Stadio della Roma, atto di morte (presunta)

Stadio_Roma_sliderL’assessore all’urbanistica e la Soprintendenza affossano il progetto. La furia iconoclasta della giunta Raggi

 

 

ROMA – L’assessore Berdini colpisce ancora: “La scelta di Tor di Valle è stata una follia. Consentiremo solo la costruzione dello stadio e di altri 10.000 metri quadrati di strutture commerciali. No alle torri (dell’archistar Daniel Libeskind, ndr) e 220 milioni di opere pubbliche in meno”. E’ questa la sentenza di morte (per il momento presunta) del nuovo Stadio della Roma, firmata dalla giunta Raggi e controfirmata dalla Soprintendenza, che dopo anni di letargo si sveglia e dice che le nuove costruzioni modificherebbero lo skyline dell’Eur.

Secondo gli osservatori, il problema sarebbe quello di verificare se le dichiarazioni dell’assessore segnano davvero la fine del progetto (Giovanni Malagò, presidente del Coni e, en passant, acceso tifoso romanista, è di questo avviso: “O è quel progetto o si deve ricominciare tutto da capo”), oppure il Consorzio giallorosso avrebbe già pronto un piano B. La cancellazione delle tre torri – sostengono questi ultimi – paradossalmente toglierebbe qualche castagna dal fuoco ai costruttori, riducendo l’investimento e scongiurando l’incubo dell’invenduto per i 650.000 metri cubi di uffici, che di questi tempi rappresentano un rischio elevatissimo.

Ma il problema vero ormai non è nemmeno “stadio sì, stadio no”. La vicenda conferma purtroppo la furia iconoclasta del Movimento 5 Stelle romano che sabota sistematicamente qualsiasi progetto di sviluppo, qualsiasi opera, qualsiasi impresa innovativa capace di innescare un processo virtuoso di crescita della città.

La sequenza è impressionante. Le prime a cadere, com’è noto, sono state le Olimpiadi del 2024, “un regalo ai costruttori romani” secondo Virginia Raggi. Poi è stata la volta di Roma Metropolitane, cancellata senza dire che fine farà l’incompiuta Metro C. Stessa sorte per la Fiera di Roma: mentre Regione e Camera di commercio si prodigano per salvare l’impianto dal fallimento, il Comune si sfila mandando tutto all’aria. L’ultima, but not least, vittima sacrificale della Raggi è Altaroma: qualche giorno fa Risorse per Roma, controllata al 100% dal Campidoglio, ha comunicato l’intenzione di cedere, “secondo le direttive ricevute da Roma Capitale”, le sue quote detenute nel Consorzio che da 15 anni organizza a Roma le sfilate dell’haute couture e il concorso per i giovani talenti.

Fine, kaputt, non si costruisce più niente, non si organizza più nulla, non c’è più un progetto nei cassetti del Campidoglio. La furia iconoclasta della giunta capitolina può essere paragonata a quella dell’Isis. Eh, addirittura, Roma come Palmira? Sì, in senso metaforico s’intende. Quelli prendono a picconate e distruggono tesori dell’umanità, questi abbattono qualsiasi strumento o opportunità che possa aiutare la più bella città del mondo a risorgere dal fango in cui sta annegando.

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