Non c’è pace in Campidoglio

Campidoglio_sliderSi stringe il cerchio politico-giudiziario intorno alla Raggi. Il destino della sindaca sembra appeso a un filo

 

ROMA – Il calvario di Virginia Raggi si fa ogni giorno più doloroso. Non c’è tregua infatti alle tegole che piovono una dopo l’altra sulla sua testa e su quella della giunta capitolina.

Non si era ancora spento il rumore delle manette ai polsi di Raffaele Marra che l’Oref, l’organismo comunale di revisione contabile, boccia il bilancio di previsione presentato dall’assessore al bilancio fresco di nomina, Andrea Mazzillo. I revisori dei conti scrivono che “non si riscontra un adeguato e specifico programma di recupero delle entrate tributarie e patrimoniale dell’ente”.

Questo dal lato delle entrate, mentre da quello delle spese si affacciano altre potenziali passività: “Debiti fuori bilancio in corso di riconoscimento – si legge nel j’accuse dell’Oref – gestione del contenzioso in essere, realizzazione della metropolitana C, ammodernamento di quelle esistenti, problematiche curate dal dipartimento politiche sociali”.

Mentre si mette mano precipitosamente alla revisione del bilancio previsionale, arriva sul palazzo Senatorio la mazzata del parere dell’Autorità anti corruzione di Raffaele Cantone sulla nomina del fratello di Marra a responsabile della direzione Turismo. L’incauta rivendicazione della Raggi di aver operato nell’occasione in piena autonomia “deve essere interpretata come piena rivendicazione della responsabilità personale, politica e amministrativa dell’adozione dell’atto di nomina”.

Ne deriva che “la situazione  di palese conflitto di interessi era conosciuta dalla sindaca che avrebbe dovuto pertanto esonerare il dott. Marra da ogni partecipazione, anche se solo meramente pedissequa, all’atto di nomina del fratello Renato”. La decisione di Cantone di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei conti apre nuovi scenari, impensabili solo qualche giorno fa.

La quasi certa iscrizione della Raggi nel registro degli indagati e la richiesta di risarcimento per danni erariali aprono dunque la strada all’avviso di garanzia per la sindaca e alle conseguenti sanzioni previste dal regolamento del Movimento 5 Stelle. Se la facile profezia si avverasse, infatti, ci sarebbero le dimissioni del sindaco (spontanee o imposte dal padre padrone) e la reggenza del vice, fino alla nomina del commissario prefettizio.

Dopo i sei mesi di surplace assoluta dell’amministrazione Raggi, ci aspetterebbe almeno un altr’anno di ordinaria amministrazione, elezioni, formazione e insediamento del nuovo governo cittadino. E intanto Roma muore!

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