La Waterloo di Matteo Renzi

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La vittoria del no al referendum oltre ogni previsione. Renzi sale oggi al Quirinale e lascia Palazzo Chigi

 

ROMA – Matteo Renzi come Napoleone Bonaparte? Il referendum costituzionale come il campo di battaglia della cittadina belga? Wellington-Blucher come Grillo-Salvini?

A parte gli accostamenti pseudo storici, certo è che il premier italiano, come il suo illustre antenato di due secoli fa, è stato brutalmente disarcionato dall’imprevisto (almeno nelle dimensioni) risultato referendario. E’ la fine del suo regno politico durato mille giorni e apre scenari sui quali in queste ore si stanno misurando i più (ma anche i meno) acuti osservatori politici.

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Passiamoli in rassegna. C’è innanzitutto una Sant’Elena nel suo futuro? Da escludere assolutamente! Il giovanotto è troppo giovane, troppo ambizioso per andare in esilio. Forse la botta è troppo fresca per attendersi idee ragionate o una prospettiva già tracciata nella direzione del partito di domani, dove certamente offrirà le sue dimissioni anche dalla segreteria.

Ma le dimissioni saranno respinte e la resa dei conti in casa Pd sarà rimandata al congresso di primavera. I “renziani” sono troppo numerosi ai vertici del partito e consapevoli dell’estinzione se privati del loro mentore per rassegnarsi alla condizione di orfani.

Discorso diverso invece per il governo. Qui il boccino è in mano al Presidente della Repubblica che, come si sa, non ha alcuna intenzione di imboccare scorciatoie elettorali o soluzioni traumatiche. Quindi è probabile che, dopo l’invito a Renzi a verificare in Parlamento l’esistenza di una maggioranza, Mattarella apra le consultazioni con l’obiettivo di arrivare ad un nuovo governo con, ovviamente, un nuovo presidente del Consiglio, ma con la stessa maggioranza (l’unica possibile) magari allargata a qualche estemporaneo appoggio esterno.

Nel frattempo i mercati stamattina, contrariamente alle previsioni delle cassandre, si stanno comportando con grande equilibrio. Anzi, le principali Borse del mondo mostrano tutte il segno positivo. Milano, mentre scriviamo, registra una minima flessione (-0,21%). Anche gli analisti internazionali mostrano nervi saldi: secondo l’agenzia di valutazione Standard & Poor’s la vittoria del no al referendum sulla riforma costituzionale “per ora non ha impatto sul rating sovrano dell’Italia. Il risultato elettorale non ha riflessi immediati sul merito di credito dell’Italia, in quanto non ha ricadute a breve per le politiche economiche o di bilancio dell’Italia, oltre ai probabili cambiamenti nella politica italiana”.

Anche gli analisti di UniCredit notano che, se da una parte “la vittoria del no era stata prevista dai sondaggi e gli investitori nei mesi scorsi avevano già fatto effettuato alcuni aggiustamenti alle proprie posizioni, dall’altra l’ampiezza del risultato va oltre le aspettative e mantiene alta l’incertezza”. Comunque lo scenario centrale degli analisti di piazza Gae Aulenti prevede la nomina di un nuovo esecutivo e che non ci saranno elezioni imminenti, fatti che “limiteranno lo spazio per un ulteriore ampliamento dello spread”.

Morto dunque un re se ne fa un altro. Questo è nell’ordine costituzionale delle cose. Anche se il nuovo “monarca” avrà probabilmente un mandato limitato all’ordinaria amministrazione e alla legge elettorale. Un’anatra zoppa perciò? Sicuramente sì.

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