Giulio Tremonti contro la globalizzazione

Tremonti_sliderIl passaggio chiave è l’accordo sul commercio mondiale del 1994. Nel 2001 la Cina entra nell’OMC

 

ROMA – Basta con questa Europa. I popoli non ne possono più e per fortuna si stanno svegliando. Il punto chiave è il superamento e la sostituzione in particolare del ‘trattato costituzionale europeo’. E’ la proposta di Giulio Tremonti, che è stato ospite in diretta web nella redazione di Affaritaliani.it per parlare a tutto campo dell’attualità politica ed economica internazionale partendo dal suo ultimo libro “Mundus Furiosus – Il riscatto degli Stati e la fine della lunga incertezza”.

Gli ultimi 20 anni – spiega l’ex ministro dell’Economia – hanno visto un cambiamento epocale. Prima c’erano gli stati nazione, le monete nazionali e non c’era internet. Soprattutto non c’era ancora il dominio della finanza sulla vita della gente e non c’erano la globalizzazione e le grandi migrazioni.

Il passaggio chiave del cambiamento è stato – secondo Tremonti – la nascita nel 1994 a Marrakech del WTO, l’accordo sul commercio mondiale. Poi nel 2001 c’è stato l’ingresso della Cina e nel 2007 è iniziata la crisi.

Durissimo il j’accuse sul mondo del potere, non solo politico: in pochi hanno letto un libro di storia per capire cosa è successo in passato. Quando è nato il WTO c’era una quota di persone in buona fede, una che si faceva i propri interessi e una buona fetta di cretini. In particolare, Tremonti ricorda quando all’epoca molti esponenti della sinistra italiana andavano “nella City a inginocchiarsi davanti alla sala cambi”.

C’è poi stata la Brexit. E’ presto per dire come finirà ma – secondo l’ex numero uno di via XX Settembre – un referendum non può essere democratico quando l’esito fa piacere e demoniaco quando l’esito è opposto.

Questa Europa – secondo Tremonti – ci fa vivere nel terrore e a questa crisi ci sono tre soluzioni: andare avanti così, ma visto il voto dei popoli “non è un granché”; tornare agli stati nazione, ma il mondo ormai viaggia su scala globale e non è difficile soverchiare uno stato nazione; oppure – e questa è la soluzione auspicata dall’ex ministro – una confederazione di stati europei che gestisca a livello comunitario difesa e sicurezza, ma poi lasci ai singoli stati ciò che è di loro competenza. “Io firmerei per questa terza ipotesi”.

Tremonti è comunque ottimista per la reazione dei popoli. “Ci sono forti spinte contro la globalizzazione e contro l’eccesso della finanza. E quando in un paese il 30-40% di chi vota lo fa in una certa direzione bisogna tenerne conto senza liquidare questo fenomeno come populismo”.

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