I giovani se ne vanno e arrivano i migranti

Migri_sliderForte accelerazione migratoria. I dati della Fondazione Migrantes sulla ripresa dell’emigrazione italiana

 

ROMA – Copertina di National Geographic (edizione Usa) ottobre 2016: “The New Europeans – How waves of immigrants are reshaping a continent”. Tradotto liberamente suonerebbe: “I nuovi italiani – Come le ondate di immigranti stanno riformando il Paese”. In copertina una famiglia di siriani, la stessa che compare nella nostra apertura.

8 e ½, la trasmissione di Lilli Gruber di sabato 8 ottobre. Titolo: “Migranti in arrivo, italiani in fuga”. In studio il sindaco di Catania Enzo Bianco, Dacia Maraini e Viviana Beccalossi (Fratelli d’Italia). Sul dibattito è inutile soffermarsi, da dimenticare!

Nelle 48 ore precedenti 10.313 migranti vengono tratti in salvo (è l’unico verbo politically correct ammesso, anche se l’opera di soccorso si svolge appena fuori dalle acque territoriali libiche) e sono fatti sbarcare in diversi porti siciliani. Si trovavano a bordo di 27 gommoni, 5 piccole imbarcazioni e un barcone. Alle operazioni di soccorso partecipano la Nave CP906 della Guardia Costiera, le motovedette CP302 e CP322 della Guardia Costiera di Lampedusa, una unità della Marina Militare italiana e una della Marina Militare irlandese, una unità del dispositivo Frontex, un mercantile, due rimorchiatori privati e alcune navi delle organizzazioni non governative.

Sembra, in scala, il D-Day dello sbarco in Normandia (al di là del paragone scenografico, è politically uncorrect usare il termine ‘invasione’) e invece è una ordinaria operazione di pattugliamento in mare che quotidianamente si svolge nel canale di Sicilia. Prima e dopo quel fine settimana infatti a partire da agosto e settembre, con il bel tempo, gli sbarchi superano quasi ogni giorno le 1.500 unità.

Negli stessi giorni la Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana pubblica il “Rapporto italiani nel mondo”, basato sui dati dell’Aire, l’Anagrafe italiani residenti all’estero. L’anno scorso 107.529 italiani (per un terzo di età compresa tra i 18 e i 34 anni) hanno lasciato l’Italia. Il numero è stimato per difetto dal momento che sono tanti quelli che lasciano il Paese e non si iscrivono all’Aire. La notizia ha fatto scalpore ma solo per la disattenzione generale, in quanto l’anno prima, il 2014, erano già emigrati 101.297 italiani. 

Le domande topiche allora sono: Si tratta solo di una coincidenza cronologica o c’è un nesso tra i fatti narrati? Se sì, che cosa unisce l’arrivo in massa di nuove genti da paesi e culture così diverse alla ripresa dell’emigrazione italiana dopo cinquant’anni di storia? Se no, come si spiegano i segni sempre più evidenti di una decadenza politica, culturale, umanistica, che Obama nel suo testamento di fine mandato definisce il “paradosso della storia contemporanea”?

Le risposte sono quelle sottintese nel titolo della trasmissione di Lilli Gruber? O quelle esplicite del National Geographic? O alludono invece soltanto a fenomeni che la grande depressione economica mondiale fa coincidere?

Sicuramente contengono tutte una parte di verità. Non vi è dubbio che la crisi del mercato del lavoro in Italia, indotta dal declino dell’industria manifatturiera e dalle nuove tecnologie, costringa  tanti giovani a cercare fortuna all’estero. Così come il progressivo imbarbarimento della vita sociale, di cui le cronache ci portano quotidiane conferme, appanna quei canoni di bellezza, di cultura e di “bon vivre” che il mondo ci riconosceva.

Mentre questo film scorre sotto i nostri occhi e lascia intravedere all’orizzonte un nuovo Medioevo, non solo per l’Italia, la nostra classe politica è totalmente assorbita dal vacuo dibattito sul referendum di dicembre. Temiamo che l’accorato appello del Presidente della Repubblica Mattarella affinchè “la portata epocale delle migrazioni nel Mediterraneo non sia trattata con cecità dalle classi dirigenti” sia destinato a rimanere miseramente inascoltato.

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