Almaviva Contact licenzia 2.511 addetti

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Nuovo provvedimento dopo un identico accordo firmato a maggio. Delocalizzazioni e gare al massimo ribasso

ROMA – Il calvario dei call center di Almaviva continua. L’azienda ha annunciato il nuovo piano di riorganizzazione che prevede la chiusura dei call center di Roma e di Napoli e una riduzione di personale pari a 2511 persone a Roma (1666 persone) e Napoli (845 persone). 

Tutto era cominciato il 22 marzo di quest’anno  con l’annuncia di 2.900 licenziamenti. Erano seguite lunghe ed aspre trattative fra le parti, dopo di che a maggio era stato raggiunto un accordo, con la mediazione del Mise, che prevedeva il ritiro dei licenziamenti e la gestione degli esuberi con ammortizzatori sociali.

Grande soddisfazione per l’intesa raggiunta da parte dei lavoratori, dei sindacati e del governo, ma non di Almaviva che evidentemente aveva dovuto “ingoiare un rospo”. Ad appena quattro mesi di distanza dall’accordo infatti l’azienda si rimangia l’impegno e rilancia un numero di licenziamenti appena inferiore al precedente.

Le motivazioni addotte da Almaviva sono esattamente le stesse di marzo: “Viene confermato uno scenario di mercato in costante deterioramento – almeno dieci le aziende del comparto chiuse negli ultimi mesi – che rimane assoggettato ad inalterati fenomeni discorsivi. Come dimostra, nonostante chiare leggi dello Stato che rimangono inapplicate, l’incontrollato aumento delle attività delocalizzate in Paesi extra UE. Inoltre, si è certificato il perdurante andamento di gare ad evidenza pubblica bandite o aggiudicate a tariffe del tutto incompatibili con il costo del lavoro, dai casi più volte denunciati del servizio infoline del Comune di Milano e dello 060606 del Comune di Roma, fino alla recente gara per il servizio Recup della Regione Lazio con base d’asta sottostante i minimi contrattuali di qualsiasi contratto nazionale di lavoro. In tali condizioni, per quanto l’Azienda abbia onorato tutti gli impegni stabiliti, i conti economici di Almaviva Contact registrano un ulteriore peggioramento che impone l’obbligo di intervenire al fine di garantire l’equilibrio aziendale e di salvaguardare, nella misura possibile, la continuità occupazionale”.

Per la Slc Cgil si tratta di una “decisione aziendale scellerata”, in palese violazione dell’accordo sottoscritto il 31 maggio scorso. “Le motivazioni addotte dall’azienda sono palesemente pretestuose e strumentali: è evidente l’assoluta inconsistenza delle presunte inadempienze sindacali quali causa della spregiudicata determinazione aziendale – evidenzia Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil – Siamo di fronte a un’autentica provocazione nei confronti delle Organizzazioni Sindacali e del Governo, nonché di una volgare forma di intimidazione nei confronti dei lavoratori. Respingiamo con fermezza tale decisione, ribadendo che i lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo”.

Anche le altre parti chiamate in causa dal gruppo presieduto da Alberto Tripi reagiscono duramente. Per il governo parla il viceministro allo Sviluppo Teresa Bellanova: “Chiedo di non andare avanti su una strada senza sbocco, frutto di annunci che appaiono come una vera e propria provocazione mentre è in corso un delicato confronto su più fronti. Si riporti la discussione ai tavoli di confronto preposti, si lascino da parte inutili e dannosi atti ricattatori e si ritorni al buon senso e  alla responsabilità con cui invece tutte le parti devono lavorare per una soluzione condivisa e non traumatica”.

Anche la Regione Lazio, accusata direttamente da Almaviva  di condotte spregiudicate, contrattacca con il suo presidente. “Esprimo forte preoccupazione – afferma Nicola Zingaretti – e considero gravissima la decisione di Almaviva che ha annunciato la chiusura dei call center di Roma e ha aperto una procedura di licenziamento per 1.666 lavoratori. Insieme al Governo abbiamo manifestato la nostra disponibilità  a trovare strade alternative che potessero salvaguardare i livelli occupazionali dell’azienda e abbiamo messo in campo misure che sono ancora oggetto di discussione ad un tavolo ministeriale – prosegue Zingaretti – Reputo grave l’atteggiamento dell’azienda volto a utilizzare in modo strumentale i licenziamenti  per ottenere vantaggi competitivi sul mercato dei call center”. 

Ma Almaviva non ci sta e giudica  le esternazioni del presidente della Regione Lazio appaiono frutto di estemporaneità e disinformazione. “Si esprime ‘forte preoccupazione’ dopo anni di totale silenzio, e nonostante i ripetuti appelli che gli sono stati indirizzati senza esito, sulla mancata applicazione di leggi dello Stato, sulle gravi distorsioni che soffocano il settore dei call center e sulla condizione drammatica nella quale vivono da tempo imprese e lavoratori del territorio. Si rivendicano ‘misure messe in campo’ quando l’amministrazione che rappresenta si è appena distinta, con la procedura per l’assegnazione del servizio Recup, nell’alimentare la sequenza di gare pubbliche bandite o aggiudicate a tariffe inferiori al costo del lavoro previsto dal contratto di riferimento”.

L’annunciata decisione aziendale è di tale gravità da mobilitare a fondo le forze politiche. “È inaccettabile la scelta di Almaviva di chiudere gli stabilimenti di Roma e Napoli con il licenziamento di 2.511 lavoratori, dopo il lungo periodo  di contratti di solidarietà e taglio degli stipendi – dice Stefano Fassina di Sinistra Italiana – È inaccettabile anche il tentativo di scaricare  la responsabilità sui lavoratori e le rappresentanze  sindacali per presunte indisponibilità a misure di riorganizzazione  aziendale ai fini dell’incremento della produttività. Le responsabilità, oltre che dell’azienda, sono di chi continua a indire  gare e affidare servizi al massimo ribasso, purtroppo anche la Regione  Lazio e il Comune di Roma, con trattamenti economici sotto i minimi di  qualunque contratto nazionale resi possibili attraverso  delocalizzazioni extra-Ue. E le responsabilità sono anche del Governo che continua a consentire l’aggiramento delle norme nazionali. L’iniziativa dell’azienda va fermata e il Governo deve intervenire per arrivare a salvare l’occupazione. Presenteremo immediatamente una interrogazione al  Governo”.

Va giù duro anche il M5S. “Ciò che in queste ore sta accadendo ai dipendenti della società Almaviva Contact è gravissimo. L’azienda, nonostante gli impegni presi con i lavoratori, i sindacati e il ministero, ha annunciato l’apertura di una procedura di riduzione del personale, all’interno di un nuovo piano riorganizzazione aziendale”. Lo dice Gennaro Saiello, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Lavoro e Attività produttive che insieme al portavoce al Senato Sergio Puglia stanno seguendo in queste ore la vertenza.

Mercoledì prossimo al ministero dello Sviluppo economico è previsto un incontro per affrontare il nodo dei trasferimenti di circa 400 dipendenti da Palermo a Rende, in Calabria, un licenziamento mascherato dall’azienda. Sarà quello il tavolo su cui immancabilmente sarà affrontata la vicenda nel suo complesso e che, vista la gravità dell’accaduto, tutti i protagonisti del confronto dovranno scoprire le loro carte.

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