Enti di ricerca, il decreto di riordino non risolve il precariato

ricerca_sliderDel tutto insufficienti le disposizioni in materia di reclutamento del personale presenti nel decreto

 

 

ROMA – Il 25 novembre scorso, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legislativo n. 218, contenente norme in materia di semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca.

Si tratta, come riferisce Il Foglietto della Ricerca, dell’ennesimo dì tentativo di ridare ordine a un settore della pubblica amministrazione che non sembra trovare mai pace.

Ancora una volta, i 20 enti interessati (14 vigilati dal Miur) dovranno modificare non solo i rispettivi statuti ma anche i regolamenti, per adeguarli alla nuova normativa, che purtroppo non affronta il vero problema che da molti anni affligge gli enti di ricerca, che è quello del precariato.

Del tutto insufficienti, infatti, per affrontare seriamente detto problema si appalesano le disposizioni in materia di reclutamento del personale presenti nel decreto.

Se da un lato, per assumere personale, gli enti non dovranno più attendere l’autorizzazione del ministero vigilante né avere posti disponibili in organico, dall’altro, devono sottostare a vincoli di bilancio inderogabili e insuperabili, vale a dire che – alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di riferimento – le spese per il personale non devono essere state pari o superiori all’80% della media delle entrate complessive, come risultanti dai bilanci consuntivi dell’ultimo triennio.

Solo gli enti che avranno rispettato tale parametro potranno procedere all’assunzione di personale con oneri a carico del proprio bilancio, per una spesa media annua pari a non più del margine a disposizione rispetto al predetto limite dell’80%.

Margine che, in tanti, ritengono – e non a torto – che finirà per lasciare le cose così come stanno.

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