Gli sviluppi del contratto Raggi-Casaleggio

Casaleggio_sliderIl ricorso di Monica Cirinnà ha portato davanti al Tribunale la sindaca M5S. La sentenza per il 13 gennaio

 

 

 

ROMA – L’avviso di garanzia per Virginia Raggi potrebbe arrivare nelle prossime ore. Se così fosse il capo d’accusa sarebbe quello di concorso in abuso d’ufficio per le nomine contestate dei fratelli Marra, di Romeo e degli altri personaggi che, affacciatisi per un istante in Campidoglio, sono stati cacciati o si sono dimessi.

Ma la spada di damocle che pende sulla testa della sindaca è ben più pesante. C’è l’accusa di illegittimità della sua nomina contenuta nella denuncia presentata dalla senatrice dem Monica Cirinnà al Tribunale di Roma. Allegato alla denuncia c’è infatti il contratto stipulato dalla Raggi e da tutti gli altri candidati del M5S con la Casaleggio Associati alle ultima elezioni amministrative (il contratto originale è pubblicato nel sito www.repubblica.roma.it ). La sentenza del Tribunale è attesa per il prossimo 13 gennaio.

“Gli arresti al Comune di Roma stanno svelando la realtà dell’amministrazione grillina – spiega Cirinnà – un pericoloso intrigo ai danni dei cittadini che trova origine nel purtroppo famoso, ma mai reso pubblico, contratto firmato da Raggi con la Casaleggio Associati. Per questo con l’avvocato Monello e la deputata Stella Bianchi abbiamo presentato ricorso alla magistratura, per accertare e ripristinare la legalità.

“Come è facile verificare – continua la senatrice – l’originale è differente da quello pubblicato in rete nella parte che contiene l’accettazione espressa da parte di Raggi di alcune clausole vessatorie, tra le quali la penale da 150mila euro. Altro che impegno di natura etica e non giuridica come si sono affrettati a definirlo le difese. Sussistono, quindi, a nostro parere tutti gli elementi per dichiarare nullo il contratto e ineleggibile la sindaca. Farebbe meglio a lasciare la poltrona volontariamente, prima che a costringerla sia una sentenza”.

A detta di illustri giuristi e costituzionalisti, sentiti da Romacapitale.net, il contratto venuto alla luce nella versione integrale configura un vulnus all’autonomia degli organi preposti al governo della città e alla sovranità degli eletti dai cittadini romani all’assemblea comunale. Di più, qualcuno degli esperti ascoltati non esclude che il Tribunale possa ravvisare nel contratto Raggi-Casaleggio un’eccezione di incostituzionalità nell’elezione della sindaca.

La nostra Carta costituzionale garantisce infatti la piena autonomia e “titolarità di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con leggi statali”. Fino a stabilire all’art. 120 la facoltà del Governo di sostituirsi a organi delle Regioni e dei Comuni “quando lo richiedano la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”. La procedura di impeachment nei confronti del sindaco, anche se inusuale, non sarebbe da escludere categoricamente.

Le argomentazioni opposte dall’avvocato della Raggi, Ervin Rupnik, sono apparse strumentali e non pertinenti: “Sonoramente sconfitti alle urne, i dem cercano di rivalersi con un ricorso fondato su argomentazioni politiche e non giuridiche. I fatti eccepiti risultano fantasiosi e sprovvisti di ogni fondamento giuridico. Il codice di comportamento M5S è ben lungi dall’essere l’accordo di un’associazione segreta, come romanzescamente asserito dal ricorrente”.

La sentenza dei giudici di viale Giulio Cesare potrebbe dunque riservare sensazionali novità.

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