La chiamata diretta dei professori universitari

Universita_sliderIl Consiglio di Stato ha espresso parere critico sul decreto Natta con diffusi rilievi

 

ROMA – Il 4 novembre scorso è stato reso noto il parere del Consiglio di Stato sulle tanto discusse “cattedre Natta”, il Dpcm in gestazione del governo in carica, avente ad oggetto Disciplina del «Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta», finalizzato a rendere “attrattiva e competitiva” la nostra ricerca, nient’altro che l’ennesima puntata della “chiamata diretta”.

Il Fondo è diretto a finanziare il reclutamento di professori universitari di prima e di seconda fascia, tramite chiamata diretta “in deroga alle norme sul reclutamento dei professori universitari previste dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240”, ed è rivolto agli studiosi di elevato e riconosciuto merito scientifico impegnati in Italia e all’estero in attività di ricerca e d’insegnamento.

Una storia cominciata più di trent’anni fa con la L. 382/80, che riguardava solo studiosi non italiani, continuata poi con la L.127/97, che comprendeva anche i nostri connazionali, la L. 230/2005, che segnava un ulteriore ampliamento della chiamata diretta, la L. 1/2009, che estendeva tale chiamata anche ai ricercatori, la L. 69/2013, che prevedeva la chiamata diretta da parte dell’ateneo col nulla osta ministeriale, la L. 114/2014, che esigeva che anche le chiamate dirette dovessero essere sottoposte alla commissione per l’Asn del settore concorsuale specifico.

Questo lo scoordinato quadro normativo su cui è intervenuta, da ultimo, la L. 208/2015, che costituisce la norma di autorizzazione (art. 1, commi 207-212) del Dpcm in discorso e stabilisce l’assunzione dell’onere finanziario delle istituende cattedre da parte del Miur nonché la costituzione di apposite commissioni per la selezione dei candidati.

Strutturato su 8 articoli e 2 allegati, il Dpcm riorganizza i settori concorsuali, riducendoli a 25 come le aree Erc (European research council), e prevede una procedura nazionale di selezione affidata a commissioni (anche queste 25), composte di 3 membri e presiedute da uno studioso “di elevatissima qualificazione”, italiano o straniero, che, a sua volta, sceglie gli altri 2 commissari, sempre ”ultraqualificati” e nominati con Dpcm , nell’ambito di una rosa di nominativi fornita dall’Anvur (i cui componenti sono anch’essi nominati dal governo).

In definitiva, presidente e commissari di nomina governativa, con gli atenei marginalizzati o assenti del tutto, considerato che i commissari possono essere anche “stranieri”. Tutto diverso, dunque, da quanto ora avviene per l’Asn (ex art. 16 l. 240/2010), in cui i componenti delle commissioni sono formati per sorteggio, all’interno di una lista composta per ciascun settore concorsuale da professori ordinari del settore, che eleggono poi il loro presidente.

Quanto alla valutazione per le cattedre Natta, ci sono 2 fasi. Prima si vede l’ammissibilità dei candidati e poi se ne valuta il profilo scientifico in base ai titoli. Il giudizio finale è espresso con un punteggio da 0 a 100 (per vincere occorre totalizzare almeno 80/100) e viene reso previa acquisizione di un parere pro veritate dato da soggetti esterni alle commissioni (!?!). Si formano così le graduatorie di ordinari e associati (oltre a liste di riserva degli idonei) e da queste, entro 12 mesi dalla pubblicazione, ciascun ateneo può attingere, su domanda dei vincitori stessi ma nel limite del 30% dei posti assegnati a ciascuna delle 25 aree Erc.

I selezionati con questa procedura hanno un trattamento stipendiale più elevato rispetto ai colleghi del reclutamento ordinario. Le relative risorse sono assegnate agli atenei dal Miur, attingendo dal Fondo Natta.

Questo il contenuto dell’ordito normativo su cui si è pronunciato il Consiglio di Stato in sede consultiva.

Il Consiglio di Stato ha dunque individuato alcune questioni più rilevanti ai fini del corretto esercizio del potere regolamentare: il principio dell’autonomia universitaria, il carattere sperimentale e straordinario del reclutamento, lo status di professore universitario reclutato con la procedura in questione e il riordino dei settori concorsuali secondo le aree dell’European Research Council.

Su tali questioni, ha formulato condizioni e osservazioni volte a migliorare l’efficacia del particolare meccanismo di reclutamento, ad assicurarne la compatibilità con i principi costituzionali (in particolare con quello dell’autonomia universitaria) e la coerenza con il sistema vigente, che già prevede il reclutamento per chiamata diretta di studiosi di chiara fama.

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