Almaviva, tre mesi per non morire

Call-center-sliderL’accordo sottoscritto dalla rappresentanza sindacale del sito Almaviva di Napoli ma non da quella di Roma

 

ROMA – Alle quattro di questa mattina è stato firmato l’accordo tra Almaviva Contact e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, in un incontro presieduto dalla viceministro Bellanova presso il ministero dello Sviluppo economico. L’accordo non è stato sottoscritto dalle rappresentanze sindacali del sito Almaviva di Roma.

Dopo mesi di trattative che non hanno portato ad alcuna intesa tra le parti, era stata avanzata ieri dal ministro Carlo Calenda e dalla viceministro Bellanova una proposta di accordo per cercare di evitare il licenziamento di 2511 persone e la chiusura delle sedi di Roma e Napoli.

In sintesi, l’accordo prevede la prosecuzione della procedura di mobilità in corso fino al 31 marzo 2017. In questo lasso di tempo i lavoratori sono protetti con la cassa integrazione e le parti avvieranno un confronto per recuperare efficienza e produttività. Andranno inoltre individuate le modalità per ridurre temporaneamente il costo del lavoro e per il miglioramento della performance dei lavoratori.

La proposta ministeriale, arrivata dopo la proposta di lodo non negoziabile rifiutata in precedenza, è stata accettata dai segretari generali dei sindacati confederali, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e Francesco Paolo Capone, che hanno posto come condizione la “costante e fattiva presenza del ministero”. Anche l’azienda ha dato il proprio via libera “condividendo finalità e linee guida della proposta”.

Tuttavia, nel corso della notte, i 13 delegati della Rsu della sede di Roma hanno deciso di non sottoscrivere l’accordo che pertanto sarà valido solo per il sito di Napoli, in quanto approvato dalle rsu napoletana con un solo voto contrario. La Cigs verrà attivata entro il 31 dicembre e fino al 7 aprile 2017, in favore di un numero massimo di 845 unità lavorative occupate presso la sede di Napoli.

I problemi di fondo dei call center restano sostanzialmente irrisolti e lo spettro dei licenziamenti non è affatto esorcizzato. Si tratta solo di una boccata di ossigeno che allunga di 90 giorni l’agonia di un settore che da anni cerca una propria dimensione produttiva asfaltata dalle gare al massimo ribasso e dalla concorrenza sleale delle imprese che hanno delocalizzato le sedi all’estero. Le dichiarazioni dei rappresentanti ministeriali sembrano perciò un tantino sproporzionate.

“Rispettiamo la decisione delle Rsu di Roma – ha commentato il Ministro Calenda – ma non possiamo non esprimere un grandissimo rammarico. La proposta del governo avrebbe concesso alle parti sociali ed all’azienda di continuare a confrontarsi nel merito dei problemi senza un impatto immediato sui lavoratori. Il governo continuerà ovviamente ad accompagnare nelle prossime settimane il lavoro delle parti che si sono riconosciute nell’accordo della scorsa notte con l’obiettivo di raggiungere, entro la scadenza prevista, una soluzione definitiva.”

“Abbiamo messo il massimo impegno per portare le parti a un confronto di merito e arrivare a una sintesi capace di salvaguardare lavoro, redditi e siti produttivi – commenta la viceministro Teresa Bellanova – L’accordo raggiunto sul sito di Napoli deve maturare e trasformarsi in un’intesa duratura a tutela dei lavoratori. Su questo punto, a prescindere dalla funzione svolta, assicuro tutto il mio impegno. Resta l’amarezza per i 1666 lavoratori del sito romano. Purtroppo le 13 Rsu di Roma hanno ritenuto di rifiutare la proposta del Governo accolta dai massimi livelli delle organizzazioni sindacali. Auspico che le Rsu si confrontino rapidamente con i lavoratori e rivedano le loro posizioni per evitare in extremis i licenziamenti e utilizzare i prossimi tre mesi per provare a trovare una soluzione”.

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