Papa Bergoglio snobba i sindaci di 80 città europee

papafrancescoslider4Erano in Vaticano per discutere di rifugiati. Il programma prevedeva che il Pontefice li incontrasse

 

ROMA – Erano venuti a Roma in Vaticano per un summit di due giorni dedicato ai migranti sul tema “I rifugiati sono nostri fratelli”. Dopo un ampio dibattito, con interventi ricchi di spunti e di riflessioni su un fenomeno epocale che investe il mondo intero, i sindaci di Parigi, Roma, Milano, Madrid, Lisbona, Bonn, Bruxelles, Barcellona e di un’altra settantina di città europee si aspettavano di ascoltare le parole di Francesco, di salutarlo, come del resto era scritto nel programma diffuso da monsignor Sanchez Sorondo, l’argentino che dirige l’Accademia delle Scienze Sociali. 

Invece all’ultimo momento l’amara sorpresa. Terminato di parlare l’ultimo relatore in programma, l’arcivescovo ha preso la parola e, alquanto imbarazzato, ha comunicato che il Papa non si sarebbe fatto vivo anche se questo non significava che non fosse “contento di questo incontro e di questa dichiarazione. Egli continuerà ad appoggiarvi e seguire quello che lui stesso ha iniziato: a fare ponti e non muri. Forse qualcosa gli ha complicato la vita”. Un po’ sconcertati i sindaci se ne sono andati, non nascondendo la propria delusione. 

Eppure – commenta il Messaggero – era la prima riunione per creare una rete in Europa per favorire azioni comuni in tema di immigrazione. Insomma, l’Europa dei sindaci si è conclusa con quello che sembra uno sgarbo, una disattenzione, una nota stonata.

Ma qualcuno insinua che forse si è trattato del desiderio di Papa Francesco di sottrarsi in questo momento delicato al confronto con un pubblico oberato da problemi complessi di ordine morale e materiale. Di questi aspetti problematici contemporanei si è fatto interprete in questi giorni persino il più laico dei giornali del mondo, il New York Times, che ha chiesto al pontefice di fare chiarezza su aspetti controversi della dottrina cristiana.

In particolare il quotidiano americano cita l’interpretazione che alcuni alti prelati danno dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” da cui risulterebbero clamorosamente evidenti l’abbandono dell’indissolubilità del matrimonio, l’ammissione delle seconde nozze e la somministrazione di fatto incondizionata dei sacramenti.

Sostiene infatti il ‘columnist’ del NYT Ross Douthat, cattolico, citando le istruzioni pratiche dell’”Amoris laetitia” date dalla diocesi di San Diego, in California, che scompaiono dalla dottrina sia la parola che la nozione di “peccato”, ma soprattutto svaniscono l’indissolubilità del matrimonio e l’inammissibilità delle seconde nozze quando il proprio coniuge, validamente sposato, è ancora in vita.

E l’accesso all’eucaristia? Stando a queste interpretazioni sarebbe sufficiente che ciascuno si interrogasse su ciò che Dio gli chiede in quel momento, in modo che la comunione ai divorziati risposati entrerebbe pienamente nella normalità. Una normalità in cui il matrimonio non è più indissolubile, le seconde nozze sono tranquillamente ammesse, la confessione sacramentale è svanita e la comunione eucaristica è accessibile “ad libitum”. Come in qualsiasi chiesa protestante.

Rientra tutto ciò – si domanda  il blog ‘Settimo Cielo’ – tra le molteplici e spesso contraddittorie interpretazioni di “Amoris laetitia” che Francesco ha fin qui deliberatamente lasciato convivere?

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