“The Donald” sbarca alla Casa Bianca

Trump_bisContro tutte le previsioni dei sondaggisti e dei media più importanti, Donald Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti. Ha “stracciato” Hillary Clinton 290 a 218

 

ROMA – Contro tutte le previsioni dei sondaggisti e dei media più importanti, Donald Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti. Ha “stracciato” Hillary Clinton 290 a 218 e ha trascinato i repubblicani riottosi alla conquista di Senato e Congresso.

Il mondo ora si interroga su che cosa succederà in politica estera, in campo economico, sul terreno sociale dove più schiacciante è stata la sua vittoria. Nel suo primo discorso della notte elettorale all’hotel Hilton di New York la parola chiave diventa “dream big”, sognate in grande, rivolta al popolo americano. Non mancano gli accenti di pacificazione, che suonano comunque insoliti in bocca a “The Donald” dopo una campagna tra le più violente che il paese abbia mai conosciuto: «sarò il presidente di tutti», “ora occorre riunificare il Paese, riunire il popolo”. E ce ne è anche per Hillary che “ha fatto molto per il Paese e ha combattuto aspramente in campagna elettorale”.

L’atmosfera che si respirava all’Hilton – come ce la racconta Aldo Cazzullo sul Corriere – era quella dei grandi trionfi. “Un grido accoglie l’annuncio che l’ennesimo Stato è finito nel carniere. Poi cala un silenzio elettrico, in attesa del capo. L’ingresso della famiglia Trump pare una sfilata di moda. Vestiti scintillanti. Le figlie Ivanka e Tiffany sono state dal parrucchiere. Lui chiama tutti uno per uno, femmine e maschi. Infine i rari repubblicani che gli sono rimasti vicini: Rudolph Giuliani che l’ha appena definito ‘un nuovo Reagan’, Chris Christie che ha preso altri due chili al buffet, il chirurgo Ben Carson tra i pochissimi neri ammessi al party, Reince Priebus additato al pubblico come futuro braccio destro. Ma questa non è la vittoria di un partito; lui i partiti li ha sconfitti entrambi, quello di Hillary e il suo. “Questa è la vittoria di un movimento. Sarete orgogliosi di me”.
“Anziani in camicia bianca e cravatta nera si scambiano un cinque quando viene assegnata la North Carolina. Più dura in Nevada e Colorado, gli Stati a forte immigrazione latina. Tutti qui sanno benissimo che Trump non potrà mai costruire il muro lungo i 3.000 chilometri del confine con il Messico, così come non potrà mai impedire ai musulmani di entrare negli Stati Uniti. Ma sono felici di poterlo credere, almeno in questa storica notte che pareva impossibile e ricorderanno per sempre”.

Si chiude così all’alba la prima notte del vincitore. Ma poi, come dice Obama – il sole sorge ancora e i problemi dell’America e del mondo riappaiono. Dopo le congratulazioni di rito del premier italiano, Matteo Renzi (“A nome dell’Italia mi congratulo con Trump e gli auguro buon lavoro convinto che l’amicizia resti forte e solida”), il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si è mostrato più preoccupato di ciò che potrà accadere e invita a “non minimizzare la portata della notte appena trascorsa, che verrà ricordata, è importante, storica. L’Italia – ha proseguito Gentiloni – continuerà con i suoi rapporti di amicizia e collaborazione con gli Usa: queste cose non cambiano a seconda di chi è l’inquilino della Casa Bianca. Ma non cambia nemmeno la nostra contrarietà alle chiusure. Ora penso che l’Europa debba fare la sua parte, noi abbiamo un’impostazione che punta sulla collaborazione internazionale, sulla chiusura degli egoismi e andremo avanti con tutta l’intenzione di collaborare con gli Stati Uniti”.

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