Stadio Flaminio, conti alla mano Lotito ci fa un pensierino

Stadio_FlaminioBasterebbero 8 milioni per gli interventi indispensabili. L’impianto riproposto al presidente della Lazio

 

 

ROMA – Sfumata definitivamente la candidatura olimpica di Roma2024, nel cui dossier era previsto, in caso di assegnazione dell’Olimpiade, il rifacimento del fatiscente stadio Flaminio, l’amministrazione targata 5 stelle si sta arrovellando per capire come sistemare la spinosa questione.

Uno stadio glorioso e anche bello architettonicamente parlando, parte integrante del paesaggio del quartiere Flaminio che insiste a pochi metri dall’Auditorium Parco della Muscia, ben frequentato da romani e turisti. Eppure abbandonato a se stesso da ormai troppi anni dalle giunte dei diversi schieramenti che si sono succedute.

L’unico che concretamente se ne occupò a fondo fu il presidente del Cip Luca Pancalli quando ricoprì il ruolo di assessore allo sport nella Giunta Marino. Lo affidò alla Federcalcio per un anno, tempo che servì per capire se c’erano i margini per restaurarlo e rilanciarlo. Poi non se ne fece nulla, e allora Pancalli cercò un imprenditore al quale affidarne la gestione in cambio del rifacimento. Ma non fece in tempo perché si dimise dalla carica istituzionale.

Ora sembra che sia stato riproposto al presidente della Lazio Lotito, che in realtà non ha mai mostrato un vero interesse in quanto fautore della realizzazione di un nuovo stadio sulla Tiberina. Ma visto come sta andando la vicenda del nuovo stadio della Roma, con il mancato riconoscimento di opera di interesse pubblico da parte dell’assessore all’urbanistica Berdini e della Giunta, il patron della Lazio che di politica ne mastica, e non solo di quella federale, forse ha capito che è inutile anche presentarlo un progetto per una nuova struttura.

Per riaprire le porte dello stadio ai tifosi basterebbero 8 milioni, necessari per gli interventi indispensabili. Il Flaminio però non è solo un campo e quattro tribune. Ha un ventre ricco di palestre per la boxe, sale da scherma, piscina. Per ripristinare l’utilizzo delle aree che contengono questi spazi, renderle agibili e magari farle rendere, incrementandole con aree wellness e fitness (che aiuterebbero a coprire i costi gestionali), occorrono altri 11 milioni, oltre agli 8 di partenza. Insomma, con 19 milioni la struttura tornerebbe a poter offrire servizi 7 giorni su 7.

Con 45-50 milioni si potrebbe poi creare uno stadio in grado di generare utili: aree esterne di supporto, già previste dal piano urbanistico di Roma, per attività commerciali. Sviluppati al di sotto di un piano rialzato, da destinare al verde e ai percorsi di accesso allo stadio (adeguati alle norme attuali), in modo da separare i tifosi dagli spazi destinati a uffici e attività culturali. Senza ovviamente tradire la destinazione d’uso, sportivo e culturale, dello stadio: non supermercati, ma musei e sale concerti che possano integrare l’attività dell’Auditorium adiacente.

E poi parcheggi sotterranei a vista sulla necropoli romana, affiorata durante i lavori del 2008 e ancora “nascosta”, utili pure come punto di scambio per il centro. Interventi per rendere la struttura ecocompatibile e sostenibile finanziariamente.

Insomma, quasi un affare anche perché i costi di gestione (1,5 milioni all’anno) di quello stadio sono davvero ridotti. Dunque, vista l’aria che tira, sembra che Lotito un pensiero ce lo stia facendo.

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