle più rilevanti piattaforme di incontro dedicate alla cyber security. Il forum, organizzato dall’israeliana Cybertech Global Events in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica, ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti del mondo dell’industria, della ricerca e delle istituzioni.

Dal 2014, anno della prima edizione, il format è quello tipico degli eventi internazionali: tavole rotonde, conferenze, esposizioni e incontri b2b (business to business) volti alla creazione di rapporti di investimento e networking. Ci sono stati più di 50 speaker per una decina di seminari condensati in una giornata. Hanno aperto i lavori gli interventi di Mauro Moretti, ad di Leonardo, e Alessandro Pansa, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Tra i relatori, c’erano il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, il senior vice president Cybersecurity & ICT Solutions di Leonardo Andrea Campora, il direttore della divisione Security & Information Systems di Leonardo Andrea Biraghi, il ceo dell’Organizzazione europea per la Sicurezza Luigi Rebuffi, il presidente del Kaspersky Lab Eugene Kaspersky e il vicepresidente di Airbus Axel Krein e Marco Carrai, amico di Renzi e prossimo consulente di Palazzo Chigi per la sicurezza cibernetica e i big data, tra i più fotografati nell’occasione.

Ad aprire i lavori è stato l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti, che ha definito “Cybertech Europe” un’occasione europea di discussione e di promozione delle tecnologie del cyberspace. “In questo spazio mi aspetto che venga ribadita la centralità della cyber security nelle politiche dei vari paesi. Da tempo si dibatte sulla tecnologia cyber da varie prospettive: in ambito legislativo, industriale e in quello delle organizzazioni pubbliche e private interessate a proteggere i propri asset”, ha spiegato Moretti, secondo cui “spesso emerge uno scenario disomogeneo da paese a paese e fra settore e settore”, un dato che dipende anche, in alcuni casi, dai processi regolatori. “Gli stati, il settore industriale e il mondo della ricerca devono selezionare degli obiettivi cui dedicare i giusti investimenti”, ha aggiunto Moretti.

“L’industria della sicurezza si è affermata come area di prosperità e manifesta un notevole potenziale di crescita in grado di creare nuovi posti di lavoro altamente specializzati”, ha detto Moretti secondo cui la strategia di sviluppo dovrebbe essere impostata a livello globale. “Per garantire la prosperità del settore bisogna puntare a livello globale e non fermarsi al contesto europeo. Bisogna conquistare nuovi mercati internazionali e proseguire gli investimenti nella ricerca perché bisogna sempre progredire in continuazione. È necessario a livello internazionale che aumentino gli sforzi per condividere gli obiettivi, le prospettive, gli standard e le risorse”, ha detto l’amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica.

A parlare dei pericoli – e delle possibilità – che le innovazioni tecnologiche portano con sé è stato Alessandro Pansa, direttore generale del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), secondo il quale il Piano Nazionale italiano deve concentrarsi sul controllo delle proprie infrastrutture da una parte e sulla sicurezza nazionale, che può prevedere un nuovo bilanciamento tra interesse nazionale e quello privato.

Oltre alle ormai più note preoccupazioni sul furto di dati personali e finanziari, biometrici e di informazioni rilevanti sotto il profilo commerciale e strategico, su cui si devono costruire sistemi di barriere protettive virtuali, si aggiungono, ha aggiunto Pansa, preoccupazioni sull’impatto fisico che la manipolazione di software può portare. “Abbiamo già al riguardo degli esempi concreti – ha raccontato Pansa alla platea al Palazzo dei Congressi dell’Eur -, come il recente test di hacking condotto da alcuni ricercatori su modelli di automobile Tesla, che hanno mostrato vulnerabilità che, se sfruttate, avrebbero consentito ad un potenziale attaccante di prendere il controllo, tra l’altro, dei freni del veicolo. Questo test mostra, in modo concreto, come un attacco cyber possa causare danni sul piano fisico, anche in termini di feriti e, nel caso peggiore, di vittime”.

Crime-as-a-service (il crimine diventa una commodity che si compra al “supermercato”, nero, criminale) i Ransomware (la nuove edizione dell’estorsione), l’uso criminale dei dati nelle forme di truffe od estorsioni più sofisticate, le frodi nei pagamenti, che stanno velocemente sostituendo le “cartiere”, la pedopornografia online e gli abusi, l’abuso di darknet per attività illecite, il social engineering, ora rivolto anche ai vertici aziendali per frodi articolate, l’uso distorto delle valute virtuali, divenute lo strumento di pagamento degli illeciti, sono i nuovi trend del cyber crime segnalati dal rapporto IOCTA pubblicato ieri da Europol. Anche alla luce dell’aumento di questa classe di crimini virtuali, “il Paese ha ora bisogno di un progetto nazionale di Cybersecurity – spiega Pansa -, che in una nuova accezione di Sicurezza Nazionale possa confrontarsi con le nuove minacce”.

“Una delle priorità della nuova edizione del Piano Nazionale potrebbe essere l’implementazione di un laboratorio governativo dove testare i sistemi informatici prima del loro impiego nell’ambito di infrastrutture critiche, sia governative che private”, come nel caso del progetto “Hack the Pentagon”. “Tale obiettivo non può essere conseguito senza un approccio multi-stakeholder basato sulla cooperazione con il settore privato”. Una strategia così configurata, sostiene il direttore del Dis, insieme alle analisi strategiche e tattiche realizzate dal Comparto, “consentirà il perseguimento di una strategia di prevenzione onnicomprensiva”.

“Il Progetto Nazionale di Cybersecurity – ha concluso Pansa – potrà utilmente beneficiare della dotazione messa a disposizione dalla legge di stabilità per il 2016. Perché il progetto determini, come risulta ormai essenziale, un effettivo cambio di passo per la capacità di reazione del nostro Paese sarà altrettanto indispensabile che la costruzione dello stesso avvenga con il contributo delle varie componenti (pubbliche, private e della ricerca) che costituiscono la struttura portante del tessuto cyber nazionale. E tutti gli attori chiamati a dare il loro contributo dovranno intervenire con spirito indipendente, con posizioni coerenti, con una visione naturalmente rivolta al futuro, tale da porre la sicurezza nazionale al di sopra degli interessi settoriali”.

Alla conferenza era presente anche Marco Carrai, l’eterno consulente in pectore del premier Matteo Renzi proprio per la cybersecurity e i big data. Carrai è intervenuto come moderatore di un dibattito sulle start up. Nella brochure degli organizzatori – che hanno uffici a Israele e negli Stati Uniti – l’imprenditore fiorentino è presentato come presidente e cofondatore dell’azienda Cmc Labs, attiva proprio nel campo dei big data. Nello scorso maggio Renzi aveva ribadito l’intenzione di far entrare Carrai nel suo staff a Palazzo Chigi per seguire la partita della cybersecurity. In quel caso, aveva spiegato il premier, avrebbe dovuto vendere le azioni della sua società o affidarle ad un blind trust. Queste dichiarazioni non hanno finora avuto seguito.

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