Quei 28 dossier dimenticati per salvare Roma

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Il piano messo a punto dall’ex assessore Minenna. Tutti gli interventi rimasti lettera morta: dai trasporti ai rifiuti

 

 

ROMA – La “mission impossible” di salvare il Comune di Roma dal fallimento poteva essere vinta. O almeno così sostiene l’ex assessore al bilancio Marcello Minenna, che aveva preparato un cronoprogramma degli interventi necessari per portare Roma fuori dal gorgo finanziario che rischia di trascinarla nel default. Quel programma dettagliato prevedeva di tappare i buchi di Atac e Ama, di fare pulizia di voci di bilancio inesistenti, di censire il patrimonio immobiliare, di aprire canali di dialogo con il Tesoro, la Cassa Depositi e Prestiti e le banche. 

L’attuazione di quegli interventi si è interrotta nel momento stesso delle dimissioni di Minenna dalla giunta Raggi, che così li motiva: “La mia permanenza lì non aveva più senso, era iniziato un regolamento di conti insensato”. Tra chi? Tra il mini direttorio romano e quelli che scalavano il Campidoglio: “Marra, Romeo, Frongia…li ho conosciuti, li ho visti. Non posso pensare che non capiscano la situazione – racconta ancora Minenna – quindi debbo pensare altro: e rilevare che in questi mesi tutta l’attività che era stata affidata a me si è risolta in una paralisi provocata da beghe e impicci. Una paralisi che – commenta amaro in privato – rischia di portare Roma nel baratro”.

Il primo punto da affrontare, secondo il dossier Minenna, era la gestione del debito. Nel cronoprogramma si prevedeva di riavviare i rapporti tecnici con il ministero dell’Economia per far acquisire a Roma gli spazi di spesa a copertura del bilancio corrente. L’inizio dell’intervento era fissato per settembre, ma la data è trascorsa inutilmente. “Eppure – racconta Minenna – le premesse erano state poste. Ci presentavamo con un progetto di finanza pubblica in pareggio anziché in dissesto, il che avrebbe permesso di avere notevoli fondi”. Il ritardo mette in forse risorse fresche per 230 milioni di euro.

All’inizio di settembre dovevano partire le azioni per recuperare 70 milioni dai capitoli di spesa  fantasma e dirottarli verso altri investimenti. “Bisognerà tornare a Palazzo Chigi – ammonisce Minenna – e da agosto ad oggi il clima politico non è certo migliorato, per cui il dialogo magari sarà più difficile”. 

Anche gli interventi per i trasporti sono rimasti lettera morta, nonostante la municipalizzata che gestisce metropolitana e bus sia uno dei capitoli più dolenti nella vita della capitale. Non è andato avanti infatti il dialogo con le banche, che serviva per varare un nuovo piano industriale e ottenere 50 milioni di finanziamenti. Senza regìa politica anche il progetto per contrastare l’evasione tariffaria, copiandolo dal modello Londra (biglietto elettronico), è svanito nel nulla.

Per la raccolta rifiuti, emergenza principale della capitale, si sono perse diverse occasioni. Il cronoprogramma prevedeva di rivedere con le banche entro novembre i contratti derivati in essere e gli interessi sul debito, che attualmente viaggiano intorno al 6-7 per cento. Argomento spinoso, l’Ama. Tanto che Minenna racconta ai suoi collaboratori di aver introdotto sul tema il metodo Consob, cioè di verbalizzare ogni incontro e protocollarlo. 

Non ha fatto passi avanti nemmeno l’operazione di recupero del patrimonio immobiliare affittato a canoni irrisori per dimenticanza o altro. La verifica doveva essere già avviata ad inizio settembre, se ne sono perse le tracce

Dulcis in fundo  il no della giunta alle olimpiadi. Ma nella giunta c’era chi aveva lavorato ad un piano B. “Niente cemento nel centro di Roma, tutti d’accordo. Ma con Berdini avevamo pensato ad un progetto che facesse realizzare le infrastrutture nelle periferie. Avremmo fatto una ri-urbanizzazione a costo zero. Niente da fare. È stata una scelta politica”.

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