Dipartimento editoria senza capo né coda

Rassegna_stampa_sliderAbusi e irregolarità nei contributi. Gli anomali poteri della Commissione tecnico-consultiva

 

ROMA – La Sezione centrale della Corte dei conti per il controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato ha esaminato l’attività del Dipartimento per l’informazione e l’editoria per gli anni 2005-2014. Ne diamo qui di seguito la sintesi essenziale.

1. – L’indagine sulla gestione del Dipartimento per l’informazione e l’editoria (Die) per gli interventi a sostegno dell’editoria abbraccia un arco di tempo che va dal 2005 al 2014. Dall’istruttoria sono emersi tre profili salienti che riguardano:
1) l’entità delle risorse e la loro progressiva riduzione;
2) la pluralità dei beneficiari di contributi e provvidenze e la sua articolazione;
3) i criteri di calcolo dei benefici e la vicenda della loro modificazione.

Ciascuno di questi temi è stato interessato, dagli anni Ottanta dello scorso secolo ad oggi, da continui e rilevanti mutamenti normativi, che hanno determinato sovrapposizioni e intrecci fra disposizioni non coordinate, sovente assai minuziose e particolareggiate, tanto da dare luogo talvolta quasi a norme–provvedimento, a beneficio di circoscritte categorie.

Si è così sviluppato un tessuto normativo di speciale complessità, se non addirittura di estrema farraginosità, tale da offuscarne la leggibilità e renderne problematica la stessa applicazione.

2. – L’estrema complessità normativa ha reso possibili, specie nel passato, taluni abusi e irregolarità nel settore dei contributi alle imprese, che peraltro gli ultimi interventi normativi orientati alla semplificazione (si veda, in particolare, il cap. III) sembrano voler contrastare con una certa efficacia.

Occorrerebbe, altresì, evitare che sia ostacolato e di fatto impedito l’ingresso di nuovi soggetti, a causa di norme specifiche che appaiono formulate per salvaguardare l’esistente, come è avvenuto per le testate organi di partiti politici.

In ogni caso, al di là di tali interventi, si ritiene che siano indispensabili misure di reale semplificazione e razionalizzazione dei criteri di ammissione ai benefici e dei relativi criteri di calcolo.

Inoltre, suscita perplessità l’assetto della Commissione tecnico-consultiva, poiché nell’esercizio delle sue funzioni di organo sostanzialmente decisionale − con esplicite funzioni deliberative nella materia dei contributi per i periodici italiani all’estero − non garantisce sufficientemente l’assenza di ogni possibile interferenza o commistione con gli interessi dei potenziali beneficiari delle provvidenze; sarebbe pertanto auspicabile il suo superamento, con l’introduzione di un nuovo modello organizzativo.

3. – La relazione dà conto, oltre che dei mutamenti normativi cui s’è accennato, della distinzione fra contributi “diretti” e “indiretti”, dei rispettivi criteri di calcolo così come si sono evoluti nel tempo, dei requisiti di accesso dei possibili beneficiari, del quadro contabile-finanziario relativo alle diverse provvidenze.

Un capitolo è anche dedicato al tema della comunicazione istituzionale, la quale, sebbene non sia ricompresa in senso stretto nella materia delle provvidenze all’editoria, incide indirettamente, attraverso convenzioni con soggetti vari, sul profilo economico di attività editoriali rilevanti, quali per esempio quelle delle agenzie di stampa.

4. – La dimensione delle risorse pubbliche riservate al Dipartimento per l’editoria ha subito dal 2005 al 2014, una incisiva decrescita, tale da raggiungere nell’ultimo anno del periodo considerato poco più di un terzo di quella iniziale.

Rispetto al continuo ridimensionamento delle risorse assegnate al Die, è stato evidenziato che se da un lato hanno subito decurtazioni quasi lineari i trasferimenti per i contributi diretti e indiretti alle imprese editrici, dall’altro è rimasta pressoché invariata la parte riservata alle convenzioni stipulate con le agenzie di stampa. Si tratta di una scelta di alta amministrazione che non è sindacabile in questa sede, ma che merita in ogni caso di essere segnalata.

L’esame degli elenchi dei soggetti ammessi ai benefici, in particolare per quanto riguarda quelli concessi a quotidiani e periodici, pone in evidenza l’estrema frammentazione che caratterizza la distribuzione di tali provvidenze, cui accede un numero assai considerevole di piccole testate a diffusione spesso prettamente locale.

5. – Il rispetto delle prerogative spettanti al legislatore nella definizione dei requisiti per l’accesso alle provvidenze finalizzate alla promozione del pluralismo informativo non esime la Corte dal rilevare come la polverizzazione dei contributi, unita al cospicuo ridimensionamento delle risorse disponibili, costituisca motivo di riflessione circa la eventualità di assicurare il pluralismo anche attraverso strumenti diversi dalla erogazione di contributi finanziari.

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