Mps: “Avanti con l’aumento di capitale”

Monte_paschi_siena_sliderIl cda insiste sulla conversione delle obbligazioni subordinate in azioni della banca. Le grandi banche si sfilano

 

ROMA – Se mai ce ne fosse stato bisogno, la conferma che la patata bollente del Monte dei Paschi di Siena comunque finirà in mano pubblica si è avuta stamattina all’apertura della Borsa: il titolo Mps è schizzato a 21 euro con un guadagno del 7,18% rispetto a venerdì (mentre scriviamo naviga a 20,9 euro).

Per la verità il consiglio d’amministrazione riunito ieri a Milano ha espresso l’intenzione di riaprire i termini dell’offerta di conversione dei bond subordinati in azioni per coinvolgere i piccoli risparmiatori (il cui profilo di rischio è incompatibile con questa operazione) nel progettato aumento di 5 miliardi necessario per coprire la differenza tra il valore iscritto in bilancio dei 27 miliardi di sofferenze da cedere e il loro prezzo effettivo di vendita. Così facendo un po’ di “ammuina”, i nuovi amministratori  pensano di guadagnare qualche giorno per permettere al nuovo governo di insediarsi e dare via libera all’intervento dello Stato.

Non a caso, le grandi banche già si sono sfilate, “confermando la loro disponibilità a supportare l’operazione di aumento di capitale su base best effort, venendo così meno il precedente accordo di pre-underwriting”. Traducendo in chiaro il linguaggio gesuitico della finanza, significa che Jp Morgan, Mediobanca e gli altri istituti non prenderanno alcun impegno di sottoscrizione della quota di aumento di capitale inoptata, ma si adopereranno per piazzare le nuove azioni presso gli investitori. E quello che non riusciranno a piazzare lo prenderà lo Stato, che già oggi di Mps è il primo azionista con il 4%.

Per di più l’operazione Mps cade nel momento in cui la fiducia nel sistema è ai minimi termini e le autorità di controllo sono sotto accusa proprio per non aver vigilato sulle banche e per non aver impedito la vendita ai piccoli risparmiatori di azioni e obbligazioni subordinate di Popolare Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti, Popolare Vicenza, Veneto Banca e delle stesse obbligazioni subordinate targate Siena. 

Comunque, tra qualche giorno la sceneggiata avrà fine e lo Stato sarà costretto a intervenire. Ma i problemi del Monte non sono risolti, anzi cominciano. In primo luogo infatti ci saranno da  rimborsare gli obbligazionisti truffati, dato che i loro bond potrebbero essere cancellati o convertiti forzatamente in azioni a dispetto del loro profilo di rischio. Per capire la complessità del problema, gli obbligazionisti di Popolare Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti ancora aspettano di vedersi riconoscere i risarcimenti che erano stati promessi in tempi rapidi e a costi contenuti. 

A questa domanda se ne aggiunge un’altra: con la nazionalizzazione arriverà a Siena un nuovo management o a gestire la banca saranno ancora l’uomo di Jp Morgan, Marco Morelli, e il neo presidente-azionista Alessandro Falciai? L’unica certezza al momento è che quando si entrerà nel merito della complessa operazione di cessione dei crediti in sofferenza, lo Stato si troverà a trattare con il fondo Atlante e Jp Morgan nel ruolo di finanziatore, nonché a saldare le loro sontuose bollette di intermediazione.

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