L’Espresso svela il piano top secret della Rai

rairomacavallosliderLe proposte di Carlo Verdelli, direttore editoriale. Il trasferimento del Tg2 a Milano. Sollevazione del Cda

 

 

 

ROMA – La bomba dell’Espresso è esplosa nel fine settimana con la pubblicazione dei passi essenziali di un documento top secret del direttore editoriale per il coordinamento dell’offerta informativa, Carlo Verdelli, già consegnato al direttore generale Campo Dall’Orto. Nel documento intitolato “Piano editoriale per l’informazione Rai” c’è non solo l’analisi spietata dell’attuale situazione (disastrosa) della piattaforma informativa dell’azienda, ma la linea “chirurgica” per rimettere le news in carreggiata.

Partendo infatti dal rilievo che “la più grande fabbrica di news italiana a ciclo continuo è divisa per comparti che non comunicano tra loro e si vivono come concorrenti”, il bisturi che Verdelli suggerisce affonda nella carni dell’azienda. Per prima cosa suggerisce la fusione tra le strutture di Rai Parlamento e Gr Parlamento in un’unica testata Rai Istituzioni”. La seconda fusione dovrebbe riguardare le diverse strutture sportive dove “attualmente le squadre di lavoro si raddoppiano senza alcuna sinergia aziendale”. Infine la fusione tra Rainews24 e testata giornalistica regionale, creando un polo informativo con un solo direttore e un flusso continuo di notizie sia dal mondo che da ogni parte d’Italia”.

L’altro petardo esplode quando viene fuori la proposta di Verdelli di trasferire da Roma a Milano il Tg2 che, “pur restando nazionale e generalista, avrà un’identità che si riallaccia a quella sua storica di telegiornale laico, moderno e anche sperimentale. Il comitato di redazione del Tg2, già nell’occhio del ciclone per la chiusura dell’edizione della notte e la riduzione di quella pomeridiana, ha emesso un durissimo comunicato contro l’ipotesi del trasferimento a Milano.

Pur essendo “un work in progress, rivedibile e perfezionabile”, il piano svelato dall’Espresso è esploso nel bel mezzo del rinnovo della concessione del servizio pubblico alla Rai e di un clima all’interno del consiglio di amministrazione dell’azienda a dir poco rovente. I primi a saltare sulla sedia sono stati alcuni consiglieri Rai che si aspettavano di iniziare a discutere il piano di Verdelli nella prossima seduta del 14 dicembre. 

Il consigliere di maggioranza Franco Siddi, consigliere sta preparando un esposto alla presidente della Rai Monica Maggioni per sottolineare la gravità del fatto che siano uscite informazioni riservate – sensibili ai fini della concorrenza e lesive della reputazione della Rai – tanto più mai discusse dal Cda.

Nel corso della giornata altre reazioni si sono aggiunte. “Avevo chiesto – dice il consigliere Arturo Diaconale – con i colleghi Freccero e Mazzuca una riunione urgente del consiglio di amministrazione per la vicenda dell’informazione sul referendum, adesso i fatti mi dicono che serve una riunione urgente per l’informazione nel suo complesso. Mi sembra allucinante, il cda è stato totalmente bypassato”. 

Anche il “cane da guardia” della Rai Michele Anzaldi, commissario democratico della Vigilanza, dichiara che, pur non conoscendo il piano della Rai, “se venisse confermato quello che è stato scritto sarebbe grave perché prima di tutto è roba vecchia non di dieci anni come dice il Cdr del Tg2, ma che risale alla Rai dei Professori del ’93”, quando l’allora presidente Demattè propose “il trasferimento del Tg2 a Milano, successivamente accantonato perché inattuabile sia per motivi economici sia  per motivi sindacali”. Anzaldi poi trova singolare che “venga data l’unica batosta proprio al telegiornale in quota all’opposizione”.

“Il futuro della Rai vittima di regolamenti di conti interni all’azienda. Non c’è altra spiegazione per il fatto di vedere un ipotetico piano di riforma editoriale che finisce pubblicato integralmente sui giornali prima ancora di approdare sul tavolo del Cda”, il commento invece dell’UsigRai, che parla di “un fatto senza precedenti. “Ricordiamo al vertice della Rai che in queste ore si sta discutendo della reale sopravvivenza del servizio pubblico. In assenza di soluzioni sull’inserimento nell’elenco Istat e con il taglio del canone a 90 euro, non c’è piano che tenga: l’azienda rischia un pesante ridimensionamento. Eppure, su questo, non vediamo da parte di Viale Mazzini prese di posizione decise e determinate a tutela del patrimonio aziendale”.

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