Raggi firma la rotazione di 11 dirigenti

campidoglio_SLIDERLa sindaca dà il via libera all’ordinanza per le nomine in Campidoglio. Polemiche per il fratello di Marra al turismo

 

ROMA – La sindaca Virginia Raggi ha firmato l’ordinanza per le nomine dei dirigenti del Campidoglio. La prima notizia è che Raffaele Marra resta al suo posto di capo del Personale, da cui il leader maximo Beppe Grillo e diversi consiglieri del Movimento 5 stelle avrebbero voluto rimuoverlo. Non si capisce se si tratta di una forte rivendicazione di autonomia della prima cittadina, o di un peso esagerato del capo del personale all’interno dell’amministrazione.

Questa seconda ipotesi sarebbe confermata dallo spostamento del fratello di Raffaele, Renato Marra, dalla polizia locale al neonato ufficio del turismo, una posizione ritenuta strategica nella politica romana. Il “fratello” sarà inoltre gratificato da un aumento di stipendio, dai 104 mila euro che attualmente percepiva ai 122 mila del nuovo incarico.

Si è trattato comunque di un carosello parziale e non definitivo: di 40 direttori di dipartimenti e municipi, 25 sono stati confermati e 11 “avvicendati”. Fra questi, Stefano Fermante, titolare fino ad ieri della Ragioneria. Uno dei posti chiave della macchina amministrativa, ma nell’occasione il meno richiesto, dal momento che nella procedura di interpello non sarebbe pervenuta alcuna candidatura per la poltrona che scotta.

Ancora non si sa il nome del nuovo uomo/donna dei conti che dovrà coadiuvare l’assessore Mazzillo: l’incarico triennale verrà assegnato solo a dicembre. Intanto il posto viene occupato da una risorsa interna, Paola Colusso, con un incarico ad interim fino al 30 novembre.

Quella del Ragioniere generale è una delle quattro posizioni apicali ancora scoperte. Le altre tre riguardano l’avvocatura, le politiche sociali e soprattutto il capo della polizia locale, dove non è più scontata la conferma di Diego Porta, data quasi per certa nei giorni scorsi.

Ma le acque all’interno del Campidoglio si vanno pesantemente surriscaldando. L’ombra di una sorta di class action dei 163 dirigenti municipali avanza in maniera preoccupante. Ad essere eventualmente impugnate sarebbero, oltre ai provvedimenti di merito, anche le procedure adottate per il turnover (una sola preferenza da indicare). Ma in generale molti dirigenti sono pronti a ricorrere al giudice del lavoro perché si ritengono ingiustamente “demansionati con una riforma coatta”.

Potrebbero interessarti anche