Fiera di Roma, il Comune la vuole far fuori

Fiera_di_Roma_sliderAl Cda di Investimenti il Comune non si presenta. Senza aumento di capitale il Tribunale potrebbe decretarne il fallimento

 

ROMA – Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, era stato un buon profeta qualche giorno fa quando denunciò i rischi che la Fiera di Roma correva per la sconsiderata condotta del Comune. “Continuo a credere – disse nell’occasione – che la scelta della scorsa estate del Comune di Roma di tagliare drasticamente le cubature consentite nella vecchia Fiera sia stata sbagliata e drammatica, provocando un danno accertato di circa 45 milioni di euro. La ricapitalizzazione che si è resa necessaria per evitare il fallimento è figlia di quell’errore”.

Ma ancora qualche giorno fa ci si illudeva che anche il Comune avrebbe partecipato al rifinanziamento di 15 milioni della società Investimenti, proprietaria della Fiera, proporzionalmente alla propria quota del 21% (la Regione possiede il 19,6% e la Camera di Commercio il 58%).

E invece ieri è arrivata la doccia fredda del comunicato con cui gli assessori comunali Colomban e Mazzillo vanificano l’operazione di salvataggio: “Roma Capitale può procedere a una ricapitalizzazione della sua quota di partecipazione all’interno di Investimenti Spa solo nel rispetto di un corretto iter di legge e a seguito della presentazione di un piano di ristrutturazione industriale che garantisca, in termini di serietà e fattibilità, concrete prospettive di recupero dell’equilibrio economico del gruppo che gestisce la Fiera di Roma.

“Come prevede il decreto Madia – continuano Colomban e Mazzillo – il Comune non può impegnare soldi dei cittadini in assenza di un piano industriale approvato e trasmesso alla Corte dei Conti trattandosi di un ente partecipato con i bilanci in perdita da almeno cinque anni. Inoltre, tale piano va necessariamente sottoposto al tavolo interistituzionale previsto dal decreto ‘Salva Roma’, per verificare che gli interventi finanziari del Campidoglio rispettino i vincoli del piano di rientro triennale sottoscritto col Governo”.

Che è come pronunciare la sentenza di morte della Fiera, costi quel che costi. Non solo, ma c’è anche una sorta di ricatto nei confronti della società Investimenti che ha contestato al Tar del Lazio la delibera comunale dello scorso agosto con cui le cubature dell’area della vecchia Fiera autorizzate dalla giunta Marino (67.500 mc) sono state ridotte con un tratto di penna dall’assessore Berdini a 44.360 mc.

Quel ricorso, a detta dei due assessori grillini, costituisce una pregiudiziale che va tolta di mezzo se si vuole continuare a parlare di Fiera. “Consideriamo evidentemente irrinunciabile che Investimenti Spa ritiri il ricorso contro Roma Capitale presentato al Tar del Lazio, in merito alle decisioni urbanistiche adottate con la delibera dell’Assemblea Capitolina n.10/2016, concernente l’Accordo di programma su Fiera di Roma”.

Il “de profundis” per la Fiera di Roma decretato dalla giunta Raggi sembra segnato. Il prossimo 9 novembre infatti il Tribunale deciderà se far fallire la Fiera: e senza l’aumento di capitale che il Campidoglio non vuole sottoscrivere il rischio diventerà una realtà. La strategia nichilista della sindaca avrà così mietuto un’altra vittima illustre.

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