Autostrade prova a vendere un pezzo della concessione

Autostrade_sliderSul mercato il 15% di Autostrade per l’Italia. Già 10 anni la stessa operazione con gli spagnoli di Abertis

 

ROMA – Atlantia, la holding della famiglia Benetton, ci riprova a vendere un pezzo della società Autostrade. “Entro poche settimane – ha detto l’ad di Atlantia, Giovanni Castellucci – arriveranno le offerte non vincolanti per la cessione del 15% di Autostrade per l’Italia”, aggiungendo che le offerte vincolanti e la firma del contratto preliminare dovrebbero avvenire a febbraio.

In realtà i Benetton avevano già provato esattamente 10 anni fa a vendere alla spagnola Abertis un pezzo del gioiello di famiglia, ma quella volta il tentativo fallì. L’allora ministro dei Lavori pubblici, Antonio Di Pietro, chiarì infatti che l’operazione non si poteva fare dal momento che “il passaggio della concessione pubblica, sulla base delle norme fissate a suo tempo per la privatizzazione, non può essere data a società dove sono presenti costruttori”. Ma c’è di più. Un anno dopo il Cipe stabilì che andavano applicate sanzioni in caso di “mancata richiesta al concedente di autorizzazione per l’esecuzione di operazioni comportanti la modifica soggettiva del concessionario” (delibera CIPE n. 39 del 15 giugno 2007).

Ma Castellucci o è di memoria corta, o confida in governi più compiacenti, inclini a chiudere un occhio quando si tratta di grandi gruppi. Così può tranquillamente affermare che “Atlantia è un player internazionale e ha sicuramente le capacità finanziarie per reperire sui mercati dei capitali le risorse necessarie. Ma fra i finanziatori oggi maggiormente interessati ad investire nel settore ci sono anche grandi fondi pensione e sovrani che vogliono investire in Italia. Di qui l’opportunità di una marcia in più, aprendo il capitale di Autostrade per l’Italia a partner internazionali per poi reinvestire maggiormente all’estero”.

E’ lecito allora domandarsi se Autostrade per l’Italia, in quanto titolare di una concessione dello Stato, ha chiesto preventivamente l’autorizzazione alla cessione di una parte del bene concesso. E, nel caso l’abbia chiesta com’era suo dovere, se gli è stata concessa, quando e da chi. E ancora se ricorda l’obbligo di trasmettere immediatamente al ministero delle Infrastrutture e all’Anas le offerte d’acquisto pervenute affinchè vengano preventivamente vagliati i requisiti degli aspiranti compratori ed esclusi conflitti d’interesse.

Se avesse dimenticato anche uno soltanto di questi passaggi Atlantia rischierebbe di cadere negli stessi errori di dieci anni fa. Ma i tempi sono cambiati e, buon per Castellucci, a Porta Pia non c’è più quel “cagnaccio” di Antonio Di Pietro. Di lui e delle sue intemperanze tutto si può dire, ma non che non avesse a cuore l’interesse pubblico. Sulle autostrade diceva: “Non si può andare avanti con un meccanismo che non prevede controlli e eventuali misure per tutelare il contribuente. Se, ad esempio, qualcuno mi dice che non sono stati fatti 3 miliardi di euro di investimenti perchè gli enti locali hanno bloccato le autorizzazioni, potrò o no avere a disposizione una qualche norma che mi consenta di dire a quel concessionario: va bene, ma i soldi nel frattempo me li devi mettere in un fondo vincolato a garanzia che questi vengano fatti?”. Erano veramente altri tempi!

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