La saga della giunta Raggi continua

Raggi_tristeDopo la serie ininterrotta di dimissioni, licenziamenti e arresti, la sindaca messa sotto tutela dal movimento

 

ROMA – E’ impresa ardua per il cronista raccontare ciò che avviene in Campidoglio. Dopo l’arresto di Raffaele Marra, il pezzo da novanta del suo “raggio magico”, la sindaca convoca una conferenza stampa e chiede scusa ai romani e al movimento per l’errore commesso nel fidarsi di Marra, “uno dei 23 mila dipendenti comunali”.

Di fronte a tanta sfacciataggine anche Beppe Grillo, che ha finora ha coperto la prima cittadina, non può fare a meno di metterla sotto tutela imponendole di cacciare i suoi più fidati pretoriani e di cambiare registro. Grillo e Casalegno sono consapevoli che se casca la giunta Raggi casca con lei la capacità di governo del M5S. Ma si illudono che tenere in vita una inqualificabile amministrazione non provochi i medesimi danni.

Si cerca disperatamente un tutor e si fa circolare il nome di Massimo Colomban, uno dei pochi spendibili della giunta. C’è chi, come Chicco Testa,  un po’ precipitosamente dà per scontata la nomina e ne tesse pubblicamente le lodi. E invece a stretto giro arriva la smentita dell’assessore alle partecipate: “Non ho il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di vice-sindaco in Roma Capitale. Come imprenditore e tecnico – spiega Colomban – ho infatti assunto il ruolo di assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni”.

E intanto, in attesa del tutore, la sindaca va avanti come se niente fosse. Riceve l’ambasciatrice inglese e parla con i giornalisti che le chiedono se non teme che lo tsunami che ha investito il Campidoglio possa alla fine travolgere anche lei. Risposta: “Non sono commissariata e mi sento ancora dentro M5S. Cosa farò se dovesse arrivare anche a me un avviso di garanzia? Valuterò”. Poi sale in macchina e se ne va. Fine del siparietto domenicale.

Ci sarebbero tutti gli estremi per la messa in stato d’accusa – per il momento politica – di un esponente del movimento che ha dimostrato “di non essere in grado – come scrive il direttore di Repubblica – di scegliere i propri collaboratori e di tenere il malaffare lontano dalle stanze del potere”. Si domanda Calabresi se in queste condizioni è più opportuno che Virginia Raggi “continui a governare la città o è meglio che lasci”.

Per ora i consiglieri comunali grillini hanno avuto l’ordine dall’alto di tenerla in vita, nonostante le critiche sempre più feroci che dall’interno del movimento investono lei e i suoi presunti sponsor. Fino a quando non si sa ma i bookmakers hanno cominciato a raccogliere scommesse sul numero di mesi della sua sopravvivenza.

Intanto continuano a spuntare nuove rivelazioni sulla figura di Raffaele Marra e i suoi affari illeciti in Italia e a Malta. La più sconcertante è quella odierna dell’ex sindaco Gianni Alemanno, considerato fino ad oggi il suo padre politico putativo: “E’ la maledizione del casting, una invenzione di Berlusconi che, purtroppo, è diventata la norma. Raggi era giovane, donna, telegenica e i grillini hanno soprasseduto al fatto che non fosse adeguata al ruolo. Il risultato è che si è lasciata catturare da un personaggio come Raffaele Marra, una persona che aveva una ambizione sfrenata, fuori misura per le sue capacità e me ne sono accorto subito. Abbiamo rotto i rapporti già nel 2009. Sia io che Marino l’abbiamo ridimensionato, solo la Raggi poteva trasformarlo in un elemento centrale della sua amministrazione. Farebbe bene a dimettersi”.

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