La Ue si impunta sullo 0,1% della manovra

Palazzo_Berlaymont_Bruxelles

La lettera di richiamo della Commissione Europea contiene i rilievi sulla copertura delle spese e sugli extra costi

 

ROMA – Il braccio di ferro (o sarebbe meglio definirlo di latta) tra la Commissione europea e il progetto del bilancio italiano per il 2017 è veramente delirante e dà l’idea di quali siano i parametri di giudizio e la vision sullo sviluppo dei “ragionieri” di Bruxelles. 

E’infatti in arrivo a Roma tra oggi pomeriggio e domani mattina la lettera di richiamo sulla manovra firmata dal presidente Juncker. Formalmente si tratta di una richiesta di informazioni su alcune presunte criticità della legge di bilancio, ma in sostanza si evidenziano le modifiche richieste al governo per chiudere la partita sui conti. Le contestazioni riguardano le entrate una tantum che non garantirebbero la copertura stabile del bilancio e il deficit eccessivo causato da circostanze eccezionali, come le spese per i migranti e il terremoto, che Bruxelles con il pallottoliere in mano giudica “troppo generoso”.

Ma di che parliamo? Di un decimale di punto del deficit 2017, dal 2,3% previsto dalla finanziaria al 2,2 richiesto dalla Commissione. Si potrebbe dire, che volete che sia, in fondo si tratta solo di sottrarre alla manovra appena 1,6 miliardi di euro, mentre Bruxelles lo scorso anno ha già concesso all’Italia 19 miliardi di flessibilità e quest’anno, forzando le regole, sarebbe pronta a dare altri 15.

Bene ha fatto questa volta Renzi a sminuire il contenuto e il significato della preannunciata lettera declassata a “missiva fisiologica”, come dire una specie di atto dovuto senza alcuna conseguenza. O almeno così dice il nostro premier, mentre la Commissione non scherza affatto. Infatti da zelanti burocrati, hanno già fissato il percorso “punitivo”: prima la lettera che terrà aperta la porta a una bocciatura della manovra che tuttavia non arriverà il 31 ottobre; poi il 9 novembre la presentazione delle previsioni economiche; a metà mese l’opinione (negativa ma non irreversibile) sulla finanziaria; solo dopo Natale l’eventuale bocciatura definitiva con apertura di procedura di infrazione sui conti.

Siccome si parla di nulla, il discorso si riduce a squallidi tatticismi diplomatici. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker e il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, sarebbero anche disposti a chiudere un occhio in cambio di un piccolo aiuto da Roma (0,1% di risparmi), dato che un ok alla manovra così com’è, che ha sforato i parametri di Maastricht, verrebbe bocciato dagli altri governi dell’Eurogruppo (ministri delle Finanze). Con il risultato di inguaiare lo stesso l’Italia e di costare l’accusa di favoritismo ai vertici comunitari.

Salvare allora il soldato Juncker? Figurarsi se Matteo “lo spaccone” si fa intimorire da simili minacce. Ha già fatto sapere che la manovra finanziaria resterà così com’è anche dopo la reprimenda comunitaria. Anzi ha contrattaccato minacciando pesanti ritorsioni politiche in caso di bocciatura. L’insolita invettiva di ieri del timido Padoan contro la politica di Bruxelles potrebbe essere stata un preludio di ritrovato coraggio politico?

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