Torri dell’Eur, ultimo atto

Torri_Eur_sliderTelecom rinuncia a trasferire il suo quartier generale nelle torri di Ligini. Decisiva la questione dei 24 milioni di oneri

 

ROMA – Telecom ha dato l’addio definitivo al progetto di trasferire il suo quartier generale nelle torri dell’Eur. Il cda, presieduto da Giuseppe Recchi, ha confermato la proposta dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo di esercitare il diritto a vendere il 50% di Alfiere, la società proprietaria delle torri, a Cdp Immobiliare o a un soggetto terzo indicato dalla Cassa depositi e prestiti. Sarà un advisor indipendente a stabilire il valore delle torri tenuto conto che la partecipazione è in carico per 15 milioni.

Si conclude così in maniera disonorevole l’ennesimo passo falso della giunta Raggi ai danni di Roma. Dopo tutti gli annunci e i dietrofront dell’amministrazione capitolina, l’orribile scheletro delle torri continuerà a campeggiare nello skyline dell’Eur chissà per quanti anni ancora.

Al “pasticciaccio” per la verità avevano contribuito un po’ tutte le amministrazioni degli ultimi tempi. Come questo giornale ha già illustrato diffusamente, l’autorizzazione a costruire era stata rilasciata alla Telecom dalla Giunta Marino. Poi però il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca aveva ordinato una verifica per vederci chiaro sulla legittimità delle procedure autorizzative e soprattutto sull’ammontare degli oneri concessori richiesti alla controparte.

Arriva infine Virginia Raggi e comincia subito a contestare il cambio di destinazione d’uso degli immobili e i conseguenti oneri concessori. In un crescendo granguignolesco, con l’assessore all’urbanistica che prima si dichiara disposto ad abbonare i 24 milioni di oneri poi viene richiamato all’ordine dalla sindaca, finisce che la licenza di costruzione viene revocata dopo le notizie sulle indagini della Procura di Roma che hanno coinvolto l’ex assessore all’urbanistica Giovanni Caudo.

La decisione comunale viene presa al volo dall’amministratore delegato di Telecom, Flavio Cattaneo, che non aveva mai condiviso l’acquisto deciso dal suo predecessore, e ora può disporre l’immediata attuazione del diritto previsto dagli accordi parasociali  di vendere la propria quota nella società Alfiere al partner Cdp Immobiliare.

Mentre dunque Telecom ha ripreso a cercare casa nella Capitale, Cassa depositi e prestiti se la dovrà vedere con il Comune di Roma, che ha già annunciato di non avere alcuna intenzione di rinunciare al contributo dei 24 milioni previsti. E fra i due o tre litiganti l’agonia di Roma prosegue.

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