Enel, nel piano più utili e meno investimenti

Tralicci_sliderPresentato il piano strategico 2017/19. Utile netto e relativi dividendi in forte crescita. Non una parola sulla politica energetica

 

 

 

 

ROMA – In tema di digitalizzazione e clienti, il nuovo piano industriale di Enel introduce la digitalizzazione e l’attenzione al cliente accanto ai principi fondamentali presentati nel precedente piano. Il gruppo prevede un piano di investimenti complessivo di 20,9 miliardi di euro nei prossimi tre anni (rispetto a 21,2 mld previsti dal piano precedente per il medesimo arco temporale) con un mix tra investimenti di manutenzione e investimenti per la crescita nell’ordine, rispettivamente, di 40%/60%.

Se gli investimenti calano, com’è la regola di tutti i grandi gruppi multinazionali impegnati prima di tutto a “creare valore per gli azionisti”, i dividendi aumentano. Nel piano 2017-2019 Enel punta infatti a migliorare la previsione di un payout pari al 65% con riferimento all’utile netto ordinario consolidato dell’esercizio 2017 (rispetto al 60% del piano precedente) e al 70% negli esercizi 2018 e 2019 (rispetto al 65% del piano precedente). In ogni caso, con riferimento ai risultati dell’esercizio 2017 si prevede che Enel pagherà l’importo più elevato tra un dividendo minimo di 0,21 euro per azione e un dividendo per azione basato sull’indicato payout del 65%.

Altro fattore di allineamento agli standard finanziari internazionali è l’opzione per un programma di buyback fino a 2 miliardi. L’acquisizione di partecipazioni di minoranza in America Latina rappresenta una priorità strategica, si legge nel comunicato. Ma se Enel non dovesse completare l’acquisto di tali partecipazioni nel breve termine, tenuto conto dell’aumentato livello di generazione di cassa e della solida posizione patrimoniale, potrebbe essere attivato un programma di acquisto di azioni proprie per un controvalore massimo di 2 miliardi di euro che il consiglio di amministrazione di Enel sottoporrà all’approvazione dell’Assemblea annuale degli azionisti nel 2017.

Enel aumenta il suo programma di gestione attiva del portafoglio a circa 8 miliardi di euro rispetto ai 6 miliardi comunicati a novembre 2015. Nel piano strategico 2017-2019 il gruppo mira a realizzare dismissioni di asset per circa 3 miliardi, reinvestendo al contempo fino a 4,5 miliardi di proventi. L’obiettivo di dismissioni riguarda gli asset di generazione da fonte termoelettrica, da fonti rinnovabili e la vendita di asset minori in America Latina, cioè esattamente il core business del gruppo elettrico. Mentre i proventi pari a 4,5 miliardi saranno destinati per circa 2 miliardi all’acquisizione di partecipazioni di minoranza e ad un eventuale programma di acquisto di azioni proprie; per circa 2 miliardi di ad acquisizioni soprattutto nelle reti; per circa 0,5 miliardi al finanziamento di non meglio precisati investimenti per la crescita.

Nel commentare questi dati, l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, ha sottolineato la digitalizzazione e l’attenzione al cliente quali leve per creare ulteriore valore attraverso i principi fondamentali della nostra strategia stessa. “L’insieme di queste azioni sosterrà la crescita degli utili e la generazione di cassa, da cui derivano la previsione di un incremento del dividendo e l’introduzione dell’eventualità di un programma di acquisto di azioni proprie, lasciando, al contempo, invariato lo slancio nella nostra traiettoria di crescita”.

E’ ciò che gli analisti finanziari di Londra volevano sentirsi dire. Della politica energetica nazionale, delle fonti di approvvigionamento strategico dei combustibili, delle concessioni petrolifere, dell’occupazione, delle centrali dismesse, non gliene frega niente a nessuno.

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