Trinità dei Monti, facce di bronzo crescono

trinita_dei_montiA poco più di un mese dal restauro i “barbari” hanno di nuovo occupato la scalinata di piazza di Spagna

 

ROMA – I francesi li chiamano visage de bois (faccia di legno), gli inglesi stone-faced (faccia di pietra). Per noi sono “facce di bronzo” quelli che non conoscono vergogna o timidezza, che non hanno paura di fare brutte figure, che negano quello che hanno detto un istante prima.

Sono tanti, tantissimi e crescono ogni giorno di più. Gli ultimi sono quelli che si indignano a leggere la denuncia di Corrado Augias su “Repubblica” riguardo al degrado della scalinata di Trinità dei Monti, che puntualmente si è ripresentato ad appena quaranta giorni dalla solenne inaugurazione del monumento restaurato.

“La scalinata di piazza di Spagna, monumento unico al mondo, mostra già i primi segni del degrado: gomme americane, resti di cibo incollati al travertino, cartacce, mozziconi a iosa. I vigili urbani che dovrebbero garantire il decoro del manufatto per la verità ci sono e appaiono, per una volta, piuttosto solerti. Ma poco possono contro la marea di visitatori che affollano i luoghi, siedono sui gradini, mangiano e fumano (con tutte le conseguenze del caso), si liberano come possono dei rifiuti anche perché cestini e contenitori non abbondano”.

Dov’è la sorpresa? Perché stupirsi? Era già tutto scritto, previsto, annunciato. Paolo Bulgari, presidente della maison che aveva sborsato il milione e mezzo di euro per riportare la scalinata al suo splendore originale, l’aveva detto: “Sono molto preoccupato, abbiamo speso tanti soldi per riportarla al suo splendore e se non si mettono regole ben precise, Trinità dei Monti tornerà il bivacco di sempre. Tempo pochi mesi e sarà di nuovo in mano ai ‘barbari’”.

“Le restauratrici che sono state bravissime – continuava il presidente della casa di gioielli – hanno dovuto fare un lavoro immane. Sui gradini c’era spalmato di tutto. Dalle gomme da masticare alle macchie di vino e non voglio dilungarmi oltre sulle tante schifezze che hanno imbrattato il monumento. A Roma non possiamo mettere il numero chiuso per i turisti, come a Venezia, ma mettere un cancello o una barriera in plexiglass durante la notte non mi sembra un’impresa impossibile. E questo non vuol dire ‘ingabbiare la cultura’, bensì tutelarla”.

Era sembrata un’osservazione di buon senso, condivisa da milioni di romani. Invece, apriti cielo! Le vestali della libertà di fruizione senza se e senza ma, i talebani della malintesa democrazia erano insorti furiosi. Il consigliere del I municipio Matteo Costantini chiedeva maggior sorveglianza con tanto di “ausiliari del decoro”. Il sovrintendente dei Beni culturali, Claudio Parisi Presicce, sdegnato trovava “improponibile chiudere la scalinata. È piuttosto utile educare le persone al rispetto dei monumenti”. Ma il più indignato di tutti era stato l’assessore ai Beni Culturali di Roma Capitale, Luca Bergamo: “Non abbiamo intenzione di porre nessuna cancellata – tuonava – Sicuramente però aumenteremo i controlli e la sorveglianza per preservare il restauro appena terminato”.

E adesso, di fronte allo spettacolo indecente di un film dell’horror già visto tante volte, dove sono questi soloni ‘de noantri’, che cosa dicono? Niente, tacciono. Vanno ad aggiungersi alla lunghissima lista delle ‘facce di bronzo’.

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