Roma, i servizi pubblici della vergogna

 rifiuti-roma-sliderIl rapporto 2016 dell’Agenzia controllo e qualità dei servizi locali conferma la condanna già espressa dai cittadini

 

 

 

ROMA – Il quadro che esce dalla relazione 2016 dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali è desolante. Non c’è un settore che si salvi e meriti la sufficienza, dai rifiuti ai trasporti, dall’illuminazione pubblica al verde. I dati di questo degrado, ben noti ad ogni romano, sono compendiati nella Relazione sullo stato dei servizi pubblici locali della Capitale per il 2016 che l’omonima Agenzia ha presentato in Campidoglio. 

Cominciando dall’igiene della città, nonostante le tariffe romane siano tra le più alte d’Italia (Roma  è seconda solo a Napoli), il voto dei cittadini sulla raccolta dei rifiuti non supera il voto di 4,2. Aumentano le segnalazioni sui disservizi, in media 480 quelle giornaliere (+160% dal 2010 al 2015) mentre diminuiscono nell’arco di un decennio (2005 – 2015) gli investimenti. La percezione della pulizia delle strade dal 2011 ad oggi ha subito un contraccolpo e il voto è di 3,3.

Riguardo alla pulizia e al decoro della città si ricorda che, nel 2016, il servizio è stato valutato dai romani come il più scadente fra quelli presi in esame. Nell’ambito della qualità erogata i monitoraggi, ancora riferiti al precedente contratto di servizio, si fermano al primo bimestre 2015 mettendo in luce come gli obiettivi contrattuali vengano raggiunti con una frequenza minima.

Non va meglio sul versante dei trasporti pubblici sia per quanto riguarda il servizio erogato che per la percezione da parte degli utenti. Dal 2006 al 2015 l’offerta complessiva è diminuita di 13 milioni di vetture al chilometro. Deludenti le performance per la mobilità ecosostenibile. L’offerta in questo caso per filobus e bus è diminuita del 70% e del 31% per i tram, mentre i bus elettrici pare siano completamente scomparsi. Di contro è invece aumentato del 419% l’uso di mezzi a metano. Ancora: i mezzi rimangono troppo vecchi (33 anni l’età media dei tram) e il rapporto tra guasti giornalieri e uscite garantite resta è del 27% (nel 2006 non superava il 10%). Inoltre i ricavi tariffari non vengono sufficientemente destinati ai costi del servizio. Al 2015 la quota si fermava al 30% (a Parigi supera il 70%) nonostante il decreto Burlando imponga almeno il riutilizzo del 35% dei ricavi. E questo soprattutto per l’altissima evasione dei titoli di viaggio per cui Roma, suo malgrado, vanta un primato quasi unico a livello europeo. 

Analoga bocciatura riguarda poi la cura del verde cittadino e la percezione che i romani hanno degli spazi all’aria aperta in città. L’89% del verde cittadino è gestito in economia nonostante negli ultimi 20 anni proprio il verde pubblico sia aumentato del 35%. La spesa per la manutenzione si è notevolmente ridotta in soli due anni, passando dai 5,2 milioni di euro del 2013 al milione 200mila euro del 2015. Mancano inoltre i giardinieri: 295 quelli censiti al 2015 di contro i 1.200 del 1995 (-75% in 20 anni).

Ma non c’è proprio nessun settore che si salva in questa disfatta? Gli unici settori che in qualche modo arginano la bocciatura sono l’illuminazione pubblica, la cultura e il turismo. Dei 14 milioni di turisti arrivati nella Capitale il 58% è stato spinto da motivi puramente culturali: visita dei siti archeologici o delle mostre romane. E’ così che il Colosseo – non gestito da Roma Capitale – ha vantato 6,6 milioni di visitatori lo scorso anno, piazzandosi al secondo posto dopo la Muraglia cinese tra il luoghi più visitati al mondo. Vanno bene anche i Musei Vaticani (6 milioni di turisti) e Castel Sant’Angelo (un milione). Leggermente più basso il trend raggiunto dai siti culturali a diretta gestione di Roma Capitale. I Musei capitolini hanno segnato 455mila visitatori, le Scuderie del Quirinale (destinate a tornare in capo al Mibact) 282mila, i Mercati di Traiano 274mila, l’Ara Pacis 218mila e il Palazzo delle Esposizioni 179mila.  

Per quanto riguarda il verde, con 14,4 mq pro capite Roma è una delle città italiane più ricche di verde pubblico, aumentato del 35% negli ultimi 20 anni. Il numero di giardinieri di Roma Capitale ha però subito una diminuzione vertiginosa del 75%, i lavori sono in gran parte esternalizzati e le risorse economiche impegnate in questo settore si sono fatte sempre più esigue.

Ma non tutti i servizi secondo i romani necessitano di un urgente intervento: nidi e cultura sono i settori per cui i romani esprimono una certa soddisfazione. Roma offre nel settore dei nidi un servizio di buona qualità a costi inferiori alla media nazionale e anche la gestione delle liste d’attesa è migliorata rispetto al passato.

Per migliorare il servizio dell’illuminazione pubblica l’Amministrazione nel 2015 ha approvato il Piano Led. In base a tale progetto verranno sostituite complessivamente 188.700 lampade (90% delle lampade complessive) con corpi illuminanti a tecnologia led, che permettono un risparmio energetico del 50% a parità di flusso luminoso e minori spese per i cittadini.

Roma rimane, come viene evidenziato dalla Rough Guide, la più bella città al mondo e a richiamare più visitatori nel 2015 sono stati i Musei Capitolini e le Scuderie del Quirinale (che quest’anno sono tornate di competenza statale). I ricavi dei musei aumentano mentre le spese diminuiscono, consegnandoci un esempio di buona amministrazione della città.

Ma i motivi di soddisfazione, come si è visto, si contano sulle dita di una mano. Per tutti gli altri c’è da piangere. Non a caso le statistiche pubblicate in queste settimane sulla qualità della vita collocano Roma nelle posizioni di coda. I servizi pubblici hanno una grossa responsabilità in questa débacle e la nuova amministrazione capitolina, in cui tanti avevano sperato, in poche settimane ha dimostrato di non saper far nulla per invertire la rotta.

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