Papa: assoluzione per chi procura l’aborto

Papa_Francesco_slider_bisLa “bomba” nella lettera Misericordia et Misera. La risposta di quattro cardinali. Dura reazione di stampo gesuitico

 

ROMA – La lettera dei quattro cardinali a Papa Bergoglio era stata tenuta segreta per due mesi. Poi, lamentando di non aver avuto risposta così a lungo, Walter Brandmuller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner hanno deciso di rendere pubblica la loro missiva, in cui chiedono di fare chiarezza su alcuni aspetti dottrinali dell’Esortazione apostolica “Amoris Laetitia”.

Attenzione alle date! Il Papa conosceva il contenuto della lettera dal 19 settembre, quando era stata scritta, poi resa nota “urbi et orbi” il 14 novembre scorso. Per tutta risposta, alla vigilia dell’attuale Concistoro Francesco pubblica una sua lettera “Misericordia et Misera”, in cui la cifra della sfida aperta e della reazione, tipicamente gesuitiche, è assolutamente evidente.

Nella lettera dei “quattro” infatti si chiedeva di fare chiarezza su cinque punti dottrinali, tra cui in particolare la comunione ai divorziati. Ma invece di rispondere alle domande, il Papa contrattacca e concede a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere il peccato di aborto, concessa in forma straordinaria dal Papa per il periodo del Giubileo.

Scrive il Papa: “Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario”.

Poi, come ad alleviare il ‘cazzotto allo stomaco’ della curia, aggiunge: “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito”.

E subito scatta il cordone di protezione del Pontefice da parte dei media. Uno dei più autorevoli vaticanisti si affretta ad affermare che “chiedere al Papa di ‘chiarire’ alcune tesi della sua esortazione sul matrimonio non è un dissenso, è un atto sottilmente eversivo, parte d un gioco potenzialmente devastante, con ignoti mandanti, condotta sul filo della storia medievale”.

D’altronde le contraddizioni della via teologica tracciata dal Papa erano già state evidenziate all’inizio della seconda sessione del sinodo sulla famiglia da tredici cardinali. In quella lettera i tredici cardinali sottoponevano all’attenzione del papa le serie “preoccupazioni” loro e di altri padri sinodali circa le procedure del sinodo, a loro giudizio “configurate per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse”

Le loro conclusioni denunciavano tutti i pericoli insiti nella linea indicata dal Pontefice: “Vari padri hanno espresso la preoccupazione che un sinodo progettato per affrontare una questione pastorale vitale – rafforzare la dignità del matrimonio e della famiglia – possa arrivare ad essere dominato dal problema teologico/dottrinale della comunione per i divorziati risposati civilmente. Se così avverrà, ciò solleverà inevitabilmente questioni ancora più fondamentali su come la Chiesa, nel suo cammino, dovrebbe interpretare e applicare la Parola di Dio, le sue dottrine e le sue discipline ai cambiamenti nella cultura. Il collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna, accelerato dal loro abbandono di elementi chiave della fede e della pratica cristiana in nome dell’adattamento pastorale, giustifica una grande cautela nelle nostre discussioni sinodali”.

Si allarga dunque il fronte del dissenso, ma il Pontefice alle corde reagisce con maggiore durezza. “Alcuni continuano a non comprendere, o bianco o nero”. E spunta la tesi del complotto, degna di un Umberto Eco, a cui segue la minaccia di dure sanzioni. Nel cerchio magico di Bergoglio infatti c’è chi sostiene che chi porta attacchi come questo non è uno scontento o un oppositore, ma uno che punta a dividere la Chiesa, che nel diritto canonico configura un crimine punibile.

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