Rai, stabilito il tetto agli stipendi, ma non per tutti

rairomacavallosliderLe eccezioni alla regola dei 240 mila euro. I privilegiati con bonus di 50.000 euro. I rilievi di Cantone sulle assunzioni

 

 

ROMA – Il regolamento sul limite a 240 mila euro è stato approvato all’unanimità dal consiglio di amministrazione della Rai. Evviva, finalmente una decisione coraggiosa. Sì, però si sono stabilite delle eccezioni, ma “in modo variabile e per un tempo determinato”.

Che significa lo ha spiegato la presidente Monica Maggioni ai membri della Commissione di vigilanza, per la verità un po’ attoniti. “E’ stata individuata una linea virtuosa che risponde alla natura ibrida della Rai con poche, pochissime, figure apicali con stipendi coerenti con le linee di mercato. Dire infatti che non si può mai avere un manager con uno stipendio sopra i 240 mila euro è molto pericoloso”.

In molti si sono chiesti: pericoloso per chi? Non certo per i contribuenti. Il direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, che oggi guadagna 600 mila euro annui, ha spiegato che il documento di autoregolamentazione distingue tra ruoli editoriali, “sui quali la Rai decide sostanzialmente le condizioni di mercato”, e “ruoli corporate”, di governo societario. L’obiettivo è “posizionarsi sotto il 20% del valore di mercato, con un tetto alla parte fissa delle retribuzioni di 240 mila euro più una parte variabile”.

Lo stesso direttore generale non ha mancato di esprimere la sua soddisfazione: “Ci siamo incamminati su una strada sostenibile, più attenta rispetto al passato. Certo, se un giorno il Parlamento dovesse approvare un tetto assoluto, privo di eccezioni, è ovvio che ci adegueremo alle indicazioni di legge”. Ma va??

Sono stati pure indicati i super manager per i quali le regole non varranno. Oltre naturalmente al presidente e al direttore generale, c’è il direttore del tg1 Mario Orfeo, grande professionista entrato con il centro destra e confermato dal Pd. Tra le figure corporate, che godranno di un’indennità di funzione fissa di 50 mila euro oltre al normale stipendio, troviamo il chief financial officer (Raffaele Agrusti), il chief technology officer (Valerio Zingarelli), l’amministratore delegato di Rai Pubblicità (Fabrizio Piscopo), il direttore delle risorse umane (Paolo Galletti), il direttore della comunicazione Parapini e il capo degli affari legali Cotone.

A parte i super stipendi, sotto l’incalzare dell’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone la Rai ha promesso di impegnarsi a un sempre maggiore cura nella selezione di curricula per future nomine di esterni e ritiene di dover rivalutare una sola posizione alla luce del richiamo sulle 21 nomine di esterni venuto a viale Mazzini dal “mastino” Cantone.

Nel reclutamento del responsabile per la sicurezza “abbiamo agito in maniera trasparente e abbiamo già intrapreso un percorso per difendere l’azienda”, ha detto Campo Dall’Orto parlando dei rilievi sulla figura del capo della direzione Security della Rai, Genseric Cantournet, che sarebbe stato scelto da una società guidata dal padre. “L’azienda sta prendendo molto sul serio (e vorremmo vedere il contrario, ndr) i rilievi dell’Anac. Nelle prossime riunioni del consiglio di amministrazione verranno poste in atto tutte le azioni atte a recepire le indicazioni” che verranno dal Tesoro”.

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