Riapre dopo il restauro la Galleria nazionale d’arte moderna

Gnam_sliderTime is out of joint la nuova mostra con 170 artisti. La direttrice Cristiana Collu rivendica la sua “rivoluzione”

 

ROMA – Si intitola “Time is out of joint” (Il tempo è fuori sesto), da un verso dell’Amleto di Shakespeare, la mostra con cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ha riaperto ieri al pubblico dopo la lunga e laboriosa opera di restauro.

Sono circa 500 opere di 170 artisti che vanno dalla “a” di Carla Accardi alla “zeta” di Gilberto Zorio. Si passa da grandi firme del contemporaneo come Luigi Ontani, Gianfranco Baruchello, Thomas Schütte e Joseph Kosuth a mostri sacri della pittura dell’Ottocento (Vincent van Gogh, Paul Cézanne, Gustave Courbet, Claude Monet); dagli esponenti delle avanguardie storiche (i futuristi Umberto Boccioni e Luigi Russolo, il dada Hans Arp e il cubista Georges Braque) fino ai vari Amedeo Modigliani e Gino de Dominicis, Andy Warhol e Joan Mirò.

Un progetto espositivo coraggioso che esclude deliberatamente qualsiasi criterio cronologico, accostando semmai le opere tra loro secondo assonanze tematiche e visuali. “Ci muoviamo nello spazio attraversando le sale e le opere – spiega la direttrice della Gnam Cristiana Collu – dove le immagini sono fisse, in relazione simultanea tra loro, come se fossero prequel e sequel insieme: un cinema al contrario, dove la “fotografia”, la visione ha un ruolo chiave nel cristallizzare e trattenere tensioni così fertili anche nella loro composta presenza”.

L’imperativo dunque che guida il visitatore sta nel dimenticare qualsiasi approccio logico per temi e/o autori o men che mai diacronico. “Fuori dunque la storia dell’arte intesa, appunto, come storia – concordano i critici nell’occasione – perché il nuovo allestimento ‘in forma di mostra’ rivoluziona radicalmente quanto visto finora”. La direttrice rivendica la sua “rivoluzione” che sovverte volutamente ogni regola di “impaginazione” di un museo.
Al di là dei giudizi della critica, non unanimi, tutti riconoscono il coraggio della Collu e i richi che si assunta, sia pure – fa notare Edoardo Sassi del Corsera – nel solco di una tendenza assai in voga oggi a livello internazionale (Tate Modern), che però riguarda soprattutto i musei d’arte contemporanea e la Galleria nazionale con la sua collezione non si può certo dire che lo sia.

Collocare un Fautrier accanto a un Ettore Tito, piazzare un Modigliani qua e un altro a cento metri, legare il Mare di Pascali (gran merito averlo recuperato in via permanente) all’Ercole e Lica di Canova cosa sono? Accoppiamenti giudiziosi? Soggettivismi esasperati che andrebbero ogni volta spiegati a ogni visitatore? O forse solo la volontà di fare una mostra, a tratti anche molto suggestiva, con le collezioni di un museo?
Ognuno evidentemente darà il suo giudizio, aiutato nel percorso dal Project ARM (dell’azienda ARM23), una piattaforma per dispositivi mobili, che permette agli utenti di personalizzare il tour all’interno del museo e di scegliere tra diverse opere selezionate rivoluzionando la tradizionale visita per renderla più interattiva e coinvolgente.

L’App, disponibile per Android e iOS e scaricabile gratuitamente, consente al fruitore di scansionare la singola opera con un semplice tocco e ricevere in pochi istanti informazioni testuali, audio e video in realtà aumentata, direttamente sullo schermo del proprio dispositivo. Tutti i contenuti riguardanti le opere d’arte sono originali ed editati appositamente da una redazione di studiosi in collaborazione con i curatori della Galleria Nazionale.

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